Il memoriale di Auschwitz è rinato a Firenze

Quando il governo polacco decise nel 2009 di far smantellare il memoriale che l’Italia aveva donato nel 1980 ad Auschwitz, non ci fu una gara fra le regioni e le città per ospitarlo e renderlo nuovamente visitabile. Dopo qualche anno di dubbi, attese, incertezze, si arrivò al 2014 e all’ultimatum. Si mossero a questo punto la regione Toscana e il comune di Firenze che provvidero a smontarlo, portarlo in Italia e farlo restaurare presso l’Opificio delle pietre dure, grazie anche ad aiuti esterni: della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e della clientela di Unicoop-Fi che ha donato circa 40.000 euro. Dallo scorso maggio è ospitato nell’edificio Ex3 di Gavinana (via Donato Giannotti, 75-81) e sarà visitabile gratuitamente su prenotazione presso il MUS.E. il sabato, la domenica e il lunedì, con guide abilitate e accessi privilegiati per le scolaresche.

Ma facciamo un passo indietro. Intanto questo memoriale a forma di spirale, dipinto da Pupino Samonà, rappresenta un vero e proprio percorso storico in ventitré tappe in cui ci si immerge camminando in silenzio accompagnati dalle musiche di Luigi Nono; all’epoca fu anche un’opera di avanguardia perché fra le prime istallazioni multimediali al mondo. Alla progettazione collaborarono fra gli altri Primo Levi, gli architetti Lodovico e Alberico Belgiojoso, il regista Nelo Risi, e la realizzazione poté attuarsi grazie all’impegno e alla volontà dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti). Il grande tunnel – che parte con il buio per arrivare alla luce della liberazione – fu montato nel blocco 21 all’interno del campo di sterminio di Auschwitz dove fu visitato e apprezzato per lunghi anni, finché il governo polacco, con una legge francamente discutibile, stabilì che qualsiasi opera d’arte sul proprio territorio non dovesse presentare simboli riconducibili a nazismo e comunismo. Qui cosa si può “leggere” di tanto pericoloso? Soprattutto si nota la figura di Antonio Gramsci, fra le tante vittime rappresentate: partigiani impiccati, detenuti, deportati, bambini costretti a salire sui treni piombati; si vedono il Tribunale Speciale all’opera e alcune bandiere rosse. Il memoriale rischiò addirittura la distruzione, se nessuno si fosse preso l’impegno di smontarlo e trasferirlo. Si arrivò dunque alla decisione assunta nel 2016 da regione e comune; l’8 maggio 2019 la rinascita. Ma non è finita qui. La regione Toscana si è impegnata con un nuovo, consistente finanziamento per allestire a piano terra dell’edificio una sala multimediale rivolta in particolare ai/alle giovani: testimonianze, filmati, documenti, mappe, dati storici serviranno per capire e approfondire, insieme alla mostra permanente “Il filo ininterrotto. La memoria della deportazione e il Memoriale di Auschwitz”.

«È rimasto tutto come era il giorno dell’inaugurazione ad Auschwitz – ha affermato Dario Venegoni, figlio di ex deportati e attuale presidente nazionale dell’Aned – Le tre sale, le dimensioni, i suoni. L’unica cosa diversa sono le finestre. Lì, chi si affacciava, vedeva il campo di concentramento in una dolorosa contrapposizione tra dentro e fuori. Qui, invece, è tutto lasciato all’immaginazione. Eppure, basta chiudere gli occhi per trovarsi esattamente al centro di una dimensione che non andrà mai più dimenticata».

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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