In amore vince chi fugge? L’Angelica di Ludovico Ariosto

Se Ludovico Ariosto aveva capito qualcosa di donne, amori e audaci imprese tanto da farne l’oggetto del suo poema, lo doveva anche al fatto che lui, come il protagonista del suo Orlando Furioso, aveva rischiato di diventare pazzo per amore di Alessandra Benucci.

Lei, nobildonna fiorentina nata a Barletta dove il padre esercitava l’arte della mercatura, si era sposata molto giovane con un membro di un’importante e facoltosa famiglia di banchieri di Firenze, gli Strozzi; lui, segretario degli Estensi di Ferrara, uomo di corte e poeta, avrebbe voluto dedicarsi a tempo pieno alle humanae litterae, ma gli incarichi di rappresentanza e le ambascerie lo allontanavano dal suo lavoro di scrittore e questo lo rendeva molto infelice. Fu proprio durante una di queste missioni diplomatiche a Firenze che i due si conobbero, il 24 giugno 1513, nella casa della famiglia Vespucci e si innamorarono all’istante, ma lei era sposata e lui molto riservato, nonché acuto conoscitore dei costumi dei cortigiani ferraresi dediti al pettegolezzo e alle maldicenze. Non sappiamo se i due si frequentarono prima della morte dello Strozzi, si sa comunque che Benucci si trasferì con il marito a Ferrara in uno stabile che si trovava a pochi passi dalla residenza di Ariosto. Nel 1515 lei rimase vedova, ma lui aveva preso i voti come chierico e temeva che, rendendo pubblico il legame, avrebbe perso i privilegi che ne derivavano. Inoltre lo Strozzi non aveva fatto testamento per cui Alessandra, se avesse voluto mantenere la tutela dei figli e l’eredità del marito, non poteva risposarsi. In questo vorticoso perdersi per ritrovarsi, Ariosto fece di tutto per non allontanarsi da Ferrara e continuare una relazione che rimase segreta come il matrimonio che i due contrassero nel 1531, appena due anni prima della morte del poeta.

Quanto avranno influito la vicenda sentimentale lunga e tormentata di Ariosto con Alessandra Benucci e la personalità della donna, che le cronache del tempo descrivono come molto bella e colta, nella stesura dell’Orlando Furioso non è dato saperlo; è certo che di fughe e inseguimenti amorosi Ariosto era diventato piuttosto esperto.

All’interno del poema, a muovere l’azione dei personaggi, è la quête, la ricerca di un oggetto del desiderio. Uno di essi è Angelica, figlia del re del Catai Galafrone, uno degli alleati di Agramante, il re dei Mori che ha portato la guerra in casa di Carlo Magno; è dotata di una bellezza soprannaturale come i suoi poteri: è infatti esperta di medicina e arti magiche e possiede un anello che le permette di sparire quando le cose si mettono male. Un po’ angelo, un po’ strega, la sua prorompente sensualità destabilizza l’universo cavalleresco maschile. A servirsi per primo del “fattore Angelica” per reinventare il poema cavalleresco e dilettare in modo nuovo e originale gli Estensi, era stato Matteo Maria Boiardo, poeta anch’egli a Ferrara, ma della generazione precedente ad Ariosto. Fu proprio lui a introdurre il tema amoroso nella vita di Orlando, il paladino più casto e puro di tutti, tanto che si diceva che non avesse mai neppure sfiorato il letto della moglie per mantenersi tale. Boiardo non conclude il suo poema e Ariosto ne approfitta e cavalca l’onda, non accontentandosi però di presentare Orlando solo come un uomo innamorato, ma facendolo proprio diventare pazzo per amore.

Angelica è il primo personaggio con cui si alza il sipario del Furioso, è in fuga, in sella a un destriero e si inoltra al galoppo per il bosco diventando motore e spinta all’azione per i personaggi che popolano il mondo di Ariosto fra cui Rinaldo, Ferraù, Sacripante, ma anche Ruggero. Tutti eseguono giravolte e schermaglie intorno a lei che scappa da chi non vuole e per i quali rappresenta solo un premio, un oggetto da possedere; quando non può fuggire allora si dilegua utilizzando l’anello magico di cui dispone, dimostrando di essere soggetto attivo del proprio destino.

Alla fine si innamora anche lei, ma non di un indomito paladino o di un cavaliere saraceno, bensì di un umile fante, Medoro, che è lei a salvare e curare poiché è stato ferito gravemente in battaglia. Lui ricambia i sentimenti della donna e insieme vivono liberamente il loro amore lasciandone i segni sui tronchi degli alberi intagliati con cuori e iniziali dei nomi oppure istoriando, con graffiti e frasi scritte col carbone, le pareti della grotta dove si appartano per consumare la loro passione.

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Giovanni Battista Tiepolo, Angelica e Medororisci (particolare)

Orlando giunge in quei luoghi, vede i segni, riconosce la calligrafia dell’amata, si illude che “Medoro” sia il soprannome che la donna ha scelto per lui, tenta in tutti i modi di piegare la realtà al suo volere, ma alla fine deve accettare la verità: Angelica ama Medoro, un semplice fante, ed è ricambiata. La conferma gli viene dal racconto di un pastore che ha ospitato gli innamorati e conosce i dettagli della loro storia che si conclude con la partenza dei due per l’Oriente. Per il paladino è la fine della ricerca, è un vuoto che lo travolge facendolo sprofondare nella follia dalla quale si riprenderà solo grazie all’amico Astolfo che, anticipando l’impresa di Neil Armostrong, si recherà sulla Luna e, in una valle del satellite, scoprirà che lì si conservano tutte le cose perse nella vita terrestre, fra cui il senno di Orlando, che gli verrà riportato ben conservato in un’ampolla.

Ritornando ad Angelica, gli studi critici su questo personaggio sono pochi perché è sfuggente, evanescente e la sua natura non è affatto risolvibile con descrizioni circostanziate. È certo che con lei Ariosto modifica profondamente il modello letterario della femminilità, che nella letteratura cortese prima e stilnovista poi considerava la donna come un essere sublime e irraggiungibile cui l’uomo si sottomette completamente, ma cui viene negata una personalità e un’autonomia di pensiero e d’azione.

Un primo tentativo di emancipazione letteraria femminile la dobbiamo a Boccaccio, che nell’opera Elegia di Madonna Fiammetta racconta la passione d’amore dal punto di vista della protagonista, caso interessante ed emblematico di un uomo che prova a spiegare l’universo emotivo femminile. Anche il Decameron è costellato di donne con caratteri definiti e differenti, ma che si trovano molto spesso in una condizione di subordinazione rispetto all’uomo.

Angelica è diversa: non solo destabilizza l’universo maschile cavalleresco a causa del suo essere perturbante, sfuggente e dedita alle sparizioni improvvise, ma gode di una posizione di superiorità rispetto a uomini che perdono l’equilibrio per lei e abbandonano duelli e audaci imprese per lanciarsi all’inseguimento di chi non solo non è per nulla interessata a loro, ma neppure lusingata da questo. Ciò che le consente di godere di questa posizione privilegiata nel poema è il fatto di essere egosintonica, nell’accezione positiva del termine. L’Angelica di Ariosto è cioè centrata su se stessa, è dotata di autonomia decisionale: sa quello che non vuole e lo evita; sceglie il suo uomo non sulla base dei vantaggi che ne possono derivare, ma in base al sentimento che prova per lui; non rinuncia alla propria patria per lui, ma lo convince a partire insieme per il Catai.

Se Ariosto riesce a restituire ad Angelica quella duplicità che Boiardo le aveva donato e cioè il fatto di rappresentare sia l’irrazionale e irresistibile incanto della bellezza femminile, sia l’immagine della fanciulla innamorata che scopre per la prima volta il vero amore, per gli altri scrittori dell’epoca, che tentarono di completare il poema incompiuto del Boiardo, le cose non andarono così bene.

L’effetto Angelica fu per loro eccessivamente destabilizzante e tentarono di limitarne i danni o eliminandola con una morte indegna oppure provando a normalizzarla. Tra i primi troviamo Raffaele da Verona che nella sua Giunta al poema del Boiardo ne mise in scena la morte sotto forma di punizione divina: mentre Orlando e Rinaldo duellano per lei, Angelica muore colpita da una folgore e non le viene concessa neppure una degna sepoltura perché «sol per lei è in gran rovina il mondo».

C’è poi Nicolò degli Agostini che scelse per Angelica l’amore per il giovane capitano dell’esercito di Agramante: Dardinello. Uomo di nobili origini, contrarrà con la bellissima principessa del Catai un regolare matrimonio, tra l’altro secondo il rito cristiano visto che entrambi si convertiranno e otterranno la benedizione di Orlando. In un’ottava diventata famosa, infatti, Orlando giustifica la rinuncia alla donna sostenendo che proprio per il grande amore per lei era disposto ad accettare tutto quello che potesse renderla felice.

L’Angelica di Ariosto definisce nuovi orizzonti femminili nella letteratura, ma ciò che le conferisce un enorme potere carismatico come personaggio rendendola indimenticabile sono le entrate e le uscite di scena a effetto come quella finale: in amore vince chi fugge insieme al compagno che si è scelta.

IN COPERTINA. Sebastiano Ricci, Angelica e Medoro, 1716 circa

Articolo di Alice Vergnaghi

Lh5VNEop (1)Docente di Lettere presso il Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi. Si occupata di storia di genere fin dagli studi universitari presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato il volume La condizione femminile e minorile nel Lodigiano durante il XX secolo e vari articoli su riviste specializzate.

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