Nel giardino di Mary

Il giardino di Mary Delany è straordinario: curato nel più minimo dettaglio, ogni fiore sembra essere lì per un preciso motivo, in totale armonia con ciò che lo circonda.

“Com’è nata la sua passione per i fiori signora Delany?”
“L’ho sempre avuta, ma ho cominciato a interessarmene di più durante i miei soggiorni a Bulstrode, dalla duchessa di Portland. Condividevamo la passione per la botanica ed è lì che ho conosciuto Joseph Banks e Daniel Solander, che hanno acceso il mio interesse per la fioricoltura e sono stati fonti d’ispirazione fondamentale per la mia arte degli anni successivi.”

“E il dottor Delany? Anche lui la incoraggiava?”
“Anche a Patrick, il mio secondo marito piaceva il giardinaggio. Quando ci siamo sposati ci siamo trasferiti a Delville, vicino Dublino, e avevamo un giardino meraviglioso. Ho cominciato lì a dedicarmi alla decorazione di oggetti, a fare i primi lavori di decoupage ispirati alla natura…”

“Invece i suoi ‘mosaiks’? Quando ha cominciato?”
“Quando è morto Patrick ho iniziato a dedicarmi più assiduamente all’arte della composizione con la carta. Ho sempre avuto un occhio attento, mi piace osservare il mondo che mi circonda e coglierne i particolari più nascosti.  I ‘mosaiks’ non sono che un tentativo di ricomporre i dettagli in un tutto, di rimetterli insieme in un’opera d’arte.”

“In una decina d’anni ha creato più di mille fiori di carta. Come riesce ad essere così precisa e a creare delle piante così belle da sembrare vere?”
“È un lavoro molto minuzioso. Il primo passaggio fondamentale è studiare attentamente il soggetto da riprodurre: mi sono sempre assicurata di creare fiori realistici, che avessero il giusto numero di petali e la forma corretta.
Dopo di che, mi mettevo a ritagliare minuscoli pezzetti di carta, delle dimensioni e forme che mi occorrevano. Sceglievo con cura anche lo spessore dei fogli, per creare sfumature diverse, e mi occupavo personalmente della colorazione. Una volta creati tutti i frammenti necessari, cominciavo a disporli e fissarli su uno sfondo nero, così che risaltasse la bellezza del fiore. A volte, per ottenere una riproduzione il più fedele possibile alla realtà, costruivo il fiore su più livelli e una singola opera poteva essere composta da centinaia e centinaia di pezzi.”

“Come sono stati accolti i suoi lavori?”
“Hanno subito avuto un grande successo! Dopo pochissimo tempo ero sommersa di richieste e continuavo a ricevere fiori su fiori di donatori che mi chiedevano di riprodurli!”

“Usava solo la carta per i suoi capolavori floreali?”
“A volte ho utilizzato anche piante vere, ma la tecnica principale è stata il decoupage.”

“Non mi fraintenda, immagino suo marito le manchi molto… Ma ritiene che l’essere vedova in qualche modo le abbia reso le cose più facili?”
“Non si preoccupi, capisco perfettamente ciò che intende dire. Nella società in cui sono nata io, parliamo di più di tre secoli fa, la donna vedova aveva una libertà sociale che la donna sposata o, peggio ancora, nubile non poteva lontanamente permettersi. Quindi sì, sicuramente da vedova sono riuscita a coltivare i miei interessi con più dedizione e impegno, forse anche con più credibilità.

Al di là di questo, quello che ho sempre trovato aberrante del mio mondo è che il matrimonio non fosse una scelta. L’ho vissuto sulla mia pelle, quando a 17 anni ho dovuto sposare un uomo anziano, perché la mia famiglia aveva difficoltà economiche. Sposarsi per le ragazze della mia generazione era una necessità, non avevamo alternative.” 

“Lei ha qualche rimpianto, signora Delany?”
“Solo di aver iniziato così tardi a fare quello che volevo.”

“Direi che comunque l’ha fatto alla grande!”
“Sì, ma ormai non vedo più e invece avrei voluto comporre altri mille fiori. La natura ha così tanto da offrirci e io ne sono riuscita a rappresentare solo una parte infinitesimale. Che vogliamo fare? Niente… Almeno mi consolo con il profumo di questo giardino!”

Articolo di Emma de Pasquale

1ZjisCuMEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è attualmente laureanda in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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