Desy e Tino, un amore senza fine

Il 18 agosto ricorre un anniversario doppiamente doloroso perché ricorda la perdita, nel medesimo momento, di una coppia di grandi artisti: Desy Lumini e Tino Schirinzi. Sono passati molti anni da quel giorno del 1993 e i loro nomi alle nuove generazioni risulteranno sconosciuti, ma chi allora era adulto/a non può averli dimenticati.

Desy – nome d’arte Daisy – era una cantante e compositrice fiorentina dotata di qualità fuori del comune che negli anni Sessanta e Settanta operò in molti settori, specie nella musica di ricerca e nella valorizzazione dei canti popolari; aveva un’ottima preparazione dovuta al diploma in pianoforte e composizione che la portò giovanissima a realizzare colonne sonore e a scrivere canzoni. Fu fra l’altro l’interprete della celebre sigla finale della trasmissione Ieri e oggi, in cui ancora oggi si può apprezzare grazie ai filmati su YouTube. Cantava e si accompagnava alla chitarra insieme ad Antonio Mastino, concludendo il lungo brano con l’uso sapiente del fischio di cui era una virtuosa (ascoltate il tema dal film La bugiarda…). Vecchie testimonianze, è vero, ma assai affascinanti che mostrano uno spaccato della televisione in bianco e nero dove si dava giusto spazio a talenti come il suo; meritano l’ascolto anche la sua versione di canti toscani fra cui Maremma e L’amore è come l’ellera. Sempre vivace e impegnata, negli anni Ottanta era poi diventata collaboratrice di musicisti come Sciarrino, Gaslini e Berio, ma anche interprete teatrale per registi di avanguardia.

Tino – nato a Taranto nel 1934 – era un grande, sensibile attore, attivo soprattutto in teatro dove lavorò con i massimi registi, fra cui Strehler, Trionfo, Cobelli, Castri in istituzioni prestigiose come il Piccolo di Milano e lo Stabile di Torino; la notorietà presso il pubblico più vasto gli arrivò con molti sceneggiati televisivi, dal 1965 fino al ’91. Nel 1976 Paganini fu il ruolo che più rimase legato al suo sguardo magnetico, alla sua figura slanciata, ai capelli disordinati: una interpretazione magistrale. Non mancò neppure sugli schermi cinematografici; ottenne premi importanti grazie a due film italiani: per Nenè (1978) ebbe la Grolla d’oro, per Sciopèn (1983) il Nastro d’argento come miglior interprete non protagonista.

I due condivisero dei begli anni, specie nel ritiro tranquillo nel Mugello, presso Vicchio, dove studiavano e progettavano nuovi lavori, tournée, collaborazioni, ricerche e da dove raramente si spostavano per raggiungere Firenze. Ma – come accade nella vita che è spesso ben diversa dalla fiaba – Tino si rese conto di essere ammalato; aveva fra l’altro studiato medicina fino alla laurea, perciò certi sintomi non potevano sfuggirgli. Tentò tutte le strade per la guarigione, ma quando la fine sembrava inevitabile e sempre più vicina prese una decisione irrevocabile; e Desy scelse di seguirlo. Lei quel giorno compiva 57 anni, lui ne aveva appena compiuti 59. Presero la loro Golf cabriolet, andarono a fare poca benzina e si appartarono dove era aperto il cantiere per il lago del Bilancino. Senza lasciare scritti né messaggi, insieme come avevano vissuto si gettarono nel vuoto. Chi si trovò a soccorrerli pensò a dei disperati, a due vecchi rimasti soli al mondo; poi ci fu il riconoscimento. Si tenevano ancora per mano.

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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