Chanel, le origini del mito

L’infanzia della bambina che sarebbe diventata regina della moda non è stata rose e fiori. Nata il 19 agosto del 1883, Gabrielle Bonheur Chanel, a seguito della morte della madre, viene abbandonata in un orfanotrofio dal padre. Lì trascorre circa sette anni, lasciandosi ispirare dalle architetture austere, dall’opulenza degli abiti religiosi e degli oggetti cerimoniali. Raggiunta l’età oltre la quale non le è più consentito rimanere, inizia a lavorare in un cabaret per guadagnare qualcosa. Fra le canzoni che ama particolarmente e che canta più di frequente ce n’è una che parla di una ragazza di nome Coco, da quel momento in poi diviene il suo soprannome. A chi le chiede a riguardo risponde che le è stato dato dal padre ma, in realtà, non ha più sue notizie da anni. Si appassiona di cappelli, attratta dalla semplicità e dalla moda maschile, li ridisegna ed inizia a lavorare su commissione nel suo appartamentino. Niente ghirigori inutili, niente pomposità, con Chanel vince l’essenza, la semplicità.

Qualche anno dopo Coco conosce Boy Chapel, giocatore di polo inglese. È un uomo elegante, colto, abbiente e fra i due nasce subito un profondo legame. Chapel riconosce il potenziale di Coco e decide di aiutarla nella sua impresa. La introduce alla letteratura inglese della quale non sapeva nulla, le dà una mano sotto tutti i punti di vista. Chanel apre le prime tre boutique di Parigi, Deauville e Biarritz. Nel mentre i suoi interessi si spostano dai cappelli agli abiti ed è una vera e propria rivoluzione. Gonne più corte, spazio agli spigoli, niente corsetti, ma soprattutto stoffe che fino a quel momento non erano ritenute di pregio. C’è anche spazio per pochi accessori, fra tutti le immancabili perle (ancora oggi chiamate volgarmente “Chanel”). Il colore predominante delle sue linee diventa il nero, prima riservato solamente al clero e agli assistenti domestici. Chanel inizia a dettare le linee della moda del secolo e nel 1918 apre la sua prima Couture House a Parigi. La felicità di quella che era stata una piccola orfana è alle stelle ma non dura molto. Poco tempo dopo Boy Chapel muore in un incidente d’auto. È la prima e ultima volta in cui Chanel viene vista piangere. A proposito dichiara “O muoio anch’io o porto avanti quello che abbiamo iniziato insieme”. Decide di andare avanti.

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Nel 1921 esce l’iconica fragranza “N° 5” che in poco tempo diventa il profumo preferito di moltissime donne.

Negli anni successivi Coco viaggia e si innamora dell’Italia. Venezia, Roma e Firenze sono le città che la ispirano maggiormente. Si consolida la rivoluzione che tanto aveva voluto. Ma nel 1940 un’altra brusca frenata: la Francia viene invasa, la Couture House abbassa le saracinesche per riaprirle solo a guerra finita. Dopo la liberazione l’Europa è un cumulo di macerie, c’è bisogno di aria nuova, si abbraccia tutto ciò che rappresenti una netta distinzione rispetto al passato. Coco ha ormai più di sessant’anni e la Francia la snobba, ritiene che il suo tempo sia scaduto ma non è così. Infatti, negli Stati Uniti la fama del marchio continua a crescere e qualche anno dopo ogni diva di Hollywood veste Chanel. La donna che aveva dedicato molto del suo tempo all’amore ora dedicava tutta se stessa al lavoro. Lavorava ogni giorno ad eccezione della domenica. Continuava a controllare tutto, a cucire personalmente alcune rifiniture.

Muore una domenica del 1971 dopo aver disegnato la sua stessa tomba.

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Articolo di Ettore Calzati Fiorenza

gJaZLDNROssessionato dalla comunicazione, sostenitore della scienza e dell’importanza del dubbio perché, in fondo, quasi nulla di cui ci crediamo certi è effettivamente tale. Tra i miei interessi principali rientrano anche la letteratura, le arti figurative e la musica. “Le parole sono tutto quello che abbiamo” e per questo faccio del mio meglio per mantenere quelle date, usque ad finem. 

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