La violenza e il Credo

“E perciò, quando avremo veduto che nulla può nascere dal nulla, allora già più agevolmente di qui potremo scoprire l’oggetto delle nostre ricerche, da cosa abbia vita ogni essenza, e in qual modo ciascuna si compia senza opera alcuna di dèi.” 

Così scriveva Lucrezio nel De rerum natura e da epicureo convinto negava la credenza negli dèi sostenendo, per esempio, che non c’è preghiera che possa calmare una tempesta poiché è regolata da leggi fisiche: la religione deve essere inglobata nella scoperta e nello studio della natura che rasserena l’animo e fa comprendere la vera natura delle cose. Faceva, inoltre, derivare religio dalla radice di re-ligare, nel significato «dei legami che uniscono gli uomini a certe pratiche» e più che l’idea di unione e unità del paganesimo evidenziava l’impedimento, quasi da mani legate “dietro la schiena”, che trattiene gli uomini nella mancanza di libertà. 

Non era dello stesso parere Cicerone che intravedeva nel termine il “rileggere” o il “ripercorrere” con osservanza ciò che riguarda il culto degli dèi. Certo ancora oggi non vi è una definizione univoca del termine collegato com’è a sacro, culture, storie e il passaggio dal politeismo al monoteismo è soltanto uno degli aspetti, seppur molto significativo, di un fenomeno che ha visto nella Storia dell’umanità persecuzioni, torture, guerre, atti di terrorismo.

Dal maggio di quest’anno l’ottantacinquesima sessione plenaria della settantatreesima Assemblea generale dell’Onu ha invitato tutti gli Stati membri, le organizzazioni collegate alle Nazioni Unite e le altre organizzazioni regionali e internazionali, nonché la società civile, a osservare in modo appropriato il giorno 22 agosto come “Giornata Internazionale di Commemorazione delle Vittime di Atti di Violenza basati sul credo religioso”. La proposta è stata fatta dal Ministro degli Esteri polacco Jacek Czaputowicz, a nome di nove Paesi del gruppo centrale, a motivo dell’aumento della violenza contro le comunità religiose e i membri delle minoranze religiose, così come attestano anche i recenti attacchi contro le moschee a Christchurch in Nuova Zelanda a marzo e contro le comunità cristiane in Sri Lanka in aprile nella domenica di Pasqua. 

La libertà di credo è un diritto umano e il testo della risoluzione ribadisce che «il terrorismo e l’estremismo violento in tutte le sue forme e manifestazioni non possono e non devono essere associati a nessuna religione, nazionalità, civiltà o gruppo etnico».  

Come si studia ormai sin dalla Scuola primaria conoscendo le prime civiltà, la religione è da sempre strettamente legata al potere e alla politica in quanto la separazione tra sacro e profano nel mondo antico era semplicemente inimmaginabile, poiché ogni aspetto della vita e ogni attività umana acquistavano valore solamente in quanto emanazione di una forza divina, fino ad arrivare alle guerre di religione della Storia moderna che di religioso, o meglio di cristiano, avevano ben poco, radicate come erano nei giochi di potere fra imperatori re e papi: vani i tentativi di Umanesimo e Illuminismo, infatti, passando per la Riforma luterana, di separare i poteri anche in nome della Ragione, dei Diritti umani e della Laicità. 

Cosa possiamo fare, dunque, in questa prima Giornata di commemorazione di coloro che hanno perso la vita a motivo del loro credo religioso?  Riflettere, per esempio, sul fatto che sebbene non siamo vittime di violenze fisiche, viviamo in uno Stato laico, con i crocifissi appesi ai muri e l’insegnamento IRC nelle scuole, impegnato in missioni di pace armata in Paesi teocratici.

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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