In Botswana con la signora Ramotswe

Con l’arrivo dei periodi festivi o nel fine settimana, molte persone cercano di recuperare quanto hanno rimandato a lungo, con i pretesti più vari: non ho tempo, la sera ho sonno, lavoro troppo, è la stanchezza… Sto parlando di letture, del buon vecchio caro libro di carta, dotato di copertina più o meno robusta. Sono appunto pretesti (e pigrizia) quelli che tengono lontano dalle cose belle, non solo la lettura, ma anche il teatro, il cinema, le mostre nei musei, l’esercizio fisico. Le giustificazioni, spesso fantasiose, non reggono: se un’attività piace davvero e si desidera praticarla, non ci sono scuse e il tempo si trova, sempre.

In estate sotto l’ombrellone o ai piedi di un albero fronzuto, in primavera su una panchina al parco o in inverno, magari davanti al caminetto acceso, il libro può essere un compagno fedele, economico, davvero impagabile. Chi non vuole applicarsi in letture troppo impegnative, sceglie spesso i “gialli” anche se la definizione è generica e abusata; chi dice noir, chi thriller, chi poliziesco… Oggi abbiamo autrici e autori bravissimi anche in Italia, che con la loro produzione abbracciano il genere in ogni sfumatura. Poliziotte, carabinieri, forestali, professionisti e dilettanti di ogni luogo della penisola, di ieri e di oggi, tanti investigatori e investigatrici per crimini più o meno complessi, avvenuti nel passato o di attualità.

Superfluo ricordare la tradizione anglosassone o i capolavori di Simenon (anche senza Maigret), Izzo, Montalbán.

Ci sono poi i gialli nordici, un vero mondo a parte, sempre più folto di presenze. Qui dominano le atmosfere cupe, il freddo, se non il gelo; spesso ci troviamo immersi in tempeste, con una natura ostile che ci circonda, come accade all’islandese Erlendur, oppresso dai rimorsi. E poi grandi bevute, in ambienti surriscaldati, davanti a cibi poco appetibili (avete presente la testa di pecora?). Questa è la Danimarca, o la Norvegia, o la Svezia; almeno così ci appaiono.

Per portare una nota gentile, vorrei invece invitare alla lettura di “gialli” deliziosamente leggeri, con una protagonista ottimista e materna, dalla “corporatura tradizionale”, ambientati in un luogo ai nostri occhi esotico e sconosciuto: il Botswana. Sto parlando della signora Precious Ramotswe, nata dalla penna di Alexander McCall Smith, acuto conoscitore dell’Africa dove è nato nel 1948 e vissuto, prima di trasferirsi in Scozia per diventare un esperto giurista e un apprezzato scrittore.  La signora Ramotswe è la fondatrice e titolare della prima (e forse unica) agenzia di investigazioni al femminile del Botswana, un Paese che ha attraversato fasi complesse nella sua storia e che ha fatto passi da gigante verso il progresso. Grande merito ha avuto il presidente Seretse Khama, protagonista di una storia d’amore assai contrastata, a cui è stato dedicato anche il film A United Kingdom. Con le sue scelte coraggiose riuscì a scardinare pregiudizi secolari e a traghettare il Botswana dalla monarchia alla repubblica indipendente, avendo accanto Ruth, una moglie bianca europea, all’inizio osteggiata dai più conservatori.

Il mondo che ruota intorno alla signora Ramotswe è semplice, genuino, tradizionale (come la sua corporatura…); il marito è a capo di una officina, la coppia ha due figli adottivi (di cui la bambina sogna un domani di fare la meccanica), l’aiutante della detective fa la mamma senza rinunciare al lavoro; ogni momento è buono per bere una bella tazza di tè. D’altra parte gli unici arredi della loro modesta sede sono proprio il bollitore, uno schedario, due teiere e tre tazze, una macchina da scrivere e qualche articolo di cancelleria. I casi che si presentano all’agenzia non sono violenti, non ci sono morti ammazzati, rapine a mano armata, spargimenti di sangue. Si tratta di problemi di eredità, screzi familiari, piccole truffe, biglietti di minaccia, invio di buste contenenti una penna di bucorvo, secondo certe credenze un uccello che porta sfortuna. La signora Ramotswe insieme all’assistente (e poi socia) signora Makutsi risolve tutto con buon senso e ragionevolezza, senza minacce, spesso senza guadagni ma con molta soddisfazione, appagata dalla gratitudine e dal vedere che tutto si sistema; basta avere pazienza.

Si muove su un vecchio furgoncino bianco, indossa scarpe comode senza tacchi, adora le torte ben farcite e apprezza i consigli del marito, il signor JLB Matekoni (che per essere moderno è persino disposto a cucinare il purè, non sapendo che le patate prima si lessano…), e della sua aiutante che indossa invece scarpe con i tacchi e un incredibile paio di enormi occhiali rotondi. Sono donne sagge, che conoscono l’animo umano (un po’ come miss Marple), apprezzano le buone maniere e il rispetto della tradizione, quando vuol dire gentilezza. Ma non sono affatto antiquate nelle idee e nelle scelte, tutt’altro: sono prive di pregiudizi e aperte al cambiamento.

Quello che affascina in questo microcosmo è il contorno alle piccole vicende, ovvero la natura da amare e rispettare, la foresta così vicina, il deserto, l’arrivo tanto agognato della stagione delle piogge, i tramonti infuocati, i sentieri polverosi, gli animali selvatici alla cui presenza gli esseri umani sono abituati, in una pacifica convivenza. Talvolta il pensiero della signora Ramotswe va al passato e al villaggio dell’infanzia, dove il padre – buono e saggio – le insegnava tante piccole cose utili e la introduceva ai misteri del mondo circostante, utilizzando la lingua Setswana. «Questa era la terra che aveva conosciuto Obed Ramotswe: boscaglia grigioverde che si espandeva per centinaia di chilometri lungo il confine, a est, e che andava a finire nel grande Kalahari, a ovest. Questa era la terra tenuta sotto controllo dalla grande volta del cielo africano; lo stesso cielo che, lo speravano tutti, ben presto si sarebbe riempito di altissime nubi cariche di pioggia provenienti da molto lontano, il regalo che terre straniere più umide e temperate mandavano ogni anno».

Il sorriso ci accompagna nella lettura, senza suspense e senza inutili crudeltà, anche se gli elementi del “giallo” ci sono tutti: un caso, le investigazioni, i sospetti, le false piste, le testimonianze, fino allo scioglimento finale, indispensabile perché l’armonia ritorni.

La serie è iniziata nel 1998 ed è arrivata al libro numero 19; ha riscosso grande successo e ottenuto innumerevoli riconoscimenti per la sua originalità, ma anche per il pregio letterario, elemento non trascurabile in un genere che spesso privilegia la complessità della trama rispetto alla qualità dello stile e del linguaggio.

E ora procuratevi Le lacrime della giraffa, Un peana per le zebre, L’ora del tè, Salone di bellezza per piccoli ritocchi, e buona lettura!

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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