Mary e il suo mostro

Pelle gialla, occhi acquosi, denti bianchi come perle messi in risalto da labbra dritte e nere, capelli corvini. Una forza inumana racchiusa in un corpo enorme, massiccio. Questa è la descrizione della Creatura di Mary Shelley: un mostro, un essere spaventoso, un assassino. Almeno queste sono le parole con le quali viene descritto da chi lo incontra; questo è ciò che pensano tutti nel momento in cui lo guardano. E in fondo, un aspetto così orrendo non può che essere specchio di un’anima marcia, di un cuore crudele. In realtà chiunque abbia letto Frankenstein, o il moderno Prometeo di Mary Wollstonecraft Godwin (30 agosto 1797-1° febbraio 1851) sa che se i personaggi del romanzo fossero riusciti ad andare oltre le apparenze, avrebbero incontrato solo un’anima ferita alla disperata ricerca dell’amore e dell’accettazione altrui.

Questo romanzo in stile gotico del 1818 è nato grazie ad una scommessa. Nei pressi del lago di Ginevra, durante “un’estate piovosa e poco clemente” si erano ritrovati diversi scrittori: Mary e Percy Shelley, Byron, Polidori. Lord Byron, una sera in cui si erano tutti riuniti intorno al caminetto, lancia una sfida (dalla quale si ritirerà poco dopo): avrebbe vinto chi avesse concepito la storia di fantasmi più terrificante di tutte. Nacquero così due capolavori: Vampyre di Polidori e Frankenstein di Mary. La storia della creazione di questo mostro turbò profondamente gli altri autori, che così la elessero vincitrice.              Mary nella prefazione alla versione del 1831 racconta che aveva concepito la storia di notte, sognando a occhi aperti il fantasma orribile di un uomo che veniva riportato in vita da un potente motore. In qualsiasi modo le sia venuto in mente, Mary ha regalato al mondo un personaggio che rimarrà eterno nella storia della letteratura e nella cultura popolare.                                                                                                                                         Come succede per ogni grande classico, la critica letteraria si è sbizzarrita parlando di Frankenstein. Addirittura, secondo Fred Botting questo romanzo «…is a product of criticism, not a work of literature.»                                                                                                   È considerato il testo archetipo del genere horror; vi si leggono le conseguenze della ricerca e sperimentazione scientifica che rincorrono il progresso senza briglie; si dice che prenda caratteristiche del genere gotico, come l’infanticidio, l’incesto e il parricidio, per ribaltarle, trasformarle e usarle in modo originale. È anche molto discusso e amato dalla critica femminista. Insomma, chi più ne ha più ne metta.

Premettendo che tutte queste critiche servono a comprendere i vari strati dell’opera, credo che l’aspetto imperante (nel romanzo) sia la componente autobiografica. È impressionante quanto Mary metta di sé e della propria vita all’interno di questa storia. C’è un’identificazione con quasi tutti i personaggi, Victor e la Creatura, primi fra tutti. Allo stesso tempo, la figura di Victor viene usata come tramite per una critica al padre e quella della Creatura come allegoria di una progenie della stessa autrice.

Il lavoro di Mary che si stende su così tanti livelli è veramente affascinante, e gli esempi che si possono fare sono molteplici. Innanzitutto, l’atmosfera carica di sentimenti di solitudine e vuoto ne ricorda l’infanzia passata lontana dalla famiglia: il testo è pieno di parole come lonely, alone, loneliness. Ci sono diversi personaggi che si ribellano ai propri padri, ricordando al lettore come Mary abbia disubbidito a William e sia fuggita con Percy.  Si può citare poi la morte della madre di Victor, scomparsa per una febbre, esattamente come era accaduto a Mary Wollstonecraft, prematuramente deceduta per setticemia; e questa mancata maternità è evidente anche nella Creatura. L’autrice si ritiene una creatrice imperfetta biologicamente e intellettualmente, così come Victor è un creatore dissacrante e irresponsabile. Allo stesso tempo si sente una creatura imperfetta come la Creatura del romanzo: entrambe rifiutate dai loro padri, senza una reale motivazione. L’unico autentico contatto che il Mostro avrà con Victor è attraverso la lettura del suo diario, grazie al quale scoprirà dettagli della propria creazione. Dinamica molto simile al rapporto che Mary aveva con William, con il quale comunicava solo attraverso la scrittura, e spesso neanche attraverso di quella: capitava infatti che Mary si scrivesse da sola le risposte delle lettere inviate al padre cui lui non prestava attenzione.                         

Il parallelismo fra la vita di Mary Shelley e il suo primo romanzo è fortissimo. Sembra quasi che l’autrice si denudi davanti a chi legge, nessuna miseria viene nascosta, nessun dolore taciuto. La Creatura è in effetti uno dei personaggi più profondamente drammatici mai ideati, come d’altronde Victor uno dei più tribolati. Il testo è pervaso dalla presenza della morte, così come la vita di Mary. E ciononostante c’è speranza. La forza d’animo di questa Creatura è mostruosa; nonostante tutti i rifiuti subiti, il sentimento di disgusto che suscita in chi la vede, la tremenda solitudine, pronuncia una delle frasi più belle e vere che io abbia mai letto, senza dubbio quella che spiega l’umanità meglio di tutte: «I was benevolent and good; misery made me a fiend. Make me happy, and I shall again be virtuous.»                                                                

Come molte persone (tra l’altro compresa l’autrice stessa) considero il primo romanzo di Mary la sua progenie, tutt’altro che hideous, e trovo affascinante e confortante l’idea che il suo Mostro abbia raggiunto l’immortalità, e non solo questo, si sia riprodotto e continui a farlo in riadattamenti, fumetti, film, opere teatrali, serie televisive, cartoni. Frankenstein di Mary Shelley è la sua Creatura più fertile e quella che le ha donato una discendenza infinita.

Articolo di Greta Dominici

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Sono nata a Roma, laureata in Lingue e Letterature Europee e Americane a Tor Vergata. Sto frequentando un master a Venezia in Studi di Genere e Gestione del Cambiamento Sociale. Adoro viaggiare e sono appassionata di letteratura, cinema, serie tv e cosmesi naturale.

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