Francesca Serio. La madre

In questi giorni di sbando culturale gestito sulla ricerca di identità regionali storiche, solitamente travisate ad arte per destrutturare conoscenze storiche acquisite e istituzioni, la nuova pubblicazione di Franco Blandi si aggiunge alla storia della Sicilia e delle lotte sindacali nel dopoguerra. Si tratta della biografia di Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, sindacalista assassinato dalla mafia nel 1955 a Sciara (PA). 

In questo trentennio le figure di donne e madri-coraggio contro la mafia sono state una decina, molte delle quali concentrate negli ultimi anni, a partire da Francesca Serio e da Serafina Battaglia, ambedue provenienti dalla storia bracciantile dei Nebrodi, per arrivare a Felicia Impastato e a Lea Garofalo.    

Il libro, a carattere storico e sociologico del territorio palermitano, presenta una “storia di vita”, un racconto che unisce un immaginario diario personale di Francesca e la cronaca dei fatti, nel genere sociologico e letterario al femminile che, non solo in Sicilia, ha avuto vasta produzione specie nel campo delle lotte popolari e dell’antimafia. 

La microstoria infatti si impernia nella cruciale situazione iniziale del rapporto mafia-politica nella storia regionale e nazionale; non si tratta di esperienze intimistiche personali della protagonista Francesca Serio, nonostante l’ansia quotidiana della ricerca di cibo è segnata da giaculatorie propiziatrici ed è avviluppata al sostegno della famiglia patriarcale che fa da sfondo concreto a una sopravvivenza che sta a un passo dalla schiavitù. Si tratta piuttosto del percorso della intera microrelazione sociale vissuta nella provincia palermitana, attraverso la quale è possibile leggere, come fosse concentrata in pillola, la problematica dell’intera società siciliana nel preciso periodo storico che va dal 1923 al 1992. Dunque, una donna e una storia esemplari. 

Si rivive con Francesca una storia di ragionamenti e sentimenti, composta di fatti in tutta la loro pienezza, si incontra una figura di solidità femminile che attraversa l’evoluzione socio-economica e politica siciliana nel contesto che va dalla migrazione feudale (dai De Spuches di Galati ai Notarbartolo di Sciara), all’affrancarsi (insieme al figlio) dalla servitù analfabeta imposta nella prima repubblica dal documentato potere democristiano colluso, dalle connivenze e contiguità con la mafia alle aule di una giustizia incerta. Francesca è una madre bracciante che lavora tanto duramente da poter ottenere la stessa paga degli uomini; migrante, sa inserirsi rispettosamente a Sciara e da madre inflessibile si impegna nella fatica ostinata dei viaggi per inseguire la giustizia nei tribunali della penisola.  

Con l’arrivo della cultura marxista e della ribellione tramite la coscienza sindacale del figlio poi assassinato, si possono leggere altre evoluzioni che rendono il racconto vivo e denso di realismo: il passaggio dal dialetto alla cronaca in lingua degli atti giudiziari, dall’etica della sopportazione tipica dei migranti senza diritti alla consapevolezza dei diritti e alla giustizia civile. Si scopre che i mafiosi sono i veri nemici del popolo. Si passa anche da un ambiente arcadico pastorale alla conoscenza del diritto, quindi al rispetto delle leggi sul lavoro e sulla terra (Legge Gullo 1954), soppresso però nella tragicità dell’omicidio di Turiddu e ricercato nella catarsi del rito penale purtroppo alla fine inadempiente. 

Con Francesca si incontra un’enciclopedia di sindacalisti e politici d’alto rango della sinistra siciliana e una teoria di personaggi d’epoca (anche Pertini e Napolitano) che la affiancarono con modi d’affettuosità parentale. Le alterne vicende giudiziarie dell’omicidio Carnevale, rimaste irrisolte dal 1955 fino a oggi (la cosiddetta Trattativa Stato-mafia) fanno della Giustizia il terzo personaggio del libro insieme a Francesca Serio e al figlio Turiddu, gente comune e di buon cuore, che nulla hanno di eroico prima e dopo l’assassinio, se non la salvaguardia della dignità propria e dei compagni. È un dovere far risalire a figure come quella di Francesca Serio, che fu la prima parte civile femminile nel processo antimafia, la cultura originaria alla legalità, quella del diritto da difendere che non è mai conquistato definitivamente, lo stesso che nel mondo globale liquido e caotico rappresenta oggi la luce di principi contenitori di diritti politici e di civiltà.

Franco Blandi, Francesca Serio. La madre 
Navarra Editore
Palermo, maggio 2018.
Pp. 270 
€15.00

Articolo di Franca Sinagra

Fo0xiUKX.jpegPubblicista (Odg-Sicilia) e scrittrice, vive da molti anni a Capo d’Orlando (Messina), dove si dedica ad attività culturali e al recupero storico del territorio. Formatasi a Trento e Padova con laurea in materie letterarie, ha insegnato nelle scuola statale.

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