L’undici settembre di Isabel

«Non sarei diventata scrittrice se il golpe militare in Cile non fosse mai avvenuto»   è ciò che afferma  la famosa scrittrice sudamericana Isabel Allende, nipote del Presidente cileno Salvador Allende spodestato dal  colpo di stato dell’undici settembre del 1973, a Santiago del Cile, sotto la guida del generale Augusto Pinochet.

La scrittrice, in una intervista rilasciata nel programma statunitense “Democracy Now! “, ci racconta di come abbia vissuto quell’undici settembre e di come si sia resa conto che i militari erano saliti al potere: «Ci siamo svegliati con il rumore degli elicotteri, aeroplani e carri armati nelle strade. Le persone che non avevano avuto il tempo di ascoltare le notizie, non riuscivano a stare a casa, quindi c’erano lavoratori in strada che aspettavano autobus che non arrivavano mai, anche io provai ad arrivare in ufficio, ma era chiuso.»

«… Non sapevamo cosa stesse succedendo ma ho visto i bombardamenti del palazzo presidenziale, il ‘Palacio de la Moneda,’ era da non credere, è come se le forze armate statunitensi bombardassero la Casa Bianca. Cioè, è molto difficile da immaginare. E poi, entro 24 ore, il Congresso fu chiuso e tutti i partiti politici furono dichiarati illegali, non c’era più libertà di stampa e quindi nessuna opinione pubblica, tutte le istituzioni furono messe al bando, tutte le aree di comunicazione e di riunione, tranne la Chiesa cattolica. La Chiesa ha davvero svolto un ruolo molto importante nella difesa delle vittime della repressione. Tutti in Cile, inclusa me, pensavano che fosse una specie di incidente nella storia, che al più tardi entro un paio di settimane, i militari avrebbero convocato le elezioni e la democrazia sarebbe tornata.»

Ma non fu così, Salvador Allende morì nel palazzo presidenziale, forse suicida, e il generale Pinochet conquistò il potere instaurando una dittatura militare, fortemente repressiva e persecutoria, che si protrasse per quasi venti anni — fino al marzo del 1990 — durante la quale commise innumerevoli crimini contro l’umanità. Isabel Allende prosegue così il suo racconto: «Avevamo sentito parlare dei centri di tortura, dei campi di concentramento, degli omicidi, dei raid nei quartieri poveri. Avevamo sentito di migliaia di persone arrestate e altre fuggite dal paese, ma non avevamo modo di confermare queste voci.»

La scrittrice decise allora, come donna e cittadina, di reagire a questa situazione repressiva: si schierò dalla parte degli oppressi e si inserì all’interno di un movimento  segreto che offriva aiuto ed ospitalità alle vittime del regime; a causa del suo attivismo politico, però,  venne inserita in una lista nera dal nuovo Governo e per ragioni di sicurezza si trovò costretta ad esiliare in Venezuela, con la sua famiglia; visse per tredici anni a Caracas dove proseguì la sua attività di giornalista scrivendo in una delle riviste più note del paese “El Nacional” e continuò ad occuparsi di diritti civili.

Isabel non tornò più a vivere in Cile, neanche al termine della dittatura militare, per esigenze familiari dovette trasferirsi negli Stati Uniti dove vive tuttora; però possiamo affermare con certezza che  grazie alla sua opera il mondo ha avuto la possibilità di conoscere  la sofferenza vissuta dal popolo cileno e di riflettere maggiormente sulla condizione delle donne. Il suo modo di scrivere è stato influenzato dalle sue convinzioni femministe, dall’interesse per la giustizia sociale e dalla dura realtà politica nella quale si è trovata a vivere. Per più di venticinque anni ha organizzato conferenze e seminari internazionali sui diritti delle donne, sulla politica latino americana, sulla scrittura e sulla spiritualità.

Ancora oggi continua a essere un’attivista sociale e investe gran parte del suo tempo e dei suoi proventi in opere a favore dei meno fortunati; Isabel Allende non è solo una donna e scrittrice eccezionale di fama mondiale, ma è anche una persona che con la forza delle sue parole e delle sue idee ha cercato di combattere le ingiustizie del mondo e di difendere i diritti umani.
Articolo di Arianna Marziali

Foto Arianna MarzialiArianna Marziali, educatrice presso casa famiglia per disabili, studentessa della facoltà di scienze della formazione presso l’Ateneo di Roma Tre, appassionata alle tematiche inerenti i Paesi del Sud del mondo e legata in modo particolare all’Africa sub-sahariana grazie all’appartenenza ad una famiglia “mixte” afroitaliana.

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