Il vestito scomodo di Elsa

Questa è la storia di una bambina nata con un vestito sociale cucito sulla pelle, di una ragazza che ha il coraggio di seguire le proprie passioni e di una donna libera, indipendente e rivoluzionaria: Elsa Schiaparelli.
Nata a Roma tra le sale di palazzo Corsini nel 1890, Elsa crebbe in una delle famiglie aristocratiche e intellettuali dell’epoca, dalla quale ricevette educazione e confini entro i quali crescere, confini troppo stretti per contenere la personalità e la voglia di esprimere sé stessa.
Costretta dalla famiglia ad abbandonare il sogno di diventare attrice, pubblicò all’età di 21 anni una raccolta di poesie erotiche che le costarono un soggiorno sgradito in un collegio svizzero, dal quale riuscì a uscire solo in seguito a uno sciopero della fame.

La sua svolta arrivò nel 1913 quando, trasferitasi a Londra, incontrò il conte Wilhelm Wendt de Kerlor, suo futuro marito. Con lui andò a vivere a New York ed ebbe una figlia, Gogo, che si ammalò di poliomielite. Nel 1922 chiese il divorzio dal marito e tornò con sua figlia in Europa, scegliendo Parigi come luogo di residenza. Nel viaggio verso il “nuovo mondo” aveva conosciuto Gabrielle Picabia, moglie del noto pittore dadaista. Questa amicizia segnò la sua entrata nella cerchia degli artisti d’avanguardia dell’epoca.

Le sue prime creazioni nacquero in collaborazione con una rifugiata armena che produceva maglie fatte a mano, adibendo casa sua ad atelier. Continuamente ispirata dall’arte del tempo, la sua immaginazione esplose portandola al successo, sul finire degli anni Venti, quando nella società dominava lo sfarzo decorativo e l’ostentazione della ricchezza. La maison Schiaparelli approdò al numero 21 di Place Vendome, dove le nuove collezioni prendevano vita, ispirate  o condivise da personaggi del calibro di Salvador Dalì, Andy Warhol, Pablo Picasso, Man Ray, René Magritte, Alberto Giacometti e altri illustri artisti dell’epoca.
«Un abito Schiaparelli equivale a un’opera d’arte», scriveva il “New Yorker”.

Una delle creazioni più esemplificative di questo stretto legame con l’arte è “l’abito aragosta”, di cui Dalì disegnò personalmente  il crostaceo.

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Nella prima metà del XX secolo, Elsa contribuì a innovare l’identità femminile e l’idea di bellezza, influenzando quello che è lo stile contemporaneo che conosciamo: gonne pantalone, blazer da sera, tasche nascoste, tute da indossare in occasioni mondane e l’invenzione del rosa shocking, all’epoca conosciuto come “rosa Schiaparelli”. Con il suo estro si contrappose alla sobrietà della storica rivale Coco Chanel, accomunate dalla lotta per l’emancipazione delle donne, ma con posizioni differenti e spesso conflittuali. Fu protagonista della rivoluzione del costume e degli stili di vita che influenzano la società contemporanea, diventando la prima stilista e donna in carriera ad apparire sulla copertina del “Time”.

Negli anni Cinquanta  decise che quel mondo non le apparteneva più, così chiuse la maison, si ritirò a vita privata e scrisse la propria biografia: Shocking Life, in cui narra la storia di una bambina riuscita a spogliarsi di quel vestito affibbiatole dalla famiglia  per scegliere di percorrere la propria strada. Diventata anche un libro per l’infanzia, la storia di Elsa Schiaparelli ci insegna ad avere il coraggio di essere noi stesse, di ascoltare e far ascoltare la nostra voce e trovare il nostro colore.

 

Articolo di  Elena Carmazzi

D0j9-P8_.jpegStudentessa del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione all’Università di BolognaFemminista alla ricerca di storie e donne a cui dare voce. Lettrice seriale, appassionata di fotografia e concerti. Positiva, empatica e determinata. Alla continua ricerca e costruzione della propria strada. 

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