Un famoso sconosciuto

È un gas tossico di colore bluastro e dal profumo simile all’aglio, costituito da molecole instabili formate da tre atomi di ossigeno (O3): è quindi un energico ossidante, in grado di demolire materiali sia organici sia inorganici, che può provocare irritazione agli occhi e alla gola per la sua azione nei confronti delle mucose; concentrazioni più elevate causano irritazioni all’apparato respiratorio, tosse e un senso di oppressione al torace che rende difficoltosa la respirazione.

È presente per più del 90% nella stratosfera (la fascia dell’atmosfera che va dai 10 ai 50 Km di altezza) nella quale viene prodotto dall’ossigeno molecolare per azione dei raggi ultravioletti solari e costituisce una fascia protettiva dalle radiazioni UV generate dal sole.

Stiamo parlando dell’ozono, dal greco “emano odore”. Nel lontano 1839 C. F. Shoenbein, un professore di chimica a Basilea, ipotizzò che la causa del particolare odore che si sviluppa durante alcuni processi elettrici e dell’odore che si può percepire durante i temporali con lampi e tuoni fosse la stessa. Shoenbein chiamò questo odore ‘ozono’, vocabolo che nell’etimologia della parola greca significa ‘che ha odore’; quindi iniziò a stabilire un metodo di misura scientifico per determinare le quantità della particelle di ozono presenti in natura. Alcuni anni più tardi Odling ipotizzò che l’ozono fosse una forma allotropica dell’ossigeno con formula chimica O, efficace contro la diffusione delle malattie epidemiche. Le ricerche dello scienziato si concretizzarono nella costruzione di ozonizzatori per aria ed acqua di grandi dimensioni, in grado di sterilizzare i due fluidi negli ambienti ospedalieri.

A partire dagli anni ’80 il soggetto in questione ha incominciato a far parlare di sé e del suo progressivo e accelerato assottigliamento, divenuto un vero e proprio buco in corrispondenza dei poli, a causa dell’immissione nell’atmosfera dei clorofluorocarburi (CFC) contenuti nei sistemi di refrigerazione dei frigoriferi, nei condizionatori, nelle varie bombolette spray.

Ma, dunque, l’ozono fa bene o fa male? Dipende…

Esistono tre tipologie di ozono: l’ozono stratosferico (presente nella stratosfera), essenziale per l’azione che svolge come filtro alle radiazioni ultraviolette, l’ozono atmosferico (presente nell’atmosfera), che riscuote grande interesse in relazione all’effetto serra e l’ozono troposferico (presente al suolo), dannoso per l’ambiente e la salute e in costante e forte aumento. La situazione per lungo tempo è stata caratterizzata dalla diminuzione dell’ozono stratosferico – che comporta una riduzione considerevole del potere filtrante delle radiazioni ultraviolette (raggi UV) che colpiscono massicciamente il nostro pianeta e direttamente la nostra pelle (provocandone anche il cancro), o i nostri occhi (causando cataratta e cecità) – e da un abnorme aumento di quello troposferico, che determina un esagerato potere ossidante dell’atmosfera al suolo nei riguardi dell’ambiente e degli esseri viventi ostacolando, per esempio, la fotosintesi.

Due anni dopo la scoperta del buco dell’Antartide, nel 1987 ben 197 Paesi firmarono il Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono; successivamente furono aggiunti al protocollo emendamenti per eliminare completamente la produzione delle componenti chimiche che contribuivano a un costante e rapido allargamento del buco. Probabilmente anche per questo, insieme con le spalline tipiche degli anni Ottanta, di lì a poco sarebbe sparita anche la moda dei capelli laccati e cotonati, sebbene nelle bombolette spray il freon e i CFC fossero finalmente sostituiti (in Europa nel 1989) con propellenti non infiammabili o del Gpl purificato.

La notizia buona è che, grazie agli accordi e alle politiche ambientali, nel gennaio 2018 la NASA ha reso noto che il buco dell’ozono si è ridotto di circa il 20% già a partire dal 2005 e che lo strato d’ozono potrebbe essere interamente ripristinato entro il 2060: secondo alcuni studi, infatti, lo strato si sta ricompattando ad una media decennale di circa il 3% e ciò comporterebbe un ripristino totale entro il 2030 nell’emisfero nord ed entro il 2050 in quello sud, in cui il danno è maggiore.

Ma c’è un “però”. Negli ultimi anni nella Cina orientale si è scoperto un preoccupante aumento delle emissioni di CFC, in particolare di CFC -11 che è equivalente a circa 5.000 tonnellate di anidride carbonica e persiste nell’atmosfera per circa mezzo secolo, in violazione al Protocollo firmato: la Cina, che proprio a giugno ha ospitato la Giornata mondiale dell’ambiente, ha dichiarato di aver già iniziato ad arginare questa produzione e che nel novembre dello scorso anno, nella provincia di Henan, sono stati arrestati diversi sospettati in possesso di 30 tonnellate di CFC-11.

Pertanto il 16 settembre, Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono proclamata dall’ONU nel 1994, si spera che dalle schiume, probabile causa delle nuove immissioni inquinanti, l’impegno preso venga rinnovato e non si riduca a una triste bolla di sapone!

 

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...