Fascismi. Germania. Verso il Terzo Reich

Capitolo9C_indice01_VitamineRazzismo e militarismo

In questo contesto, gli Stati Uniti varano il piano Dawes, datato 1925: sono l’unico Paese a fornire prestiti economici alla Germania isolata sul piano internazionale, prestiti che continuano a indebitare il Paese ma intanto gli garantiscono la sopravvivenza. Nel 1928 il Partito Nazionalsocialista entra in Parlamento: ha un peso irrilevante, ma la sua lenta ascesa mostra l’esasperazione di un popolo umiliato e affamato. Quando nel 1929 scoppia la crisi finanziaria a New York, ne viene colpito tutto il mondo e l’Europa in primis in una sorta di devastante effetto domino. Gli USA interrompono i prestiti e la Germania è il primo Paese a crollare. La situazione sociale tedesca precipita spaventosamente. L’inflazione è alle stelle e la miseria dilaga.

Le elezioni parlamentari del 1930 determinano il crollo della socialdemocrazia e il trionfo di entrambe le forze avverse al liberalismo: l’SPD resta primo partito ma perde tantissimi consensi a vantaggio del partito comunista che vede un’ascesa enorme e inaspettata, ma al tempo stesso i nazionalsocialisti superano il KPD e passano da partitino marginale a seconda forza nazionale superando il 18% dei voti.

Seguendo l’esempio dato da Mussolini in Italia, i nazionalsocialisti cominciano una forte propaganda. Davanti agli operai e ai disoccupati si mostrano intenzionati a ridare lavoro, cosa che la socialdemocrazia non ha saputo fare, e a riscattare la dignità tedesca con la ricostituzione dell’esercito vietata dai Trattati di Parigi; agli occhi degli industriali invece Hitler cerca di apparire come l’unico in grado di arginare le tensioni sociali e impedire la Rivoluzione tenendo a freno i comunisti. In un Paese in ginocchio le critiche al liberalismo attecchiscono facilmente, e Hitler mette sullo stesso piano anarchismo, comunismo e socialdemocrazia. E la disperazione ha spesso bisogno di un capro espiatorio contro cui sfogarsi, che la propaganda hitleriana trova nel popolo ebraico, su basi non etniche o religiose ma economiche e sociali: un gruppo ricco e storicamente detentore di numerosi istituti bancari è la facile preda della rabbia isterica nata dalla disperazione e dalla miseria. Gli altri “elementi di disturbo” presi di mira dal razzismo nazista sono gli omosessuali, considerati pericolosi per l’onore e la dignità del popolo tedesco, i portatori di handicap, troppo costosi per lo Stato e inutili per la produzione, e il popolo Rom, da sempre perseguitato in tutti i momenti e i luoghi del mondo: contro Slavi, Ebrei e Rom, Hitler inventa il mito della «pura razza ariana», costituita da persone di carnagione chiara con occhi azzurri e capelli biondi. L’isteria collettiva è tale che nessuno si accorge che il mito dell’uomo alto biondo e con gli occhi azzurri è propagandato da un signore basso e bruno. Nel Mein Kampf Hitler ha scritto di voler punire la Francia per aver umiliato il popolo tedesco, sottomettere alla Germania i popoli slavi in quanto “inferiori” e completare l’unificazione tedesca iniziata da Bismarck annettendo alla «Grande Germania» tutte le zone europee abitate da persone di lingua e cultura tedesca nel Terzo Reich (il primo impero tedesco era il Sacro Romano Impero Germanico medievale, il secondo era quello fondato da Bismarck nel 1870 e il terzo sarà quello hitleriano): per questo scopo è necessaria l’imposizione del militarismo nella Germania di Weimar e la sottomissione dell’intera società al volere di un solo uomo. A Hitler non interessa la guerra contro la Gran Bretagna, sogna piuttosto un’Europa continentale unita sotto il dominio militare tedesco e un’Inghilterra in disparte sul mare che non intervenga negli affari europei. Essendo scritte su un libro, le intenzioni di Hitler sono ormai chiare e palesi e non possono essere fraintese. Come in Italia, la propaganda nazista è accompagnata da azioni violente contro tutti gli oppositori politici.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNILaureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

 

 

 

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