Adults in the Room

L’ultima fatica di Costa-Gavras (86 anni!) è un film pesante per l’argomento ma leggero e sarcastico nello spirito. Il tema è quello della crisi greca e di come è stata gestita dall’Unione Europea. Tutti i personaggi sono connotati dai loro veri nomi, che sono quelli al centro dell’attualità politica di questi anni (Mario si riferisce a Draghi, Angela sta per Merkel…). Definirlo sconcertante è dir poco. Il titolo è allusivo in due sensi: il primo rileva che la crisi è stata gestita da uomini (pochissime donne) nelle varie stanze del potere europeo senza preoccuparsi minimamente della realtà greca; il secondo commento implicito è che in alcuni momenti ci vorrebbero dei veri adulti in certe stanze (come il regista fa dire a Christine Lagarde) mentre spesso tutti si comportano come bambini capricciosi e di irremovibile testardaggine. Gli eventi narrati nel film si svolgono nel 2015. In Grecia, nel gennaio 2015, nasce un nuovo governo in seguito alla vittoria del partito di sinistra Syriza alle elezioni, succedendo alla strana coalizione di Nuova Democrazia (centro-destra) e Pasok (movimento socialista panellenico).

Tutta la campagna elettorale di Syriza era stata incentrata sulla ribellione alla logica dell’Europa e sulla promessa che sarebbero state rinegoziate le imposizioni della Troika, che pretendeva essenzialmente il rispetto assoluto dell’accordo MoU (Memorandum Of Understanding) firmato dal precedente governo di centro destra. In cambio del prestito di denaro, tale memorandum prevedeva il rientro più veloce possibile del debito greco mediante una vasta azione di macelleria sociale (abbattimento dei salari e pensioni, drasticamente ridotti in varie riprese fino al 65%, innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, licenziamenti in massa nelle organizzazioni pubbliche, aumenti delle imposte, ecc.) e pretendeva la messa in vendita di importanti infrastrutture della nazione (aeroporti, ferrovie, rete elettrica, porti ecc.). Un risvolto interessante emerso nel film è che in alcuni casi tale vendita (a soggetti tedeschi prestabiliti) doveva avvenire sotto garanzia bancaria fornita dalle stesse banche greche: in pratica i tedeschi avrebbero comprato gli asset utilizzando soldi dei greci.

Il ricatto era che se la Grecia non avesse rispettato il MoU, i prestiti alle banche si sarebbero interrotti, portando al fallimento di praticamente tutte le banche greche, con conseguenze facilmente immaginabili, e all’espulsione della Grecia dall’Euro. Ma le condizioni imposte dal MoU erano totalmente irragionevoli in quanto i prestiti in denaro erano a malapena sufficienti a pagare gli interessi sul debito, non a ridurlo. Tale situazione perdura tutt’oggi, nonostante gli annunci dell’estate 2018 che la Grecia era finalmente uscita dalla situazione di crisi.

Tsipras, capo del governo, e Varoufakis, ministro per l’economia, provarono a realizzare le promesse elettorali opponendosi e resistendo in tutti i modi alle pressioni e umiliazioni che dovevano subire nelle varie riunioni istituzionali.                                           Varoufakis, dipinto da tutti come estremista comunista, era sì un negoziatore irriducibile e instancabile, ma in realtà era l’unico che cercava di trovare soluzioni e compromessi che fossero sostenibili e non ha mai minacciato che la Grecia non avrebbe ripagato il debito, pur chiedendo una sua ristrutturazione in modo da permettere alla nazione di riprendersi e di tornare a creare valore che permettesse, appunto, di ripagare il debito. Si trattava di interrompere un infernale circolo vizioso. Le controparti mantennero invece una rigidità totale, anche contro le più elementari considerazioni di ragionevolezza. Ma evidentemente, come appare ben chiaro nel film, la volontà era di far cedere, se non addirittura cadere, il neoeletto governo greco e non quella di trovare una soluzione sensata e sostenibile. Per cercare di forzare la situazione Tsipras volle indire un referendum popolare (5 luglio 2015) sull’accettazione Sì-No del MoU. Risultato: NO: 61,31% – SÌ: 38,69%, una netta vittoria per Tsipras-Varoufakis, i quali si illusero che l’evidente volontà popolare avrebbe portato al compromesso tanto cercato.                         Ma fu breve gloria: l’assoluta irremovibilità delle istituzioni europee portò infine alla capitolazione di Tsipras, che l’11 luglio 2015 si vide costretto a firmare il MoU, e alle conseguenti dimissioni del ministro dell’economia Varoufakis. L’accordo firmato da Tsipras fu ratificato anche dal Parlamento. Tsipras stesso si dimise nell’agosto 2015, ma fu subito rieletto.                                                                                                                                    Costa-Gavras si è basato sul libro di Varoufakis, e ha utilizzato, quasi fedelmente, le registrazioni di tutti i dialoghi che lo stesso Varoufakis ha fatto di tutte le sedute e degli incontri da lui sostenuti. “Quasi fedelmente” perché alla fine, colpito dall’asprezza del contrasto Europa-Grecia, ho chiesto al regista se avesse di proposito estremizzato la durezza delle posizioni europee e ammorbidito la posizione greca, ma la risposta è stata che anzi aveva addirittura omesso alcuni passaggi perché gli erano sembrati troppo forti. 

In un ruolo secondario del film recita, come moglie di Tsipras, Valeria Golino che ha accettato immediatamente l’invito di Costa-Gavras. Il film è stato proiettato in versione originale greca (con sottotitoli in francese) e ciò ha permesso di ascoltare la voce non doppiata di Golino, che recita in greco, una lingua a lei ben nota grazie alla madre greca.In sala era presente la moglie francese di Costa-Gavras, produttrice del film, sposata nel 1968 in seguito ad un incontro al Negresco di Nizza.                                                Da vedere assolutamente.                                                                                                             

Infine una riflessione: Tsipras ha dovuto cedere, costretto a venir meno alle promesse elettorali, malgrado un referendum stravinto. Anche noi in Italia abbiamo avuto un referendum stravinto sull’acqua pubblica ed è rimasto disatteso. Seppure in senso opposto, il tentativo di mettere in pratica il referendum sulla Brexit sta creando sconvolgimenti globali. A questo punto c’è da chiedersi quale sia la vera utilità dello strumento referendario. I fatti sembrano indicare che va utilizzato solo quando si è ultrasicuri di una messa in pratica certa. Ma allora perché indire un referendum? Parrebbe dunque più corretto e proficuo riferirlo unicamente a questioni etiche e morali (per esempio divorzio, aborto), mai a questioni politiche e soprattutto economiche (entrare/uscire dall’Euro, dall’Unione Europea ecc.): gli interessi troppo alti in gioco sono in grado di scavalcarne gli esiti o, ancora peggio, di creare disastri.

 

Articolo di Ovidio Scarpulla

OVIDIO SCARPULLA 400x400.jpgDedito all’astronomia, con passione per le letture scientifiche e per la matematica, osservando i tristi riti in atto sulla Terra, mi rivolgo con speranza allo studio del più ampio Universo. I miei miti sono le grandi menti che, nel rispetto dell’ambiente e degli esseri umani, hanno aperto nuove vie, oltrepassando le barriere preconcette.

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