La solitudine di Tina

Se n’è andata il primo novembre del 2016, a 89 anni. Partigiana, cattolica militante, insegnante, sindacalista, parlamentare, prima donna a ricoprire un incarico ministeriale in Italia, Tina Anselmi aveva fatto dell’impegno politico la propria ragione di vita. Un impegno a tutto campo in settori di grande responsabilità, iniziato a diciassette anni, nel settembre 1944, quando decise di partecipare alla guerra partigiana in seguito a un’esperienza che l’aveva fortemente colpita: insieme alle sue compagne di scuola era stata costretta ad assistere all’esecuzione, per rappresaglia, di un gruppo di ostaggi nelle mani della Repubblica di Salò. Deputata dal 1968 al 1992, fu la principale artefice della riforma che introdusse il servizio sanitario nazionale, guidò la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 e molti l’avrebbero vista volentieri Presidente della Repubblica nel 1992 – quando invece, dopo 12 travagliati giorni di scrutini, fu infine elevato all’altissima dignità Oscar Luigi Scalfaro – e ancora nel 2006, quando fu eletto Giorgio Napolitano.

Mi piace pensare che il destino politico del nostro Paese avrebbe avuto un’evoluzione diversa, se per quell’ufficio fosse stata scelta Tina Anselmi; ma ancora i tempi non erano maturi – e ci chiediamo se mai lo saranno – perché una carica così prestigiosa fosse ricoperta da una donna, sia pure di tale e universalmente riconosciuta levatura politica e morale.

«La qualità della politica sarebbe migliore il giorno che ci fossero più donne, accanto agli uomini, a gestire i problemi del Paese»: sono parole sue, pronunciate con la semplicità e la limpidezza che le erano proprie in un bel video-intervista del 2013 intitolato La Bicicletta di Gabriella, racconti di Tina Anselmi, dove la ex deputata democristiana ricostruisce la storia della sua precocissima partecipazione alla Resistenza. L’impegno a favore delle donne fu una costante nella sua attività decennale di sindacalista, iniziata subito dopo la guerra in seno alla Cgil e poi, dal 1950, nella Cisl: fu dirigente prima del settore tessile e poi di quello della scuola elementare, entrambi a maggioranza femminile. Come deputata, fu lei a proporre la legge sulle Pari opportunità varata nel 1977. Nel 2004 Tina collaborò con un suo saggio a un libro sull’attività delle donne cattoliche nella Resistenza veneta e nel 2007, ottantenne, fu madrina del sito web Le democratiche, nato con lo scopo di favorire la partecipazione femminile alle primarie del Pd.

Dal 1976 al 1978 fu ministra del Lavoro e della Previdenza sociale e nel 1978/79 della Sanità: anni  fervidi, di rinnovamento, ma anche di gravi pericoli per la Repubblica minacciata dal terrorismo: rosso, nero e di incerto colore. Lei stessa fu oggetto di un attentato quando una bomba, fortunatamente non esplosa, fu piazzata vicino alla sua casa a Castelfranco .Ci fu chi collegò questo fatto alla decisione della Ministra della sanità, di ritirare dal mercato una partita di farmaci che una commissione tecnica aveva riconosciuto come pericolosi; ci fu anche chi si inventò la bufala di un’altra bomba a casa della sorella. Come spesso accade nel nostro Paese, ne venne un polverone mediatico in cui la verità si perse. Certo Tina Anselmi era capace di atti coraggiosi e indipendenti, e lo dimostrò  nell’impostazione politica che impresse a tutta la sua attività ministeriale: ad esempio nel 1978 lei, cattolica e personalmente contraria all’interruzione della gravidanza, resistette alle fortissime pressioni e firmò la legge 194, come ritenne di dover fare. Il referendum abrogativo, che vide una netta maggioranza di “no”, confermò solennemente la volontà della maggioranza dei cittadini che il Parlamento aveva colto e la Ministra rispettato.

Nel 1981 la presidente della Camera Nilde Iotti le propose di guidare la Commissione parlamentare di inchiesta sullo spinoso affaire della loggia massonica P2, incarico che Tina Anselmi portò avanti con determinazione e tenacia per quattro anni, forte del sostegno del presidente Pertini ma con la consapevolezza della solitudine che aumentava intorno a lei, soprattutto dopo che Bettino Craxi giunse alla presidenza del consiglio, nel 1983. In un articolo pubblicato nel marzo scorso sul sito di Libertà e Giustizia e intitolato  Il potere occulto: Tina Anselmi e Giulio Andreotti, Sandra Bonsanti, amica di Tina e giornalista, ricordando l’ultima intervista rilasciatale nel 1996, ne riporta le parole :

«La partita […] fu chiusa nel 1985. Fu chiaro in quell’anno  che battersi contro la P2 non avrebbe portato a niente. Ho fatto quello che ho potuto, solo che le complicità erano tali da rendere impossibile andare oltre, completare il lavoro. E c’era inoltre una certezza, che ormai stavo restando sola, sola con pochi a denunciare ogni volta che emergevano segnali di una riorganizzazione della loggia segreta, di attività di Gelli, di iniziative che sembravano ricalcare i programmi del progetto politico della P2».

E infatti nelle elezioni politiche del 1992, le ultime della Prima Repubblica, Tina Anselmi venne praticamente estromessa dall’attività parlamentare: Arnaldo Forlani, allora segretario della Democrazia Cristiana, si liberava di quella componente scomoda candidandola di proposito a un seggio perdente.

La solitudine della politica democristiana nel suo stesso partito viene sottolineata anche dalla sua biografa Anna Vinci che, intervistata, così risponde alla domanda di Giovanna Pavesi che le chiede quale eredità lascerà Tina Anselmi:

«Di coraggio, ma anche di solitudine. Lascerà la forte consapevolezza che le battaglie bisogna combatterle in prima persona, affiancandosi agli altri, ma che la responsabilità è individuale. Un esempio di una donna di grande fede, legata a un profondo senso di spiritualità, generosa, dura, ironica, che non faceva sconti né a se stessa né agli altri. Molto tenera, soprattutto con la sua famiglia. E indipendente, molto libera. Come poche donne sanno essere».

 

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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