Corsetti di ieri, reggiseni di oggi

Beatrix Nutz, professoressa di archeologia presso l’Università di Innsbruck, durante i lavori di ristrutturazione di un castello medievale di Lengberg, nel Tirolo orientale, ha ritrovato alcuni capi di lingerie, nascosti sotto un’asse di legno per più di 600 anni. I reggiseni presenti assomigliavano a quelli dei nostri giorni con coppe morbide e bretelle regolabili. Il ritrovamento ha cambiato la storia della moda perché si pensava che l’invenzione del reggiseno fosse avvenuta in Gran Bretagna in epoca medievale.

Foto 1. Ritrovamenti austriaci

La moda, dal latino modus «modo, foggia, maniera», in francese mode è stata utilizzata al femminile fino al XVI secolo, sia in questo caso che in quello generico di «modo e maniera»; l’utilizzo del maschile, per i significati tecnici corrispondenti a quelli della lingua italiana, ha invece inizio dal XVII secolo.
La moda è un fenomeno che si afferma in un determinato momento storico e in una data area geografica e culturale ed è suscettibile di corsi e ricorsi storici, di modelli estetici e comportamentali che, diffondendosi, hanno costituito coesione interna e riconoscibilità in particolare nella società occidentale. 
L’uso della biancheria intima, in generale, pare sia iniziato nell’antico Egitto: le donne di rango aristocratico facevano uso di una tunica o kalasiris a diretto contatto con la pelle, una sorta di abito a tubino che consisteva in un pezzo di stoffa rettangolare piegato una volta e cucito che sfiorava le caviglie; era indossato o con una bretella incrociata sopra il seno sinistro coprendo una sola spalla o con due bretelle, coprendo entrambe le spalle; la versione  più corta, portata da popolane e schiave, consentiva di lavorare più agevolmente. Il reggiseno, nella varietà di nomi e fogge legate alla storia sociale della condizione femminile, è l’indumento che le donne hanno indossato nel corso della storia a diretto contatto con la pelle, per sostenere e modellare il petto.
Le rappresentazioni artistiche femminili del XIV e XV secolo mostrano una silhouette del seno alta e rotonda su donne giovani e anziane, giunoniche ed efebiche: tra sottane piene e scollature alte, il seno era stretto nei vestiti in bustini dritti che
fungevano anche da sostegno, ideati più per comodità che per esaltarne le forme. Nel Rinascimento si colloca la riscoperta del décolleté: si usavano abiti attillati sotto i quali si nascondeva un busto allacciato stretto, in modo che sostenesse e alzasse il seno.
Con il termine corsetto solitamente ci si riferisce a un indumento presente nel guardaroba delle donne europee a partire dal XVI secolo, con modelli versatili al passo con le tendenze della moda; usato per ben quattrocento anni, divenne quasi un elemento di tortura e seduzione causando alcune volte malformazioni: si trattava infatti di un’alta fascia rinforzata con stecche di balena che stringeva la vita e alzava il seno. La sua introduzione è attribuita a Caterina de’ Medici (1519-1589), moglie di Enrico II di Francia che proibì la vita larga, obbligando le dame a indossare busti con telaio metallico.
Antenati del corsetto si ritrovano negli affreschi e nelle rappresentazioni plastiche della Creta minoica: le donne che praticavano atletica indossavano una sorta di bikini, ma anche oggetti stretti da stringhe che, pare, lasciassero nudo il seno, così come testimoniato dalla piccola scultura della cosiddetta Dea dei serpenti. Simile al bikini cretese, è quello raffigurato in un mosaico della rinomata Villa del Casale di Piazza Armerina (Enna): alcune fanciulle intente a fare attività fisica indossano uno slip e un reggiseno molto simili ai moderni completi intimi.
Il corsetto fu proibito dagli operatori sanitari per i suoi effetti oppressivi, tanto da generare, nel corso del XIX secolo, un vero e proprio movimento femminista di riforma nell’abbigliamento. Ne furono paladine Mary Edwards Walker (1832-1919) e Amelia Bloomer (1818- 1894), quest’ultima sosteneva: «Quando trovi una zavorra nei convincimenti o nel vestiario, lìberatene».

Foto 2. antichi corsetti

Il reggiseno veniva utilizzato come capo da notte o vestiario da casa o indossato da quelle donne che per ragioni di salute non potevano sopportare il corsetto, infatti, la pubblicità del periodo ne esaltava i vantaggi per salubrità e comodità; sul piano pratico, però, i primi reggiseni ebbero scarso successo commerciale, perché erano costosi e li indossavano solamente le “riformiste” colte e benestanti.                                                    Controversa l’attribuzione dell’invenzione, del brevetto del reggiseno; alcuni brevetti segnano sviluppi considerati epocali e durante il XIX secolo ne furono rilasciati numerosi.
Il più antico push-up del mondo fu scoperto in un magazzino del Museo della scienza di Londra nei primi anni del XIX secolo ed era stato concepito per evidenziare il solco intermammario; Henry S. Lesher di Brooklyn ne brevettò uno che dava rotondità simmetrica al seno; Luman L. Chapman di Camden nel New Jersey nel 1863 propose un’alternativa al corsetto, privo di molle di metallo, facile e più confortevole da indossare (gli storici lo definirono “proto-reggiseno”).
Nel 1876 Olivia Flynt, sarta di abiti femminili
, ottenne quattro brevetti a tutela del “vero corsetto” o “vita Flynt”, indicato alle donne dal seno più abbondante: i suoi progetti vinsero una medaglia di bronzo alla Massachusetts Charitable Mechanics Association nel 1878, più altri premi alla Cotton Centennial Exposition in Atlanta del 1884-1885 ed alla Columbian Exposition in Chicago del 1893.
Marie Tucek nel 1893 registrò un brevetto per un reggiseno adatto agli abiti in stile impero, composto da tasche separate per ciascun seno sopra una piastra metallica di sostegno e tracolle allacciate con gancetti e occhielli. Questa invenzione ricorda il reggiseno di oggi e fu precursore del modello con il ferretto nella parte inferiore delle coppe, ma non ebbe grande successo.
Per il “Life Magazine”, la francese Herminie Cadolle, nel 1889, inventò il primo reggiseno moderno che compariva in un catalogo di corsetti come un capo in due pezzi, chiamato corselet gorge e successivamente le bien-être (il benessere): la parte inferiore era un corsetto per la vita e quella superiore sosteneva il seno con delle cinghie collegate alle spalle, la descrizione diceva «progettato per sostenere il petto e sostenuto dalle spalle»; questa invenzione fu presentata alla  Grande esposizione del 1889. A partire dal 1905, il pezzo superiore fu venduto separatamente come soutien-gorge, espressione tuttora usata in Francia per riferirsi al reggiseno; Herminie introdusse anche l’uso del “filo di gomma” o elastico.
Una svolta si ebbe nel 1910: Mary Phelps Jacob, nota come Caresse Crosby (in foto), una diciannovenne di New York, acquistò un abito trasparente per un ballo di debuttanti, in quel periodo l’unico capo intimo accettabile era un corsetto irrigidito da stecche di balena.

Foto 3. caresse-crosby-reggiseno-biella24

Mary aveva un seno prosperoso e si accorse che le stecche di balena uscivano dalla scollatura e dal tessuto diafano dell’abito, così assemblò due fazzoletti di seta con un po’ di nastro rosa e del filo: il nuovo indumento intimo di Mary completava le tendenze della moda del tempo, tanto che al ballo le altre ragazze incuriosite le chiesero come faceva a muoversi liberamente e, quando mostrò il nuovo pezzo di biancheria intima alle amiche, tutte iniziarono a desiderarlo. Il 3 novembre 1914 lo United States Patent and Trademark Office le rilasciò un brevetto per il “reggiseno senza dorso”. Mary scrisse che la sua invenzione era «ben adattata a donne di taglia differente e poteva essere portata da persone impegnate in esercizi violenti come il tennis»: il suo progetto era leggero, morbido, comodo da indossare e separava naturalmente i seni. Crosby riuscì ad assicurarsi alcuni ordini dai grandi magazzini, ma la sua impresa non decollò mai perché suo marito la dissuase a perseguire l’attività economica avviata e la convinse a cedere il brevetto alla ditta di corsetti Warners Brother di Brigdgeport (Connecticut) che produsse il reggiseno “Crosby” per un certo periodo, ma non incontrò i gusti dell’epoca e fu messo da parte.
Sigmund Lindaeur di Stoccarda ideò un reggiseno per la produzione di massa nel 1912 e lo brevettò nel 1913, la scarsa disponibilità di metallo concomitante alla Prima guerra mondiale (i metalli erano prioritariamente utilizzati per esigenze militari) accelerò il declino del corsetto; finita la guerra, la maggior parte delle donne alla moda in Europa e nel Nord America indossavano il reggiseno. Da lì in avanti fu adottato dalle donne in Asia, Africa e America Latina, anche se nulla conosciamo su quale soluzione avesse preceduto l’uso del reggiseno nei territori citati.
Finita la Seconda guerra mondiale aumentarono la produzione, il marketing e la domanda di moltissimi beni di consumo, tra cui i reggiseni; il baby boom creò uno specifico mercato per i reggiseni da maternità e da allattamento, nel frattempo la televisione offrì ulteriori opportunità promozionali e ciò indusse i produttori a proporre nuovi tessuti, colori, modelli, linee, imbottiture ed elasticità.

Foto 4

Oggi il reggiseno è indossato dalla stragrande maggioranza delle donne, in una gamma vastissima di stili e modelli (coprenti, a balconcino, sportivi…) ma non c’è nulla di strano nel vedere modelle e celebrità che non lo indossano.  Molti capi esterni, come prendisole, canottiere e vestiti eleganti da sera sono concepiti per essere portati senza.
Chi scrive di moda continua a suggerire alternative al reggiseno: metterlo è dunque questione di gusti e non più una necessità.

 

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheftVive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

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