La nascita della Croce Rossa

È con particolare piacere che ho letto, tra i suggerimenti della redazione di Vitamine vaganti la data del 26-29 ottobre 1863 come nascita della Croce Rossa.
Trovo particolare scriverne per una rivista di parità in quanto, pur essendo le donne un elemento fondamentale nella nascita di questo movimento, nella fase iniziale il loro apporto fu sussidiario a quello maschile. La Croce Rossa nasce al maschile, su istanza maschile, anche se il soccorso su cui si basa è femminile: dalle dame che mettono a disposizione carrozze e palazzi per farne ospedali, alle donne che sacrificano la dote per farne filacce e bende, alle donne che soccorrono quei poveri feriti stranieri come fossero figli o fratelli accogliendoli nelle loro case, a quelle che portano acqua per dissetare e brodo per nutrire.
24 giugno 1859. Una battaglia, quasi certamente la più grande battaglia campale di tutti i tempi, si parla di 100.000 vittime tra morti e feriti, poi chiamata di Solferino e San Martino, contrappone due imperi, quello austriaco con i suoi alleati e quello francese con i suoi alleati, su territorio italiano, a sud del lago di Garda.
La sera è a Castiglione, già trasformata in città ospedale, il giovane Jean Henry Dunant, un ginevrino di buona famiglia che assiste dalle sue finestre all’arrivo dei feriti sistemati sulla paglia sparsa sul selciato davanti e dentro il Duomo di Solferino. 
Don Barzizza, in accordo con le forze armate francesi, aveva organizzato i soccorsi chiamando in aiuto le donne del paese, usando quella tecnica dell’ospedale diffuso che diede le basi dell’aiuto di tutti a tutti alla base della filosofia di Croce Rossa. Il numero spropositato di feriti viene sistemato poi in 12 o più ospedali temporanei, poi ancora inviato nelle città vicine come Brescia e oltre.
L’alba del 25 giugno illumina uno spettacolo terribile. Il giovane Dunant aiuta nel Duomo, poi passa a Brescia dove assiste anche ad una amputazione. Assiste all’opera delle donne lombarde che, dicendo «Tutti fratelli», soccorrono tutti i soldati per loro egualmente stranieri. 
Rimane impressionato al punto da abbandonare i suoi affari per dedicarsi alla ricerca e alla scrittura di un libro, il Souvenir di Solferino, pubblicato nel 1862 a sue spese per la prima edizione, nel quale descrive la battaglia con gli occhi delle vittime, descrive i soccorsi ed infine propone alcune soluzioni per ridurre i danni delle guerre. In questo libro il nuovo mondo umanitario, in questo libro il racconto delle vittime. Cambia il punto di vista del racconto delle battaglie, non eroi ma vittime, non solo generali ma fantaccini, e in mezzo il terzo combattente, chi soccorre. La prima edizione in 1600 copie di cui 400 recano la scritta «Ne se vende pas», gratuita. Viene inviata o portata in tutte le corti d’Europa: Dunant passa anni viaggiando per portare la sua proposta.
Il 9 febbraio 1863 la Società Ginevrina di pubblica utilità ne discute in una presentazione da cui scaturisce la riunione del 17 febbraio durante la quale si costituisce una commissione permanente formata da cinque membri, chiamata poi “Comitato dei cinque” e in seguito “Comitato Internazionale della Croce Rossa” tuttora esistente, ovviamente con nuovi membri. 
I cinque membri erano il giurista Gustave Moybier, il chirurgo Louis Appia, il medico Theodore Maunoir, il generale Giullame Dufour, e come segretario Henry Dunant.
Infine tra il 26 e il 29 ottobre 1863 si terrà a Ginevra una conferenza costitutiva, delle società nazionali di Croce Rossa, e preparatoria  alla successiva conferenza diplomatica dell’agosto 1864. In questa conferenza costitutiva verranno scritti 10 articoli e tre auspici. Dei dieci articoli fondamentali il primo, che istituisce le società nazionali:
“art. 1 – Sia presente in ogni paese un Comitato il cui mandato consista nel concorrere in tempo di guerra, nel caso avesse luogo, con tutti i mezzi in suo potere, al servizio di sanità dell’esercito. Questo Comitato si organizzi da sé nel modo che gli sembri più utile e più conveniente.”
Il quinto, che istituisce gli infermieri:
“art. 5 – In caso di guerra, i Comitati delle Nazioni belligeranti forniscano, secondo le loro risorse, soccorsi ai rispettivi eserciti; in particolare organizzino e attivino gli infermieri volontari e d’accordo con le autorità militari, mettano a disposizione dei locali per la cura dei feriti.”
E l’ottavo, che istituisce l’emblema protettivo:
“art. 8 – Essi portino, in tutti i paesi, come segno distintivo uniforme, un bracciale bianco con croce rossa.”
Gli auspici, invece, chiedono che i governi proteggano e facilitino i Comitati di Soccorso, garantiscano la neutralità del personale e delle attrezzature, ed infine la neutralità dei feriti.  Inoltre che un segno distintivo uguale permetta di riconoscere il personale sanitario di tutti gli eserciti e che una unica bandiera sia anche adottata per le ambulanze e gli ospedali. Finalmente è nata la Croce Rossa, a seguire nascerà il Diritto Internazionale Umanitario con la prima convenzione di Ginevra nel 1864.
Purtroppo non sempre e non dovunque l’Emblema protegge i soccorritori; un pensiero va a coloro che nei paesi in guerra rischiano o lasciano la vita per soccorrere sotto il segno della Croce Rossa, della Mezzaluna Rossa o della Stella di Davide Rossa.

 

Articolo di Elena Branca

l9mVbEyrSocia della Società Italiana di storia della Medicina e dell’A.N.S.M.I. Piemonte e Valle d’Aosta, è cultrice di storia della Croce Rossa e della Medicina (con particolare riferimento al ruolo della donna). Si occupa inoltre di rievocazione storica con il Gruppo Storico A.N.S.M.I. Piemonte, 12th Durham Light Infantry Italian Reenacting Group, The Gordon Hilanders 1914 18 Italian branch.

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