Martin Lutero

Fino a qualche anno fa mi divertiva provocare con la storia delle zucche ‘vuote’ chi, ignara vittima anche del consumismo, pur di fare baldoria festeggia Halloween, festa di ritorno dall’America poiché partita dall’Irlanda (vi dice nulla Stingy Jack?), che la Chiesa tentò di sradicare nell’834 spostando la celebrazione di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre aggiungendo nel X secolo il 2 novembre, la festa della commemorazione dei defunti.
Per il mondo protestante il 31 ottobre è, sì, festa ma perché è il Giorno della Riforma: nel 1517, infatti, il monaco agostiniano e professore universitario Martin Lutero affigge le sue 95 tesi sul portone della Chiesa di Wittemberg. Leggendaria affissione, probabilmente inventata dal suo amico Filippo Melantone, che avrebbe cambiato la cristianità ma pure la cultura tutta perché, complice la provvidenziale invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Johannes Gutemberg, da quel portone le tesi si schioderanno e prenderanno il volo. 
Il Dio di Lutero, tipico del Medioevo e dunque particolarmente severo e vendicatore, lo strugge in quella percezione del peccato nel quale la sua natura umana lo fa ricadere tenendolo imprigionato nell’impossibilità di compiere il bene e rileggere quasi febbrilmente la Bibbia che già conosce benissimo, e in particolare la lettera di Paolo ai Romani e poi in particolare il capitolo 3 e di seguito i versetti da 23 a 28, lo illumina e gli ridà quella pace tanto anelata e chiesta nella costante meditazione e preghiera: la bontà di Dio non è qualcosa che ci si può guadagnare con le opere e perciò stesso la salvezza è resa possibile soltanto per la sua Grazia per mezzo della Fede in suo figlio Gesù Cristo. L’uomo è giustificato, cioè reso giusto, da Dio!
Non posso usare anche il femminile perché, dato il periodo storico, è impensabile che si usasse e, anzi, devo dire con non poco dispiacere che anche negli ambienti protestanti al tempo della Riforma non è che le donne avessero tutta questa considerazione o chissà quale ruolo: le donne dovevano rispettare una sorta di regola, quella delle 3 K, dal tedesco Kochen – cucina, Kinder – figli, Kirche – chiesa.
Fatto è che, però, proprio la Riforma protestante, o Luterana, con la lettura diretta e personale della Sacra scrittura (che Lutero tradurrà in volgare tedesco), con la non necessità di avere un sacerdote come mediazione tra Dio e l’essere umano e la possibilità del sacerdozio universale, con la Grazia donata semplicemente a chi crede, offrirà la possibilità proprio alle donne di riscoprire nel tempo il ruolo importante che già all’ epoca di Gesù ricoprivano predicando ed evangelizzando come discepole e apostole (Maria Maddalena è la prima apostola!). 
Chiesa e sulla vendita delle indulgenze provocheranno, dopo una serie di avvenimenti e di incontri-scontri teologici, una scissione non voluta, non prevista, da Lutero che nel 1521, durante la Dieta di Worms, venne scomunicato come eretico da Leone X e che nella finzione di un agguato con omicidio fu fisicamente salvato dalla morte da Federico III di Sassonia, detto il Savio, che lo portò nel castello di Wartburg; qualche anno dopo si sposerà con Katharina von Bora, ex monaca, con la quale ebbe tre figli e tre figlie, e nell’ex convento di Wittemberg gestiranno un allevamento di bestiame e una fabbrica di birra.
Lutero continuerà a scrivere, anche inni (o corali da lui inventati) tra cui il famoso Ein feste Burg ist unser Gott  (Forte rocca è il nostro Dio, ispirato al salmo 46), schierandosi politicamente, mentre più aspri proseguiranno gli scontri a vari livelli e per diverse ragioni fra intellettuali Papi Principi Imperatori cavalieri e contadini: i cinque Sola (in latino Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia, Solus Christus, Sola Deo gloria) hanno ormai cambiato il Vecchio mondo, che da poco ha scoperto il Nuovo, traghettandolo verso l’età moderna fino ai giorni nostri e, a ben vedere, non è così sorprendente scoprire come, per esempio, da Bach in poi  l’innologia protestante ispiri molta musica popolare contemporanea come quella dei Beach Boys o prima ancora dei Procol Harum e dei Dik Dik. 
Fare le buone opere, di cui il mondo tutto ora più che mai ha bisogno, non è un merito e non premia con la salvezza, ma è la conseguenza e la vocazione della nostra Libertà nella Responsabilità: da cinquecento anni questa è la giustificazione per continuare a parlare e lottare in favore della tutela dei Diritti umani e civili, delle Pari opportunità, della Laicità dello Stato.

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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