Presenze femminili a Posada e dintorni

Posada è un antico borgo in provincia di Nuoro che sorge su una ripida collina a pochi passi dal mare, sulla costa orientale della Sardegna. Oggi è una piacevole località turistica grazie alle lunghissime spiagge, orlate da dune ben protette e macchia mediterranea, relativamente tranquille persino in piena estate, che le hanno fatto ottenere le cinque vele della Guida Blu. Anche l’entroterra presenta motivi di interesse naturalistico tanto da essere divenuto Riserva di Biosfera (Tepilora, Rio Posada e Montalbo) e Parco naturale regionale, con i vicini comuni di Torpè, Lodè e Bitti.
Il paese ha una posizione invidiabile, dominante, ciò spiega la sua lunga storia di base commerciale, risalente alla presenza della città romana di Feronia, e successivamente all’edificazione del castello della Fava, sulla sommità, avvenuta nel XII secolo. Da qui il panorama è magnifico, a 360°, sia verso la costa sia verso lo Stagno Longu e vari percorsi dove si praticano birdwatching, attività di orientamento, escursioni.
Nel centro storico, passeggiando fra vecchie case, piccole botteghe, ciuffi di bouganville ancora fiorite in autunno avanzato, nelle stradine ripide che portano con ampi gradoni sempre più in alto ci si imbatte in via Eleonora d’Arborea e in via Santa Caterina. Arrivando in uno slargo, troviamo ancora il nome della giudicessa assegnato alla piccola piazza; qui sorge la casa delle Dame, oggi Centro di educazione ambientale e della sostenibilità.

Foto 1. Posada.Casa delle Dame

Si tratta di un palazzetto la cui edificazione si perde nella notte dei tempi, le notizie sono vaghe e generiche, certo è che si tramanda come ultima presenza quella appunto di tre dame (così si chiamavano in Sardegna le signore di buona famiglia, come le dame Pintor narrate da Grazia Deledda). Ben restaurato e accogliente, offre informazioni, vari servizi e attività didattiche per le scolaresche del territorio.
Poco lontano un muro, altrimenti anonimo e privo di interesse, è stato di recente abbellito da formelle di ceramica dipinte e questa è proprio la sorpresa che ci accompagna in un bellissimo percorso attraverso la poesia e la narrativa, seguendo il filo che lega animali domestici ed esseri umani. La prima sosta è davanti al busto di una giovane Grazia Deledda, vicina al muso di un cane da caccia, che la guarda con infinito amore; la frase riportata dalle Novelle è la seguente: «Sentivo i suoi passi nell’acqua, dietro di me, come quelli di un bambino; mi raggiunse, mi toccò lievemente col muso come per avvertirmi ch’era lì, e come per chiedermi il permesso di accompagnarmi. Mi volsi e gli accarezzai la testa di velluto; e subito ho sentito che finalmente anch’io avevo nel mondo un amico».

FOTO 2. Posada-Grazia Deledda e il suo cane (un passo tratto dalle Novelle)

Ci si sofferma poi di fronte a una gatta fulva assorta nell’osservare un uccellino: «Era bellissima. Si chiamava Camilla. D’un balzo dal pavimento scattava sulla porta e vi si accovacciava in bilico sogguardando con i magnifici occhi di zaffiro gli astanti in contemplazione» (Antonio Pizzuto, dal romanzo Signorina Rosina).

FOTO 3. Posada-la gatta da Signorina Rosina di Antonio Pizzuto

Di seguito un’altra mattonella dipinta riporta la poesia Il gatto in un appartamento vuoto di Wisława Szymborska, la celebre poeta polacca premio Nobel; un gattino grigio si trova solo dove ha sempre vissuto con qualcuno che ora non c’è più, è smarrito, vaga per le stanze, non si fa attrarre da lusinghe e da cibi prelibati, è in attesa che tutto torni come prima. Il successivo testo è di Umberto Saba: La gatta, in cui il poeta triestino descrive una micia un po’ selvaggia che soffre di un brutto male: l’amore; è sciupata, magra, per alcuni è pazza, proprio come una ragazza altrettanto innamorata, ma a lui piace molto per questo e prova per lei un’ «accorata tenerezza».
L’ultima poesia è un piccolo gioiello di Giovanni Pascoli, anche questa intitolata La gatta (1885) che vi consiglio di leggere per intero, con tutta la partecipazione e commozione che richiede. In una «notte nera», mentre «s’ingolfava e rombava la bufera», il poeta sente un lieve rumore alla porta, apre e si trova davanti nella pioggia una vecchia gatta randagia che da poco ha avuto un gattino. Con il muso lo spinge all’interno, per fargli avere un riparo dal «vasto fragore» e un luogo caldo in cui essere al sicuro; lei si allontana, da brava madre che ha compiuto con generosità «un dolce atto». Il piccolino intanto si tranquillizza, si acciambella su sé stesso e comincia felice a ronfare piano piano. Un testo minore e fra i meno noti, ma scritto con una delicatezza straordinaria e con la sensibilità di chi sa cogliere negli animali comportamenti che ci piacerebbe definire “umani”.
Ritornando nella piana che circonda il colle, lasciando il mare e volendo proseguire l’itinerario sulle tracce di altri rimandi al femminile, è consigliabile raggiungere a pochi chilometri a sud il paese di Galtellì, che Grazia Deledda utilizzò come ambientazione per il suo celebre Canne al vento, trasformandone il nome in “Galte”. Qui i riferimenti sono davvero tanti, a personaggi come le sorelle Pintor e a pagine del testo, e il piccolo centro è diventato parco letterario in suo onore, tanto che per le vie sembra di sfogliare il romanzo e riviverne le atmosfere.
Come diciamo sempre noi toponomaste, basta cercare, guardarsi intorno con attenzione e curiosità, e le donne compaiono ovunque, dal passato o dal presente, nella realtà storica o nel mito.
Restando in Sardegna, come non citare la Gran Madre delle acque di epoca nuragica e il frequente incontro di “domus de Janas”, o case delle Fate? Non possiamo dimenticare l’affascinante mistero delle “accabadore” e la vivace attività dell’ultima maestra del bisso, ma anche il nome dell’isola La Maddalena, o le tante sante rammentate da paesi e località; certi bellissimi toponimi sembrano addirittura inventati da una mente fantasiosa: Gonnosfanadiga, Donigala, Vallermosa, Melisenda, Lunamatrona, Tamarispa; insomma un’intera terra che ci parla al femminile fino dai tempi più remoti e continua a sorprenderci.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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