Stolpersteine. Pietre d’inciampo

Gunter Demnig è l’artista tedesco famoso grazie alle Pietre d’inciampo in ricordo delle vittime del nazismo. L’idea di Demnig risale al 1993 quando venne invitato a Colonia per un’installazione di una Stolpersteine sulla deportazione di cittadini/e rom. Alla contestazione di un’anziana signora, secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro successivo alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza delle persone scomparse a seguito delle persecuzioni naziste: ebrei, politici, rom, omosessuali.
Le prime Pietre d’Inciampo risalgono al 1995, a Colonia. L’artista sceglie il marciapiede dirimpetto la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante pietre d’inciampo. Sampietrini che si distinguono, a livello stradale, poiché la parte superiore è ottone lucente. Su di essa sono incisi: nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte. Sono un segno concreto, discreto che diviene parte della città a conferma che la memoria non è un appuntamento occasionale e celebrativo ma costituisce parte integrante della quotidianità di un Paese.

Foto 1. Inciampo

È interessante la risposta di allora della Germania circa l’iniziativa. Si generò una controversia sul fatto che le Pietre venivano poste davanti al portone di ingresso dove erano vissuti i deportati e i proprietari degli immobili non sempre gradivano di essere costretti a ricordare ogni giorno le atrocità naziste.
A Colonia infatti una Pietra fu posta lontana dal portone principale, quasi al bordo del marciapiede, vicino alla strada. In particolare a Krefeld la controversia riguardò il fatto che le Pietre d’Inciampo ricordavano il periodo in cui i nazisti usavano le lapidi delle tombe ebree come pavimentazione per i marciapiedi. L’accordo raggiunto fu che la scelta del luogo, dove porre una pietra d’inciampo, sarebbe stata subordinata all’approvazione dei proprietari della casa e, qualora ci fossero, anche dei parenti delle vittime da ricordare.
Una memoria collettiva di un’esperienza vissuta, di una identità che fa parte del passato. L’iniziativa è attuata in diversi Paesi europei. Il 28 gennaio 2010 per la prima volta in Italia, in occasione del Giorno della Memoria, l’artista tedesco Günter Demnig ha posizionato a Roma 30 Pietre d’Inciampo in sei Municipi, per ricordare i/le deportati/e razziali, politici e militari.
L’inciampo è emotivo non fisico ed io sono a Roma che passeggio, un sabato pomeriggio di ottobre, per Via Carlo Alberto Dalla Chiesa e inciampo su 13 sampietrini di ottone. Mi fermo, mi inginocchio, leggo:
«7.10.1943 Da qui furono deportati 2000 carabinieri nei campi in Germania, Austria, Polonia. Alcuni furono uccisi, molti morirono di fame, malattia e maltrattamenti. 
In memoria di: Giacomo Bocci, Francesco Papeo, Attilio Bellagamba, Nicola Cicchiello, Vito Marziliano, Antonio Di Pietromicca, Luigi Ettore Marchetto, Valdo De Santis, Michele Croccuccio, Armando Zanco, Efisio Rosas».
Il 28 gennaio 2010 sono state collocate davanti all’ingresso della Scuola Allievi Carabinieri.
Gli occhi inciampano sulle targhe di ottone non sempre lucide. Il respiro quasi si ferma come per donarlo ai nomi stampati sulle pietre. La mente viene catturata dalle immagini che si vedono nei documentari, in Schindler’s List di Spielberg, oppure nel film Il pianista diretto da Roman Pola
ński, tratto dal romanzo autobiografico di Władysław Szpilman: il rastrellamento del ghetto di Varsavia.
Vivo a Roma! Perché non tornare al quartiere ebraico? Sono un po’ di anni che non vado. Il giorno dopo mi avvio verso il centro. Arrivo sul Lungo Tevere, davanti a me la Sinagoga con il suo portone di legno ben chiuso e, come fosse la prima volta, osservo con più attenzione l’edificio dall’aspetto orientale.
Mi soffermo, un raccoglimento interiore mi allontana dal rumore delle macchine che scorrono veloci. 
Attraverso la strada mi trovo a Piazza Gerusalemme, sono attratta da un cartello con una scritta, accanto al Museo alla Casina dei Vallati: «Solo il dovere oltre il dovere.» Dopo il controllo dei vigilanti molto gentili, accoglienti, sorridenti entro nel museo. Il turbamento mi assale, piccoli schermi mostrano le immagini del rastrellamento, documenti del Ministero degli Interni, carte di identità ben collocate nelle teche di vetro, foto in bianco e nero di gruppi di ebrei, uno accanto all’altro come per proteggersi. L’edificio ha una targa:Largo 16 ottobre 1943. Deportazione degli ebrei di Roma”.

Foto 2.targa-rastrellamento

Due lastre di marmo appese alla parete ricordano le vittime e gli scampati alla strage, sotto un’altra rettangolare dice: « E non cominciarono neppure a vivere. In ricordo dei neonati sterminati nei lager nazisti. Il comune pose nella giornata della memoria. Gennaio 2001».
Mi guardo intorno, persone commosse, pensierose, accigliate e silenziose. Mi avvio verso Via Portico di Ottavia e con incredulità, sbalordimento mi trovo di fronte ad una sagra di paese. Tavolini e sedie di legno, gente che mangia, ride e si diverte. Altri piccoli tavolini espongono carciofi, frutta. Catturo in questo caos poca commozione di qualche passante. Trovo la targa lucida di Costanza Sonnino, davanti ad un portoncino di legno antico, forse non restaurato, di colore verde.
La passeggiata continua, è impossibile non sentire risate, brindisi, bambini che giocano. Sono scioccata. Mi siedo su una panchina, dal palazzo di fronte si sporge un’anziana signora da una finestra con una ringhiera di ferro, uno sguardo rapido verso il basso e rientra in casa.
Ancora qualche passo e i miei occhi inciampano di nuovo su altre targhe calpestate da tre signore eleganti che chiacchierano serenamente. Mi avvicino, dico: «Scusate vorrei fare una foto.» Si allontanano, chissà, ho disturbato la loro conversazione. Una delle tre mi osserva: « Ohh!!» è la sua esclamazione.
Sono dodici Pietre d’Inciampo della famiglia Sabatello. Targhe lucide come tutte quelle che si trovano al ghetto di Roma, ma gli occhi non le vedono, le pietre lucide vengono pestate con indifferenza.
Roma 26 settembre 2013. Imbrattata e resa illeggibile la Pietra d’Inciampo di via Appia Nuova 451.
Roma 12 gennaio 2012. Divelte alcune Pietre d’Inciampo posate in Via Santa Maria di Monticelli
n. 67.
Pochi giorni dopo si scoprì che l’atto era stato compiuto da un condomino del palazzo di fronte al quale erano state posizionate in quanto infastidito dalla loro presenza.
Roma 10 dicembre 2018. Rubate venti Pietre d’Inciampo posate in via Madonna dei Monti.
Il 27 gennaio 2019 Giornata della Memoria, con l’adesione del Comune di Milano e di Milano è “Memoria”, un’iniziativa promossa dall’omonimo comitato presieduto dalla Senatrice a vita Liliana Segre, sono state disposte altre 30 nuove Pietre d’Inciampo. Complessivamente a Milano ne sono state collocate sessantadue.
In questi giorni Liliana Segre ha ricevuto offese terribili sui social. Questo è il suo commento: «La vita è un attimo. Perché queste persone invece di scrivere frasi offensive, non si godono una giornata di sole, una passeggiata. La vita è un attimo– aggiunge, con pacatezza – sono giovani da curare e averne pena».

 

Articolo di Claudia Mecozzi

D8wrsqss.jpegHa lavorato in ambito amministrativo nel settore della Ricerca Scientifica. Ama le biografie femminili, i cantautori italiani degli anni 70, la musica tutta, e la scrittura, sia per mettersi in contatto con i sentimenti più profondi sia come mezzo di autoanalisi. Impegnata nel sociale nell’ambiente dell’infanzia. Studia e legge per passione, per desiderio di migliorarsi.

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