Una vita ritrovata: Rosalie Montmasson

Era il 1849. I due si incontrarono a Torino come su una zattera di salvataggio: lui era un siciliano fuoriuscito per sfuggire alle galere borboniche dopo il fallimento della rivoluzione del 1848, lei un’ardita giovane scappata dalla sua casa in un paese della Savoia per non fare la stessa vita grama di sua madre. Lui si chiamava Francesco Crispi, e nella capitale sabauda sopravviveva con poche malpagate collaborazioni giornalistiche e qualche magra rimessa della famiglia; lei, Rosalie Montmasson, era riuscita a procacciarsi un lavoro come creada presso la famiglia di un colonnello: lavava, stirava, teneva in ordine il guardaroba. Fu colpo di fulmine e presto Rosalie raggiunse il suo Fransuà nella casa che Antonelli aveva di recente eretto in via Vanchiglia 11, dove i due iniziarono a vivere insieme. Che stessero lì l’ho scoperto, con qualche emozione, leggendo La ragazza di Marsiglia: quella casa c’è ancora, pochi passi la separano dal luogo dove ho vissuto la mia prima infanzia e mia madre ci aveva addirittura abitato, da ragazza, novant’anni dopo Rosalie. E mi sembra di sapere da sempre che quella casa, all’angolo con corso San Maurizio, è stata costruita dell’architetto della Mole. Al tempo in cui Francesco e Rosalie si arrampicavano su quelle scale per raggiungere il piccolo appartamento in affitto all’ultimo piano, però, la Mole ancora non c’era e sul trono del Regno di Sardegna era salito un nuovo sovrano; Torino era una piccola capitale di 130.000 abitanti ed era meta di esuli che giungevano da ogni parte d’Italia. Alti ufficiali e dame dell’aristocrazia si incontravano da Fiorio, il caffè dei nobili, e il salotto della baronessa Olimpia Rossi Savio stava diventando un punto di riferimento importante per il mondo politico torinese. E la nostra coppia siculo-savoiarda? Appartenevano a un ambiente diverso, loro: Francesco era un fervente mazziniano, e la sua casa era frequentata da giovani rivoluzionari, molti dei quali erano emigrati siciliani. Lui continuava a non trovare un lavoro adatto alle sue capacità e alla sua condizione, così lavorava lei, per tutti e due. La sera, mentre si dedicava a fini lavori con l’ago, ascoltava le discussioni tra i giovani amici del suo amore, imparava e sognava, anche lei, di essere parte attiva in una grande rivoluzione che si propagasse in tutta la penisola partendo dalla Sicilia, come nel ’48. Sogni che sarebbero diventati realtà, di lì a qualche anno, anche se in un modo diverso dalle aspettative di Francesco e Rosalie; ma prima di allora molta acqua doveva ancora passare sotto i ponti. Nel 1853 Francesco venne arrestato e tradotto alle Cave di Palazzo Madama, con l’accusa di aver avuto una parte nel tentativo insurrezionale di Milano. Per poterlo vedere Rosalie si procurò un lavoro che le consentisse di frequentare il carcere: lavava, stirava e consegnava gli abiti ai prigionieri che richiedevano il servizio. Scagionato, Francesco venne liberato ma fu espulso e scelse come meta Malta. Rosalie lo seguì. L’isola pullulava di fuoriusciti e rivoluzionari italiani. Francesco strinse contatti, continuò i suoi studi, fondò persino un giornale di ispirazione repubblicana; Rosalie trovò lavoro nei campi di tabacco. Quando Francesco fu espulso anche da Malta, nel 1854, di fronte al rischio di una nuova separazione Rosalie fu perentoria: dovevano unirsi in matrimonio, subito, per godere dei diritti riconosciuti alle coppie regolari. Erano liberi entrambi perché lei, che aveva già trent’anni ma per legge sarebbe dovuta essere ancora sottoposta alla patria potestà (le donne allora erano minorenni a vita), da tempo si era fatta rilasciare da suo padre un atto di libre consentement, che di fatto la emancipava. Li sposò un sacerdote singolare, coltissimo, poliglotta, che aveva viaggiato per mezzo mondo. Era un matrimonio regolare e Rosalie attese a Malta il rilascio del documento che lo certificava, mentre si occupava di tutti gli aspetti pratici del nuovo trasferimento, questa volta in Inghilterra. Francesco infatti partì per primo: aveva trovato un passaggio gratuito su una nave da guerra inglese di ritorno dalla Crimea e diretta a Londra.
Finalmente in quella città la coppia avrebbe potuto incontrare lui, il Maestro, l’uomo che dal suo esilio londinese teneva le fila dell’attività cospirativa in tutta Europa e ispirava i sogni di libertà e giustizia della gioventù più generosa, Giuseppe Mazzini. Quando lo incontrò, la fervida mente della giovane ne fu affascinata: a quel sogno valeva la pena di dedicare la vita. Da allora Rosalie seguì il marito sempre più impegnato nella cospirazione, tra Londra, Parigi, Malta, la Sicilia, imparando a maneggiare armi ed esplosivi e a viaggiare in Europa da sola, con i compiti più pericolosi, evitando avventurosamente agguati e polizie. E assumendo nomi falsi per non essere riconosciuta come moglie del pericoloso sovversivo Francesco Crispi, sospetto organizzatore e autore dell’attentato dinamitardo contro Napoleone III. Crispi rischiò la ghigliottina in quell’occasione e fu liberato solo perché le prove della sua partecipazione non furono trovate, ma Rosalie fu identificata come sua moglie ed espulsa dalla Francia con lui.
Quando la grande impresa siciliana prese l’avvio, l’impetuosa savoiarda si fece ricevere da Garibaldi a Palazzo Spinola, a Genova, per convincerlo a lasciarla partire insieme ai Mille. Il colloquio non ebbe testimoni e nessuno seppe mai cosa si dissero, la donna e il Generale, ma l’ordine di Garibaldi fu di accettare l’imbarco di madame Crispi sul piroscafo Piemonte che, partito da Quarto insieme al Lombardo, giunse a Marsala l’11 maggio del 1860.

FOTO 1. MONTMASSON_pupi
Rosalie e l’impresa garibaldina nell’Opera del Pupi.

Unica donna della spedizione, Rosalie scelse di indossare calzoni e camicia rossa e fu presente sui campi di battaglia, dove fu vista comportarsi eroicamente. Il suo ritratto compare al n. 338 tra le 850 fotografie di garibaldini che il fotografo Alessandro Pavia riuscì a scattare per documentare la partecipazione popolare all’impresa. Ma all’epoca di quello scatto Rosalie era già la moglie del deputato Crispi, capo dell’opposizione politica, e abitava a Firenze, la nuova capitale.

FOTO 2.Montmasson e Crispi a Firenze
Targa posta sulla sua abitazione fiorentina.

 Le sue tracce si perdono, dopo l’impresa dei Mille, fino allo scandalo che riempì i giornali e nel 1878 obbligò il ministro degli interni Francesco Crispi a dimettersi, travolgendo il governo Depretis: la famosa accusa di bigamia. Da tre anni i due erano separati, il matrimonio era finito da tempo. Non solo in seguito ai tradimenti e ai figli che lui non smetteva di seminare in giro, chiedendo poi alla consorte di poterli riconoscere, ma anche, e forse soprattutto, perché i coniugi si erano troppo allontanati. Mentre Rosalie continuava a sentirsi repubblicana, lui era cambiato. Non era più l’avvocatino di provincia né il rivoluzionario di un tempo; aveva fatto la sua scelta a favore della monarchia ed era un uomo potente, ora, con una brillante carriera davanti. E i tempi erano cambiati. Mazzini era morto e con lui era stata seppellita la sua romantica utopia; Garibaldi, a Caprera, era vecchio e malato. L’ex eroina dei Mille non poteva più stare al fianco del ministro Crispi. Lui d’altra parte era stato travolto dall’ennesima passione della sua vita, per Lina Barbagallo, giovane napoletana di buona famiglia che gli aveva dato un figlio e che per questo lui voleva sposare. L’indagine che in seguito il nuovo governo ordinò per accertare i fatti, opportunamente addomesticata, giunse alla conclusione che la bigamia non esisteva: il matrimonio con Rosalie Montmasson non era mai stato valido, perché celebrato senza essere accompagnato dalla regolare documentazione. Crispi si impegnò a cancellare accuratamente ogni traccia della presenza di Rosalie accanto a sé e sulla vita della pasionaria savoiarda scese il silenzio. Ormai straniera nel Paese per cui aveva combattuto (la Savoia, come Nizza, era stata ceduta alla Francia in seguito ai patti di Plombières), Rosalie morì il 10 novembre 1904, a Roma. Volle essere sepolta con la camicia rossa, e la stampa dell’epoca dà notizia delle esequie, evidenziando la commossa presenza di tante persone, appartenenti a tutte le classi sociali, giunte a renderle l’ultimo saluto.

Foto 3. . La-Ragazza-di-Marsiglia
Maria Attanasio, La ragazza di Marsiglia, Sellerio 2018

 Solo da poco La ragazza di Marsiglia, lo splendido romanzo che Maria Attanasio ha scritto sulla base di un’ampia ricerca storica, ha fatto luce sul valore dell’azione di Rosalie Montmasson e ricostruito la sua vicenda biografica; come nota di fondo, la dolente riflessione dell’autrice sulla storia della Sicilia e sul modo in cui si compì l’unità d’Italia; sulle speranze tradite, le brutalità taciute, le menzogne diffuse.

In copertina. Il busto di Rosalie Montmasson posto nell’atrio comunale di Pisa accanto alla carrozza appartenuta a Giuseppe Garibaldi

 

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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