Che cos’è la sostenibilità?

Spesso il termine viene associato solamente con l’idea di energia verde data da pannelli fotovoltaici e turbine eoliche, ma che cosa è in realtà? Perché se ne parla tanto ed è così importante? Può essere definita come “equilibrio ottimale tra sicurezza economica, integrità ecologica ed equità sociale”. Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la natura – proteggendola – e migliorando la produzione, la gestione, le tecnologie e lo stile di vita indotto. Per equità sociale, invece, si intende la possibilità di garantire, a tutte e tutti, eguale accesso a educazione, risorse naturali, servizi e lavoro. Infine, è fondamentale avere consapevolezza e conoscenza della natura che ci circonda – i paesaggi, i mari e tutto ciò che fa parte del nostro ecosistema – per trovare strategie utili allo sviluppo economico, che preservino le ricchezze del nostro fragile pianeta. In particolare, si può fare riferimento ai 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile concordati dall’ONU, in cui si toccano problematiche di vario genere tra cui ambiente, povertà, istruzione, energia, uguaglianza di genere e sociale etc. Le tematiche possono sembrare a sé stanti, ma in realtà fanno parte di un grande sistema interrelato.

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Ogni decisione ha un impatto in ogni sfera, quindi la sostenibilità richiede equa attenzione in ognuno dei tre aspetti (economico, ecologico e sociale). Il concetto può essere applicato a tutti i settori: dall’architettura, all’urbanistica, dalla moda all’alimentazione. Conseguentemente, il metodo sostenibile è complesso, ma non insormontabile. Deve solo essere scomposto e affidato a figure professionali competenti, che abbiano a cuore la questione, trasmettendo passione, creatività e ingegno per nuove strategie per il futuro.
Andiamo però per gradi.
Ogni Stato ha un livello di sostenibilità diverso, dato da decenni di storia, economia e politica, che non può cambiare da un giorno ad un altro, ma deve essere soggetto ad una trasformazione graduale. Grande importanza, come sempre, è data alla propaganda e dai mass media: per decenni le questioni del cambiamento climatico e delle emissioni incontrollate sono passate in secondo piano e c’è ancora chi sostiene che le teorie scientifiche di riscaldamento globale siano menzogne. 
A seconda della propria sensibilità, poi, si è più consapevoli o informate/i sugli argomenti a noi cari. Semplicemente, se non ne parla, si ignorano le alternative possibili, che talvolta possono essere preferite a quelle standard.
Alcuni Paesi hanno fatto dei passi avanti per incrementare il riciclo di materiale, per limitare lo spreco e avvicinarsi al veganesimo. Dischetti di cotone riutilizzabili, cotton fioc di legno, posate usa e getta in resina riciclata, cannucce di pasta, piatti monouso di cereale compresso, carta igienica per il 95% proveniente da carta riciclata, mercato efficiente di prodotti di seconda mano e così via. 
Spesso nel Nord Europa le bottiglie di plastica e vetro vengono riciclate direttamente al supermercato: è prevista una tassa all’acquisto restituita al momento del riciclaggio. Alcuni Paesi prevedono inoltre schemi di donazione del cibo invenduto ad associazioni di volontariato, in questo modo lo spreco di cibo potrebbe arrivare al solo 1.8% in un anno invece del 34% attuale stimato dal World Economic Forum. Inoltre, l’organico può essere indirizzato al compostabile, o convertito in fertilizzante, cibo per animali e biogas.
Da queste evoluzioni su macro-scala – per cui bisogna aspettare cambiamenti politici che incentivino uno stile di vita diverso – è necessario agire su nano-scala: è il nostro turno di fare la differenza. Non è possibile aspettare cambiamenti epocali se non siamo noi pronti a cambiare le nostre abitudini.
Ed è quasi un paradosso constatare che tante tendenze del passato erano più vicine al concetto di sostenibilità: il consumo di carne era limitato per motivazioni economiche, per tanti prodotti esisteva la possibilità di ricaricare la propria bottiglia o contenitore, e così via. 
Personalizzare le proprie ricette può anche essere più divertente ed economico, come inventare o seguire ricette per prodotti di pulizia su internet a base di aceto – con aggiunta di oli essenziali o bucce di scarti alimentari – o fabbricare le proprie spugnette da residui di indumenti rotti o vecchi – intrecciandoli per formare una superficie rettangolare e spessa – reiventare i propri vestiti invece di comprarne altri. Produrre “zero rifiuti” è più sostenibile che riciclare. Nella vita di tutti i giorni si possono fare dei passi avanti per avvicinarsi ad un modello di vita sostenibile. Il modo più immediato è quello di mettere la mano al portafogli e finanziare, non solo cause ambientaliste, ma anche produzioni sostenibili: acquistare prodotti naturali, scegliere l’organico, comprare latticini vegani, evitare materiali usa e getta, preferire una borraccia alla bottiglietta d’acqua, optare per prodotti imbottigliati di latta o vetro rispetto alla plastica, chiudere l’acqua se non necessario e riutilizzarla quando possibile, usare contenitori anziché pellicola o alluminio. Secondo alcuni studi il consumo di bottiglie di plastica si aggira a un milione al minuto, 50 milioni ogni ora. A partire dalla Seconda Guerra Mondiale questo materiale considerato innovativo – e sicuramente è stata una scoperta incredibile, non solo perché immortale, ma soprattutto perché in grado di sostituire materiali nocivi – ha iniziato a popolare il nostro mondo, ma ogni prodotto creato da quel momento in poi è ora presente sotto qualche forma sul nostro pianeta. Sembra chiaro quindi che le nostre abitudini debbano cambiare. Spesso ci dimentichiamo che dietro a un bene di consumo c’è un complesso processo di fabbricazione che nasconde consumi e sprechi: ad esempio è curioso pensare che per una bottiglietta d’acqua da un litro, circa 3 litri vengano usati per la sua produzione. Limitare il suo acquisto è quindi il primo passo per un grande cambiamento. I tre concetti principali sponsorizzati da Greta Thunberg, George Monbiot e da molte/i attiviste/i ambientali sono: proteggere, ripristinare e finanziare. Sovvenzionare è forse il modo più diretto ed efficace, ma innovazioni e idee si susseguono di giorno in giorno, sta a noi interessarci, informarci, scegliere, cambiare.

Articolo di Marta Grasso

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Nata a Roma nel 1993, ha iniziato i suoi studi universitari in Scienze dell’Architettura a RomaTre per poi conseguire la laurea magistrale in Architettura sostenibile in Danimarca, in un percorso di studi sull’orientamento ambientalista.
Suoi interessi sono l’arte, il disegno e soprattutto la ceramica.

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