Quando le sirene avevano le ali….

Il mito della Sirena, fantastica creatura caratterizzata soprattutto dalla voce melodiosa, è molto antico. L’episodio di Ulisse e le sirene nell’Odissea di Omero è universalmente conosciuto ma forse non tutti sanno che nell’iconografia dell’epoca le sirene avevano le ali, un corpo di uccello ed un viso di donna. Omero non descrive le sirene, parla solo della loro incantevole voce che affascinava i naviganti conducendoli a morte certa. Le descrive invece nel poema Le Argonautiche Apollonio Rodio e da lui sappiamo che sono metà donne e metà uccelli. Così vengono rappresentate in molti vasi e crateri attici, spesso con strumenti musicali quali la lira ed il doppio flauto per accompagnarsi nel canto. Secondo la tradizione erano figlie di Acheloo, una divinità marina, e della musa Melpomene  trasformate in mezze donne e mezzi uccelli dall’irata Demetra per non aver saputo impedire il rapimento della figlia Persefone da parte di Ade.  Se ne indicano generalmente tre. Nell’Odissea le tre sirene sarebbero Partenope (la Vergine), Leucosia (la candida) e Ligea (la melodiosa). Beffate da Ulisse che scampò al loro richiamo turando le orecchie dei compagni con la cera e facendosi strettamente legare all’albero maestro, dice una leggenda che si gettassero in mare dalle alte rocce su cui erano in agguato. Le correnti le portarono in luoghi diversi. Partenope sulle spiagge della Campania, dove poi sarebbe sorta Napoli, Leucosia nel Golfo di Poseidonia in Cilento vicino a Paestum e Ligea in Calabria presso l’antica città di Terina sulle cui monete si trovano figure di sirene, dove ora sorge Lamezia Terme.

In epoca medioevale si afferma l’iconografia di sirene metà donna e metà pesce. All’inizio si tratta di sirene bicaudate, come la statua presente nel Parco dei Mostri di Bomarzo o alcuni capitelli di colonne dell’Abbazia romanica di Sant’Elena a Serra San Quirico (AN) e poi diventano le sirene che più conosciamo protagoniste di leggende e fiabe  in tutto il mondo. Si va dalla leggenda di Skuma a Taranto a quella di Cristalda e Pizzomunno a Vieste; da quella di Leucasia a Santa Maria di Leuca a quella di Lighea narrata da Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Dalle sirene dei racconti di Giuseppe Pitrè a quelle delle fiabe siciliane di Laura Gozenbach. Dalle sirene venete alle Ondine francesi. Dalle sirene tedesche alle Russalke dell’est Europa fino alla Sirenetta di Andersen e alle sirene, con la coda di salmone, dell’Irlanda e della Cornovaglia. Per non parlare delle leggende africane di Mama Acqua e di quelle amazzoniche di Yara.

Un panorama vastissimo e variegato che merita sicuramente un approfondimento. Se ne parlerà nel prossimo Convegno a Palermo dal 20 al 24 novembre, organizzato dall’Associazione “Illustramente” dove attraverso il mito della sirena si vogliono sottolineare le radici comuni come simbolo di unione ed uguaglianza tra i popoli.

FOTO. Copenaghen.Statua_della_Sirenetta

 

Recensione di Anna Maria de Majo

G_faThujLaureata in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma, dopo la carriera come Assistente di Antropologia presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali della stessa Università, si dedica alla letteratura giovanile, iscrivendosi all’Associazione Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile e collaborando alla rivista del Gruppo con articoli su vari autori/autrici e recensioni di libri.

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