Le riviste femministe in Italia

Storicamente le riviste sono state uno dei principali mezzi di comunicazione femminista, a uscite più o meno regolari; hanno raccontato gli anni del fervore politico, le storie delle militanti, i progetti di autocoscienza all’interno del gruppo, hanno dato voce alle iniziative artistiche, hanno fatto politica, hanno discusso e si sono scontrate tra di loro e con i poteri forti. Molte sono state autoprodotte e autofinanziate dai gruppi femministi che dagli anni Settanta si sono costituiti in tutta Italia: Roma, Milano, Firenze, Torino, Bologna hanno visto crescere e proliferare piccole redazioni che hanno dato vita a riviste d’eccellenza come “Effe”, “Noi Donne” o “Leggendaria”. Le prime riviste nate in Italia erano rigorosamente politiche e di solito nascevano come propaggini dei movimenti socialisti e comunisti italiani, da cui spesso poi si allontanavano, trovando nuova forza e vigore. Altri movimenti femministi, nati tra gli anni Settanta e Ottanta, hanno trovato nella rivista il principale strumento di comunicazione e divulgazione dei propri ideali e non solo, l’hanno resa il palcoscenico sperimentale di studi di genere, studi letterari e artistici, trampolino di lancio per iniziative culturali, sociali e politiche. Attraverso le riviste, i gruppi femministi sparsi in tutte le regioni italiane hanno potuto conoscersi e confrontarsi, traendo nuovi spunti e forza vitale, dal contatto con realtà diverse. La rivista femminista ha avuto un periodo davvero prolifico che è continuato fino ai giorni nostri: ma le più importanti, più “produttive” e sperimentali sono quelle a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, anni in cui i movimenti femministi sono stati più agguerriti e hanno dato vista a moltissime associazioni, battaglie, scontri, proteste, luoghi per la tutela e il supporto, le case delle donne che ormai sono sempre di più in tutta la penisola.

Come accennato in precedenza, i primi casi italiani di riviste femministe hanno un’impronta rigorosamente politica e anzi, nascono dai movimenti di donne costituitisi all’interno dei partiti politici di sinistra che spesso vedono l’emancipazione della donna come parte della lotta di classe e quindi strettamente connesso ad essa e secondario alle principali lotte politiche marxiste. Le riviste che nascono dall’esigenza di dare voce alle donne nell’ambito della politica di sinistra si trovano a Roma e sono: “Donne e politica”, “Compagna”, “Quarto mondo” e “Se ben che siamo donne”.

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Donne e Politica. Roma, 1969 / Quarto Mondo. Roma, 1970

Le pubblicazioni femministe, agli esordi degli anni Settanta, cominciano a prendere sempre più spazio: spesso si tratta di periodici che hanno come obiettivo principale la divulgazione e comunicazione delle conquiste politiche e sociali è il caso del “Bollettino del Cli” che utilizza la pubblicazione cartacea per raccontare le esperienze dirette e indirette del Collettivo Lesbiche Italiane, di “Lilith”, progetto del Movimento di Liberazione della Donna Autonomo o di “Non è detto”, pubblicazione dei gruppi milanesi Via dei Cherubini e Col di Lana. Altro caso interessante è quello del gruppo romano femminista per il salario al lavoro domestico che dà vita a “Limenetimena”, rivista che, seppur di vita breve, ha grande valore soprattutto per la sua voglia di sperimentazione. Sempre in quegli anni nasce “Effe”, probabilmente la rivista femminista più conosciuta e importante nel panorama italiano, che tenta di dar voce alle donne per mezzo di diverse discipline, non solo attraverso scritti di attualità e politica, ma anche attraverso la cultura e l’immagine della donna, in una visione nazionale di apertura e coscienza femminista. Altre pubblicazioni nascono dall’esigenza di dare voce ai vari movimenti femministi, per raccontarne la vastità di temi e obiettivi, nella varietà e complessità: si tratta “Sottosopra” a Milano, “Differenze” e “Quotidiano Donna” a Roma. 

Altro caso di interesse che prende vita alla fine degli anni Settanta è “Strix”, un progetto unico e diverso che racconta i femminismi e le tematiche di genere attraverso l’illustrazione, optando per un registro ironico e divertente. A seguire una descrizione dei principali periodici italiani degli anni Settanta.

1. “Donne è bello”. Milano, 1972

2- Effe

3. sottosopra

 

Donne è bello. Milano, 1972 / Effe. Roma, 1973 / Sottosopra. Milano, 1973

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Rosa. Firenze, 1974.  Differenze. Roma, 1976

Se già negli anni Settanta abbiamo visto nascere progetti di ampio respiro come “Effe”, sono gli anni successivi che vedono un’esplosione in questa direzione: sempre di più sono le riviste che vogliono dare voce alle donne, entro i limiti del discorso femminista, ma dando rilievo alle più varie discipline. Casi di questo tipo sono “Fluttuaria”, “Grattacielo” e “Mediterranea“, riviste di politica e non, rivolte non solo alle donne,ma a tutti. Il discorso separatista, infatti, che negli anni Settanta era importante poiché le donne avevano l’esigenza di incontrarsi con altre donne con lo scopo di definirsi e definire i propri obiettivi al di fuori di altri movimenti politici, si fa meno pressante: molte ora sono le femministe che si interrogano sulla necessità di rivolgersi anche agli uomini, a tutti i generi e le riviste “L’orsaminore” e “Aidos” nascono proprio da queste nuove esigenze. Non mancano nemmeno negli anni Ottanta le riviste che nascono per trattare obiettivi e conquiste all’interno dei singoli movimenti, come “Il foglio del Paese delle donne”, “Filodonna” e “Storia Donna”. Le riviste femministe di più ampio respiro continuano a proliferare e continuano anche negli anni successivi, ma sono sempre meno, il fervore politico ha allentato la presa delle femministe e, meno pressate da ingenti lotte e proteste, sono in calo le riviste che danno voce ai femminismi. 

 Poche sono le riviste femministe storiche sopravvissute fino ad oggi, sono spesso di tipo strettamente politico e raccolgono saggi, in alcuni casi non hanno nemmeno una versione cartacea, ma sono consultabili solo sul web. Ancora pubblicate sono: “Noi donne”, “Minerva”, “DWF”, “Aspirina” (ora “Erbacce”), “Leggendaria”.

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DWF. Roma, 1975 / Leggendaria. Roma, 1986

Come già sottolineato, dagli anni Novanta, i movimenti femministi perdono vigore e le conquiste politiche ottenute rendono i discorsi femministi meno urgenti, o almeno questa è l’impressione generale, perché sempre più rari sono i casi in Italia che prendono piede e resistono. Alcuni casi di riviste nate negli anni Novanta che sopravvivono ai giorni nostri ci sono e si tratta di riviste specializzate per lettori e lettrici già consapevoli, riviste di approfondimento di studi di genere, con articoli politici, ma anche d’arte e letteratura, raccolte di saggi. Si tratta di riviste ancora molto interessanti, serie, la cui prerogativa principale è informare e fornire uno spazio di confronto e approfondimento degli studi di genere, in alcuni casi dando scarso rilievo all’aspetto grafico, poco curato.

Una menzione particolare va alle riviste che seguono, alcune nate per la stampa, ma che ora possono essere lette solo in versione digitale. Le motivazioni che portano chi crea  queste riviste a muoversi soltanto su piattaforme digitali possono essere molteplici, le principali probabilmente sono legate alla diminuzione dei costi di produzione, alla più veloce fruibilità attraverso internet, alla velocità stessa della produzione che permette di informare in tempi più stretti, pubblicare più frequentemente. La prima rivista di cui mi appresto a fare un’analisi, “Aspirina”, potrebbe essere certamente valorizzata se stampata, per fortuna le addette hanno saputo darle spessore altrimenti, inserendo, ad esempio, video e animazioni che nel formato cartaceo non potrebbero esserci. Un altro caso interessante, anche da un punto di vista formale, è “Adateoriafemminista” la quale si presenta con una certa cura nei dettagli e nel rigore della progettazione, ma sarebbe senz’altro interessante vederla stampata. Diverso è il caso delle altre riviste italiane online: assai interessanti, soprattutto dal punto di vista dei contenuti, questi progetti rispondono bene all’obiettivo di informazione che si pongono, ma mettono in secondo piano il progetto grafico.

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Aspirina. Milano, 1987 / Ada teoria femminista. Napoli, 2006

Riviste femministe in ottica di genere molto interessanti stanno comparendo recentemente in Italia, probabilmente consapevoli dei progetti editoriali indipendenti che all’estero sono sempre di più e che hanno un effettivo pregio contenutistico e grafico. Di questi esempi italiani, due sono quelli che ho supervisionato: “Flewid” e “Frute”, simbolo di una nuova apertura che la terza ondata femminista sta portando anche in Italia.

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Frute. Udine, 2018 / Flewid. Roma, 2018

I casi di riviste estere che trattano di femminismo con ironia e giocando sulla forma oltre che sui contenuti sono sempre di più: oltre a quelle di cui ho già parlato nei precedenti articoli, un caso interessante è: “The Siren”, un periodico femminista dell’Università dell’Oregon, prodotto dal Centro Donne ASUO, la cui missione è coprire le questioni femministe contemporanee e fungere da fonte d’ispirazione per lo sviluppo creativo e intellettuale delle donne. 

Sulla stessa onda si muove “Got a girl crush”, una rivista sulle donne, realizzata da donne, ma per tutti. Nata come blog grazie a Meg Wachter e Andrea Cheng nel 2009, è passata alla versione cartacea nel 2011.

“Another Gaze”, una rivista cinematografica femminista londinese, fondata a gennaio 2016, è stata creata per evidenziare la disuguaglianza di genere dell’industria cinematografica e amplificare le voci di registi grandi, spesso trascurati, che si identificano come donne.

Dando rilievo all’arte, alla musica e al mondo gay, “Just Lookin’” esamina l’estetica queer nei media mainstream attraverso comparazioni artistiche e discussioni. Aysen Gerlach, la creatrice,  sfrutta diversi livelli di esperienza omosessuale, traendo spunto dalla sua e dalle vite di altre ragazze come lei, protagoniste poi delle pagine della rivista. 

“Typical girl” è una pubblicazione inglese che nasce dall’esigenza di combattere il machismo ed esplorare la femminilità fuori dalle convenzioni estetiche di massa, dando rilievo ad artisti/e che lavorano col proprio corpo, si mettono in gioco, sfidano le regole sociali consolidate, esplorando cosa sia la mascolinità. 

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Typical girl / The siren

In copertina: Vipera. Milano, 1980 / Grattacielo. Milano, 1980. / Lucciola. Roma, 1983

 

Articolo di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

 

 

 

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