Se una notte d’inverno un viaggiatore

Quaranta anni fa, ma sembra ieri, venne pubblicata una delle opere più originali e innovative di Italo Calvino, un romanzo-non romanzo che stupì e affascinò l’ampio pubblico di lettori e lettrici, ancora oggi moderno e affascinante, soprattutto per la sua struttura.
Che Calvino fosse già “un classico” e che fosse «l’autore italiano di pieno Novecento più ricco di potenzialità stilistiche, linguistiche e tematiche» (Alberto Asor Rosa) si sapeva, visto che prima del 1979 aveva dato alle stampe romanzi di argomento sociale (La speculazione edilizia, fra gli altri), racconti fantascientifici, rievocazioni dell’esperienza partigiana spesso in chiave poetica e anti-eroica (Il sentiero dei nidi di ragno), la trilogia dei “nostri antenati”, opere-mosaico difficilmente classificabili come Le città invisibili e Il castello dei destini incrociati, che potrebbero essere una sorta di preludio per questo nuovo libro. Si era anche occupato con un lavoro magnifico di mettere ordine fra le migliaia di fiabe della nostra tradizione orale e ci aveva raccontato alla sua maniera un poema senza tempo: L’Orlando furioso. Era dunque arrivato il momento di un’ulteriore svolta, di una sorpresa che effettivamente non poteva passare inosservata per molteplici motivi.
Cominciamo dalla struttura e dall’indice, che ha un ruolo importante: si alternano infatti capitoli numerati che rappresentano la “cornice”, tecnica usata ad esempio da Boccaccio nel Decameron, in cui la voce narrante si rivolge direttamente a noi che leggiamo e ci introduce alle peripezie di due giovani, il Lettore e la Lettrice (Ludmilla), che si incontrano casualmente in libreria per il medesimo problema. Il libro che hanno acquistato e li sta appassionando ad un certo punto è impaginato male, quindi lo riportano dove lo hanno acquistato. La loro copia viene sostituita, ma qui arriva la sorpresa: il fatto si ripete più e più volte e ogni volta il romanzo è diverso dal precedente, non si procede, ma si cambia totalmente epoca, luogo, situazione, e così via. A questi capitoli si alternano dunque quelli con il titolo del romanzo sempre nuovo, sempre iniziato e mai finito, che – se letti uno di seguito all’altro – creano una frase di senso compiuto: «Se una notte d’inverno un viaggiatore fuori dell’abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l’ombra si addensa in una rete di linee che s’allacciano, in una rete di linee che s’intersecano, sul tappeto di foglie illuminate dalla luna intorno a una fossa vuota, quale storia laggiù attende la fine?» E questo ce lo domandiamo anche noi, dal momento che siamo stati coinvolti dalle vicende narrate, ma non abbiamo la possibilità di sapere “come andrà a finire”. L’unico dato che ci consola e ci appaga compare fra undicesimo e dodicesimo capitolo: i due Lettori, dopo tanti incontri non più casuali, si sono innamorati e si sono sposati; la sera, nel loro letto matrimoniale, stanno entrambi leggendo, e lui sta proprio per finire Se una notte d’inverno un viaggiatore. Non è ancora il momento di spengere la luce. Si può dire che il cerchio si chiude, visto che il libro si era aperto con questo incipit: «Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.» Come è evidente, il narratore ci parla e ci coinvolge nel processo della lettura: come ci piace leggere? dove? in quale posizione? in quale stanza? con quale luce? in quale particolare momento? e poi cosa ci aspettiamo? «Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s’aspetta più niente da niente.» Finalmente però arriva il momento giusto, si apre il pacchetto, si toglie il cellophane, ci si mette comodi e si comincia a leggere pieni di aspettative. Siamo in una stazione ferroviaria, in una città di provincia, dovrebbe avvenire un misterioso scambio di valigie, ma qualcosa non va; il protagonista della vicenda deve ripartire velocemente, salendo su un rapido per sottrarsi alla polizia. Cosa accadrà? Impossibile procedere perché le stesse pagine sono ripetute all’infinito. Il libro nuovo, dato in sostituzione, è addirittura intonso, il Lettore non può verificare il contenuto, ma dalle prime righe capisce di essere stato catapultato letteralmente da un’altra parte, in un’altra storia. Siamo in una cucina, fra odori di cipolla soffritta, olio sfrigolante, lardo, cetrioli; si litiga fra famiglie per vecchi rancori, intanto nel cortile è pronto il carro condotto dai cavalli, nel gelo serale. Ancora in sospeso, ancora una vicenda a metà. Così accade per dieci volte: in un romanzo incontriamo una rivoluzione, in un altro ci troviamo in Messico o in un osservatorio astronomico, qui compare un protagonista ammalato, là assistiamo ad un assassinio, talvolta nel passato, talvolta nel presente. Lo stile e il lessico ovviamente cambiano per immergere chi legge sempre più nelle nuove, varie atmosfere e situazioni, con una ennesima prova di abilità narrativa che passa dal tragico all’ironico, dalla suspense all’umorismo, dall’avventura alla cronaca.
Solo sei anni dopo Calvino ci avrebbe lasciato, all’improvviso, in estate, mentre si trovava al mare nella sua abitazione toscana; non aveva ancora sessantadue anni. Un’altra opera importante illuminò il breve periodo intercorso: il romanzo Palomar (1983), in cui era ritornato su due tematiche a lui care: il mistero del cosmo e il fascino della natura. Ulteriori pubblicazioni come le raffinate e modernissime Lezioni americane – a cui stava lavorando in vista di conferenze all’Università di Harvard – comparvero postume.
Calvino ci manca, con la sua passione civile, con la sua meravigliosa creatività, con la sua continua ricerca, con il suo essere “classico” e attuale al tempo stesso. Possiamo con convinzione sottoscrivere il giudizio di un grande critico: «Il classico non è uno che “riproduce” e “ripete” il mondo, ancorché seguendo orme estremamente praticate e autorevoli, è uno che lo scava in profondità, e in modo completamente nuovo, come un esploratore di prima esperienza.» (A. Asor Rosa, A lezione di Natura da Calvino, in “la Repubblica”, 1-10-2019)

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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