Seconda guerra mondiale. Il rovesciamento dei rapporti di forza

Capitolo12.1_indice02_VitamineA novembre del 1941 il Presidente USA Roosevelt e il Primo Ministro inglese Churchill si incontrano in privato a bordo di una nave a largo dell’Oceano Atlantico, lontano da possibili bombardamenti tedeschi. Insieme firmano la Carta Atlantica, un documento che stabilisce la linea liberaldemocratica del mondo dopo la vittoria della guerra. Ma la guerra non è ancora vinta e soprattutto gli Stati Uniti sono neutrali, quindi non potranno rivendicare granché a guerra finita: a Roosevelt serve un modo per entrare in guerra in Europa, ma la popolazione americana non lo vuole. Il governo inizia allora una campagna propagandistica e pubblicitaria sulle atrocità commesse dai nazisti per convincere l’opinione pubblica statunitense ad abbandonare la linea isolazionista. Ma le vicende tedesche non sono sufficienti per convincere a intervenire chi abita dall’altra parte dell’oceano e non rischia nessun attacco da parte della Germania, sia perché logisticamente impossibile sia perché a Hitler non interessa conquistare l’America. Proprio durante questa campagna mediatica, viene bombardato a sorpresa il porto militare di Pearl Harbor nelle isole Hawai: l’attacco è subito attribuito al Giappone dal governo e dai media statunitensi, ma il Giappone non lo rivendica. Non ci sono fonti che autorizzino illazioni complottistiche ma è improbabile, oltre che insensato, che l’attacco di Pearl Harbor sia stato compiuto davvero dall’aviazione giapponese, come invece sostenuto dalla storiografia ufficiale: il Giappone è indirettamente nemico delle nazioni liberali in quanto contende con la Francia il dominio sull’Indocina, ma sarebbe folle e suicida mettersi contro una potenza del calibro degli Stati Uniti, i quali hanno invece tutti gli interessi nel prendere parte alla guerra europea.

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A gennaio del 1942 si tiene la Conferenza di Washington: le potenze liberali (Stati Uniti, Gran Bretagna e numerosi francesi antifascisti rifugiati a Londra) si impegnano a combattere insieme il Nazifascismo e a rispettare la Carta Atlantica. L’opinione pubblica è pronta: a febbraio gli Stati Uniti entrano in guerra contro il Giappone e di conseguenza anche contro la Germania e l’Italia. Ora per gli Stati fascisti è tutto più difficile.
A partire da agosto del 1941 Hitler ha dato il via al più grande errore della sua storia, la cosiddetta «Operazione Barbarossa»: violando a sorpresa il Patto Ribbentrop-Molotov, la Germania invade la Russia. Questo gesto gli costerà molto molto caro. Era chiaro fin dall’inizio, in quanto scritto nel Mein Kampf, che il popolo slavo della Russia doveva essere sottomesso alla Germania, ma Stalin si era comunque voluto fidare di Hitler piuttosto che dei liberali. La Russia usa contro Hitler la stessa strategia con cui aveva sconfitto Napoleone nel 1812: la popolazione arretra incendiando terre e villaggi, così i soldati invasori non possono fare rifornimento di viveri, poi arriva l’inverno che miete più vittime della fame. L’esercito italiano avanza sulla neve con stivali di cartone e armi corte: l’alleanza con l’Italia si rivela per l’efficientissima Germania più una palla al piede che un vero aiuto, nonostante Mussolini abbia sprecato per la campagna di Russia tutte le principali risorse italiane. Dopo più di un anno di marcia nel nulla, a novembre del 1942 l’esercito invasore arriva a Stalingrado, dove è concentrata tutta l’Armata Rossa. Italia e Germania assediano la città. Viene armata la popolazione civile, incluse le donne (a cui tra le formazioni staliniste in Spagna era stato vietato di combattere ma ora il divieto scompare): l’assedio nazifascista dà al popolo russo una convinzione ideologica fondamentale per la resistenza. La battaglia di Stalingrado è la più clamorosa sconfitta italo-tedesca e segna il definitivo capovolgimento delle sorti del conflitto. Gli assedianti hanno decisamente la peggio e vengono prima decimati poi costretti alla ritirata. Il lungo e lento respingimento finirà con l’ingresso dell’Armata Rossa a Berlino.
Contemporaneamente a Stalingrado, Italia e Germania subiscono un’altra pesantissima sconfitta: questa volta a El Alamein, in Egitto, dove l’esercito inglese da solo sbaraglia i due eserciti fascisti. Tutta l’Africa è nelle mani degli inglesi. La sorte del Nazifascismo ormai è segnata.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

Un commento

  1. Caro Andrea, ho letto e apprezzato il tuo articolo (ti do del tu perché collaboro anch’io a Viramine) ma ho trovato un’imprecisione, almeno secondo altre fonti storiche un’imprecisione, che sottolineo soltanto perché la dichiarazione europea di equiparazione tra nazismo e comunismo se ne è servita.
    Dove scrivi che “Stalin ha preferito fidarsi di Hitler piuttosto che delle democrazie liberali” non tieni conto dei tentativi precedenti fatti da Stalin per firmare un patto comune conto il nazismo che stava divorando l’Europa ed avanzava a Est.
    Chi ti scrive non è una staliniana, tutt’altro! Ma credo che su quel punto preciso, soprattutto oggi, sia importante mettere meglio a fuoco il contesto storico per evitare strumentalizzazioni.
    Un saluto caro. Patrizia Cecconi

    "Mi piace"

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