Buoni propositi. La frase che non vorrei più sentire nel 2020

Ci ho pensato, mi sono anche confrontata con amiche e amici sui social, la frase che vorrei sparisse nel 2020 è ‘le donne sono le peggiori nemiche delle donne’, perlomeno finché non diventi di uso comune anche la frase “gli uomini sono i peggiori nemici degli uomini”.
Il motivo principale per cui la detesto è il fatto che non esista l’equivalente maschile: non si direbbe mai per tanti motivi. Ad esempio perché i comportamenti e i giudizi espressi dagli uomini non sono continuamente sotto la lente d’ingrandimento ma soprattutto perché è notorio che da sempre ci sono uomini nemici di uomini ma pare che questa cosa non meravigli nessuno e non sia stigmatizzata da nessuno, anzi sia perfettamente normale.
D’altra parte la frase al maschile non avrebbe avuto senso visto che per millenni gli uomini se la sono suonata e cantata. Però non appena le donne hanno cominciato a prendere parola è venuto fuori questo pensiero. Non è un caso che nel continuo parlare un linguaggio che nomina quasi sempre solo il maschile, quando si nomina solo il femminile lo si faccia per esprimere concetti sessisti, come questo, o per riportare a ruoli tradizionalmente femminili.
Ancora, questa frase non mi piace perché mi fa sentire una specie protetta, come se fossimo poche e quindi dovessimo salvaguardarci a vicenda. Ehi, siamo tante, siam più della metà… vale la pena ricordarcelo ogni tanto!
Poi, è una frase che incide sulla mia libertà di dire e pensare come voglio. Perché la libertà di una donna deve sempre essere limitata?, perché io, in quanto donna, non dovrei per principio mettermi in discussione con altre donne?
La libertà delle donne, questo è il punto centrale di tanti dibattiti in corso, piccoli e grandi, cui ci riporta anche la frase da cui sono partita. In questi giorni si è discusso molto della libertà di indossare il velo a proposito della donna che ha parlato dal palco delle sardine romane. E questa discussione ci trascina in altre: se siano libertà o costrizioni i tacchi a spillo, il reggiseno, il depilarsi. E, se li si afferma come libertà, la discussione si sposta sui condizionamenti culturali che inciderebbero su tale libertà. Discorsi interessanti, certo, ma chiediamoci piuttosto se c’è un solo aspetto del look maschile che susciti dibattiti analoghi e, poiché la risposta è NO, cerchiamo di riappropriarci della nostra libertà, magari tenendo presente che la donna musulmana con il velo su quel palco voleva starci proprio col suo velo che spiegava chi è e con che spirito era lì.
Cosa dicevo prima? I discorsi “al femminile” sono quasi sempre sessisti!
Libertà nelle piccole cose è anche la libertà di amare la cucina e il coltivare le tradizioni culinarie che dovrebbe essere pari alla libertà di detestare la cucina senza per questo sentirsi responsabili della eventuale perdita di tali tradizioni. Forse molti/e non mi capiranno, mi riferisco infatti a un dibattito locale.
Aspettando il momento, che in alcuni paesi del Nord Europa è già arrivato, in cui semplicemente le faccende casalinghe non saranno più di pertinenza maschile o femminile (pare che secondo le stime del World Economic Forum la totale parità arriverà fra circa 100 anni, quando il gender gap sarà zero), bisogna fare attenzione ai messaggi che si mandano e andrebbe evitato di attribuire la (eventuale) perdita di una tradizione ad una accresciuta libertà delle donne. Avete presente quei manifesti degli anni Cinquanta in cui la moglie si inginocchia affianco al letto per portare la colazione al marito? Ci fanno sorridere ma ahimè non ci fa ancora sorridere la pubblicità di una donna che cucina, sola, dando l’idea che la normalità sia quella e finché non considereremo spontaneamente quest’ultima immagine una cosa del passato, dobbiamo stare attente a come ci esprimiamo, a come educhiamo, ai messaggi che diamo anche inconsapevolmente e a volte in buona fede.

FOTO 1. moglie.marito

Voglio essere ancora più precisa, queste pubblicità ci fanno ridere ma riusciamo a tenere presente che quando evochiamo la perdita delle tradizioni per il mutamento del ruolo delle donne evochiamo un rimpianto per immagini come queste?
La frase ‘le donne sono le peggiori nemiche delle donne’ si accompagna spesso ad un’altra frase: “Ho fatto tante cose per le donne”. Ed ecco che ritorna una situazione in cui il femminile è inutile ed è usato in modo sessista, come per attribuirsi una “patente” che possa magari dare una specie di bonus e autorizzare a fare anche qualcosa contro le donne, ad esempio patrocinare un convegno contro la 194, come è successo in questi giorni nella mia città.
Nel 2019 non è andata bene, abbiamo dovuto riprendere a combattere per mantenere diritti che davamo scontati e abbiamo visto dilagare sessismo e misoginia e probabilmente anche per questo le donne italiane hanno perso 6 posizioni nel Gender Gap.
Che dire… speriamo nel 2020!  Ma, non limitandoci a sperare, dobbiamo continuare a stigmatizzare, combattere, protestare, riflettere, spiegare.

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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