Una sintesi del dibattito in corso su “Gender e Letteratura”

Dall’invisibilità delle donne derivano tante cose, tutte non belle: la disparità dei salari, la trasformazione da vittima a colpevole nei fatti di stupro e violenza, l’incapacità di reagire alla violenza, la sottomissione, i sensi di colpa, il sentirsi meno qualificate, meno capaci, meno sicure, credibili. Il nodo da sciogliere, infatti, sta nel cercare di uscire dall’invisibilità, di occupare un posto nella sfera pubblica e di avere voce nello spazio della politica, di contare, insomma. È quanto afferma per ultimo Lilli Gruber nel suo recente libro Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone (Solferino), dove per “Internazionale del testosterone” si intende il machismo al potere da cui siamo governati da troppo tempo, per ultimo da personaggi come Trump, Putin, Xi Jinping, Bolsonaro, Erdogan.
La nostra società ha inculcato nelle nuove generazioni la convinzione che il sapere si divida da un lato nelle discipline umanistiche, considerate la scelta più consona per una donna; dall’altro in quelle scientifiche, patrimonio degli uomini. Ma anche il sistema umanistico non è libero dal sessismo. Alessandra Vescio, in un articolo dal titolo Come le donne sono state escluse dalla letteratura italiana, ci invita ancora una volta ad esaminare criticamente un’antologia letteraria comunemente in uso nelle nostre scuole, per costatare quante poche siano le letterate che sono riuscite a ricavarsi uno spazio più ampio della paginetta di solito riservata agli autori minori. Le donne letterate nel corso della storia italiana in realtà sono molte di più di quelle che i programmi ministeriali ci lasciano pensare, tutte le altre sono invisibili. Certo, le donne hanno dovuto superare molti ostacoli per riuscire ad accedere al mondo del sapere e bisognerà aspettare l’ultimo trentennio dell’Ottocento e il Novecento prima che a loro venga data la possibilità di iscriversi ai licei e all’università. Nel 1926, la scrittrice sarda Grazia Deledda è la prima donna italiana a vincere il Nobel per la Letteratura, eppure di lei ci si dimentica spesso nei manuali e se ne ridiscute il valore letterario autentico. Mentre resiste ancora l’idea di una letteratura rosa, leggera, sentimentale, poco impegnativa e impegnata, scritta da donne per le donne: una sorta di sottocategoria.
La mancata integrazione delle Autrici nella storia letteraria, affidate nelle Università a corsi e moduli opzionali e separati, si riflette anche nelle antologie per le scuole secondarie dove le donne quasi scompaiono o sono inserite solitamente alla fine, dentro apposite sezioni come eccezioni alla regola (vedi la recente indagine di Valeria Palumbo sul “Corriere della Sera”). Molto si sta facendo da parte delle studiose per far riemergere dall’oblio opere di donne, specie tra Quattrocento e Settecento, un ricco materiale ancora sommerso e non integrato nella nostra nozione di Canone. La professoressa Patrizia Zambon parla di una vera e propria rimozione della parola maturata “all’interno dell’esperienza femminile del mondo”. Quella del rapporto tra Donne e Canone è una vexata quaestio su cui è il caso di tornare se si desidera un’integrazione autentica e non ci si accontenta di semplici “quote rosa letterarie”. Il canone letterario, infatti, rimane ancora reazionario: “bianco, maschile e alto-borghese”. Ma, come scrive Clara Stella, è necessario un suo ripensamento metodologico che parta dall’interno e scardini luoghi comuni sessisti e coloniali, perché le donne non siano relegate ai margini della letteratura. Una volta individuate le specificità di una certa scrittura femminile di livello letterario, queste devono essere inglobate all’interno del Canone nel quale agiranno con effetto detonatore. Perché, in ultima analisi, solo quando l’etichetta “Letteratura di genere” smetterà di avere senso e verrà integrata in quella di Letteratura tout court, le letterate usciranno dal margine, guadagneranno la giusta visibilità ed entreranno di diritto nel Canone letterario.

In copertina: Giovanni Boldini. Studio di donna che scrive (particolare)

 

Articolo di Marinella Fiume

FIUME MARINELLA 200X200

Laureata in Lettere classiche, dottore di ricerca in Lingua e Letteratura italiana, già docente nei Licei, è stata Sindaca di Fiumefreddo di Sicilia (CT), cittadina sulla costa jonico-etnea dove risiede. Autrice di saggi, romanzi e racconti, ha indagato l’universo femminile e i saperi tradizionali delle donne siciliane, sottraendole all’oblio della memoria; ha scritto per il Dizionario Italiane  e curato il Dizionario biografico Siciliane .

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...