La Seconda guerra mondiale. La fine della guerra

Capitolo12.2_indice02_VitamineTra novembre e dicembre del 1943 si tiene la Conferenza di Teheran. Qui, in territorio neutrale, si incontrano personalmente i leader di tutte le forze antifasciste. L’Italia è ormai fuori gioco. Insieme, Churchill, Roosevelt e Stalin stabiliscono di accerchiare definitivamente la Germania: viene deciso e organizzato lo sbarco in Normandia, che si realizzerà a giugno del 1944. Dalla Normandia inizia la liberazione della Francia. Ormai la vittoria finale delle potenze antifasciste è solo questione di tempo. A ottobre i futuri vincitori si riuniscono di nuovo, questa volte in territorio sovietico.
La Conferenza di Mosca prepara il mondo del dopoguerra: l’Europa sarà divisa in due «sfere d’influenza», una socialista e una liberale.

Three Powers Meet
La Conferenza di Yalta

A febbraio del 1945 la Conferenza di Yalta, di nuovo in territorio sovietico (Yalta si trova in Ucraina) pianifica le “denazificazione” politica e culturale della Germania e le libere elezioni in tutti i Paesi liberati dal Nazifascismo; nonostante non sia ancora stata sconfitta, viene già deciso di dividere la Germania in quattro zone da assegnare ognuna a uno dei vincitori della guerra. La Francia è stata la prima a capitolare ma viene trattata da vincitrice in quanto alleata dei vincitori. A Yalta viene inoltre sancita un’alleanza tra USA e URSS: Mosca si impegna a entrare in guerra insieme a Washington contro il tenacissimo Giappone entro un mese dalla fine della guerra europea.
Ad aprile l’Armata Rossa libera Budapest, Vienna e Praga e arriva in Germania. Il 30 aprile Hitler si suicida. Il 2 maggio la bandiera rossa sventola su Berlino. L’8 maggio la Germania si arrende ufficialmente. L’indomani la notizia è su tutti i giornali: la guerra europea è finita. Non è stata affatto una «guerra lampo» ma il più sanguinoso conflitto che l’umanità intera ricordi.
Con la Conferenza di Yalta (febbraio 1945) l’Unione Sovietica si è impegnata a entrare in guerra contro il Giappone a fianco degli Stati Uniti e della Gran Bretagna entro un mese dalla fine del conflitto europeo, vale a dire entro giugno (la resa ufficiale della Germania è datata 8 maggio). E così accade. Ma il 12 aprile il Presidente USA Roosevelt muore improvvisamente. Sale alla Casa Bianca il suo vice, Harry Truman, un uomo decisamente anticomunista.
La guerra contro il Giappone procede lenta. Nonostante combatta sia a Est contro gli Stati Uniti che a Ovest contro la Russia, l’esercito giapponese resiste strenuamente. L’isolamento lo indebolisce ma la sconfitta sembra ancora lontana.
A sorpresa, il 6 agosto un bombardiere americano sgancia un’arma nucleare contro la città e base militare di Hiroshima. La città è interamente rasa al suolo e quasi nessuno sopravvive. È questa «l’arma segreta» di cui parlava Hitler all’inizio del conflitto. Tre giorni dopo la stessa sorte tocca alla città di Nagasaki. Il Giappone chiede immediatamente la resa incondizionata. La guerra è finita.

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Il fungo atomico a Nagasaki

L’URSS, alleata degli Stati Uniti nella guerra contro il Giappone, era stata tenuta all’oscuro di tutto questo. La mossa americana ha una doppia finalità: oltre ad accelerare la vittoria del conflitto e assicurare una posizione prestigiosa per il futuro a Washington, Truman sta anche dicendo a Stalin che non ha più bisogno di lui e che l’ex alleato statunitense è dotato di sistemi bellici potentissimi. È cominciata la Guerra Fredda e con questa anche la proliferazione di armi nucleari da parte di USA  e URSS.

In copertina: Rober Capa, Sbarco in Normandia

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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