Il femminile nella fiaba, Marie Luise Von Franz

Se chiedessi chi è Carl Gustav Jung la maggior parte della gente saprebbe dare, anche in modo approssimativo, una risposta; ma se chiedessi chi è Marie Luise Von Franz ai più questo nome e cognome non dice nulla. Eppure, lei è stata prima allieva e poi collaboratrice, per tutta la sua vita, di Jung e una personalità di spicco dello junghismo internazionale. Lo studio delle fiabe, dell’alchimia e della sincronicità sono “i fili della stessa treccia” che hanno costituito per tutta la vita l’oggetto delle sue indagini. Von Franz non proveniva né da una formazione medica, né da una psicologica in senso stretto, i suoi studi umanistici, infatti, costituiranno la base della lunghissima collaborazione con Jung; avendo studiato filologia classica, in quanto esperta di greco e latino iniziò ad aiutare il maestro nelle traduzioni dei libri sull’alchimia ed in particolare il Musaeum hermeticum.
Personalmente, ho iniziato a interessarmi della figura di M.L.Von Franz attraverso le letture di Jung, poiché spesso accadeva di imbattermi in alcune citazioni che rimandavano ai suoi libri. Così, seguendo l’istinto ho iniziato a leggere Il femminile nella fiaba.

1.Il femminile nella fiaba

Credo che uno degli aspetti più affascinanti dell’approccio junghiano sia quello di potersi raccontare attraverso dei simboli, che Jung chiama Archetipi, cioè delle strutture di base ricorrenti che formano la psiche collettiva. Von Franz, nell’introduzione alla sua opera, scrive: «i motivi fiabeschi sono immagini archetipe che hanno grande attinenza nella vita pratica; queste potenze del destino sono attive nella vita di ognuno di noi». C’era un tempo in cui si amava raccontare le fiabe, era il tempo sospeso dei pomeriggi invernali o delle lente giornate estive; era il tempo in cui ciascuno di noi si è identificato in qualche personaggio, fata o cavaliere non importa; c’era un tempo in cui i draghi dei libri illustrati erano quelli che poi imparavamo a riconoscere e combattere nella vita reale. Compito delle fiabe è proprio questo: non sono un semplice racconto ricco di elementi fantastici, di luoghi incantati, dell’imprevisto e del lieto fine, ma sono un modo di strutturare la psiche e di interpretare la realtà. In particolare, Von Franz ha studiato l’elemento del femminile. Ma di cosa si tratta? Riprendo una citazione di Simone de Beauvoir: «donne non si nasce, lo si diventa». Come nelle fiabe, le eroine debbono affrontare tante peripezie prima del lieto fine, perdersi e ritrovarsi, allo stesso modo conquistare l’Elemento Femminile è un percorso che dura tutta la vita che si può far proprio solo a prezzo di dure prove. Citerò solo uno dei racconti che Von Franz interpreta da un punto di vista degli Archetipi: La fanciulla senza mani. Per ovvie ragioni di spazio, possiamo dividere questa fiaba in quattro parti: c’è una ragazza che vive in un bosco, figlia di un mugnaio caduto in miseria, alla quale vengono tagliate le mani; la fuga della giovane e l’incontro con un principe che le regala delle mani d’argento; il sortilegio che le procura una nuova fuga mentre il principe è in guerra; l’arrivo in una foresta in cui vive sette anni di isolamento al termine dei quali le ricresceranno le mani.
Se fosse solo un racconto per bambini/e sarebbe ricco di tutti quegli elementi fantastici che mantengono alta la suspense, ma in realtà M.L.Von Franz ci fa comprendere quanto, nel processo di individuazione del Sé, questa fiaba sia interessante poiché solo ritrovando le proprie risorse interiori si potranno riavere le proprie mani. Per questa ragione sono fondamentali la cultura e l’esperienza. Infatti, l’isolamento nella foresta rappresenta per la fanciulla il riconciliarsi con la propria solitudine senza relazioni fittizie. Pertanto, se in una prima fase lei è vittima di una struttura patriarcale che decide al suo posto (taglio delle mani), attraverso una fase intermedia (le mani d’argento donate da altri) potrà trovare sé stessa e dunque le sue vere mani: «è il momento nel quale una donna capirà che, pur avendo un marito, dei figli, o un mestiere non è veramente viva. L’esperienza mi ha mostrato che per le donne è molto doloroso, ma altrettanto importante, prendere coscienza della loro solitudine e affrontarla».

2.fanciulla_senza_mani-1

Questa circolarità della fiaba ci rimanda a un famoso simbolo alchemico che Von Franz analizza in un suo testo dedicato all’alchimia; stiamo parlando dell’Uroboro: il drago-serpente che feconda sé stesso, genera sé stesso, uccide sé stesso e si divora in un ciclo perenne di nascita-morte e rinascita. «Nell’Uroboro la testa e la coda sono unite benché rappresentino aspetti opposti. Quando i contrari si toccano ne scaturisce un fluido che io chiamo senso della vita. Il paradosso esprime i due aspetti della realizzazione del Sé: la nascita di qualcosa di stabile, al di sopra degli alti e bassi della vita e allo stesso tempo la nascita di qualcosa di vivo che partecipa del fluire della vita, senza le inibizioni e le limitazioni della coscienza».
Quali strumenti dobbiamo avere per affrontare questo cammino? La pazienza, la perseveranza, il coraggio e la volontà. Come scrive Clarissa Pinkola Estes nel suo bestseller Donne che corrono con i lupi: «quando una donna pretende di comprimere la propria vita in un grazioso pacchetto ben confezionato, riesce soltanto a spingere nell’ombra tutta la sua energia vitale».
Cos’è, dunque, questo femminile da costruire? Cosa significa essere una donna? Intanto, ritagliarsi lo spazio della solitudine, accettare, metaforicamente, la sofferenza del taglio delle mani affinché noi donne possiamo trovare i nutrienti per le nostre radici interiori. Non ci sono formule; ogni donna dovrà essere in grado di trovare dentro di sé la propria originale creatività. In tal senso le fiabe contengono le istruzioni per la psiche che attraversano il tempo e lo spazio e ammaestrano ogni nuova generazione. Compito di ciascuno/a di noi è trovare il nostro Genius loci, ossia il posto in cui sentirsi a casa, quella dimora psichica dove sperimentare, come ci ricorda Von Franz, «il sentimento vero della vita».

 

Articolo di  Giovanna Nastasi

NJJtnokr.jpegGiovanna Nastasi è nata a Carlentini, vive a Catania. Si è laureata in Pedagogia e Storia contemporanea e insegna Lettere negli istituti secondari di II grado. La sua passione è la scrittura. Ha pubblicato un romanzo, Le stanze del piacere (Algra editore). 

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