Le altre Mille. Il primato di Eva

La nascita del volume Le Mille: i primati delle donne, nel 2017, è stata un’impresa lunga e difficile per l’Associazione Toponomastica femminile, frutto di una ricerca durata quasi quattro anni.
Riunire e sintetizzare, in un’unica opera, mille primatiste, comporta inevitabilmente scelte e tagli spesso ingiusti e dolorosi.
Queste donne, che hanno sfidato con coraggio pregiudizi e tabù, si sono imposte con intelligenza e spesso con ironia. Si sono mosse nello scenario della Storia con determinazione e audacia.
Sono donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi che hanno conseguito un primato, spesso non riconosciuto, dalla cosiddetta “cultura ufficiale”.
Il lavoro di tante toponomaste, curato da me e coadiuvato da Barbara Belotti e Laura Candiani, attraversa un percorso trasversale che intreccia discipline, accademiche e non, titoli, premi, ambiti professionali e artistici tra storia antica e recente.

FOTO 1. Le Mille

Come scrive Maria Pia Ercolini: «L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di riequilibrare la nostra storia e la nostra cultura recuperando quello che le donne hanno realizzato, pensato, inventato nel tempo. È un viaggio nella storia femminile, una storia spesso taciuta, costellata di sconfitte, di divieti e obblighi, irta di ostacoli, chiusa in spazi angusti difficili da aprire, trasmessa spesso con disattenzione».
Le Mille è un volume che può essere utilizzato come punto di partenza per scoprire donne straordinarie e approfondire la loro storia utilizzando i riferimenti bibliografici e la sitografia indicata.
Ma le ferree leggi dell’editoria non ci hanno permesso di poter inserire tutta la ricerca fatta e inevitabilmente alcuni profili di queste primatiste non hanno trovato spazio nel prodotto cartaceo.
Da qui la decisione di pubblicare, dapprima sul sito di Toponomastica femminile e infine su “Vitamine Vaganti”, i profili dolorosamente esclusi.
Con l’augurio che il loro esempio e la loro vita possano accompagnare le giovani di oggi verso l’obiettivo di una parità sostanziale tra i due sessi.

2. francobollo Eva Mameli
L’8 marzo 2018 il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso quattro francobolli ordinari appartenenti alla serie “le Eccellenze italiane del Sapere” dedicati al genio femminile italiano. Tra questi, Eva Mameli Calvino.

La sarda Eva Mameli è stata la prima italiana a ottenere la libera docenza in Botanica.
Un’altra sarda detiene il primato per l’insegnamento di zoologia e anatomia
comparata: Rina Monti, che è stata la prima a ottenere, nel 1907, una cattedra universitaria nel Regno d’Italia.

Sono veramente poche le italiane che nella prima metà del Novecento hanno assunto questi incarichi. Ricordiamo anche Pia Nalli, che fu la prima donna siciliana a ottenere una cattedra di ruolo all’Università di Catania e che morì in triste solitudine, ignorata da tutti gli accademici del tempo.

Bisogna aspettare il 1932 per l’incarico di rettora a una donna: Maria Antonietta Pagliara, dell’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.

Di Eva Mameli ha tracciato un sintetico profilo Annarita Alescio.

«Eva Mameli, all’anagrafe Giuliana Luigia Evelina Mameli, nacque a Sassari il 12 febbraio 1886 da Giovanni Battista, colonnello dei carabinieri, e Maddalena Cubeddu.
Quando il padre andò in pensione la famiglia si trasferì a Cagliari, dove Eva frequentò il liceo statale e poi l’Università, laureandosi in matematica già nel 1905 a soli 19 anni. Successivamente si trasferì a Pavia e si iscrisse al corso di laurea in scienze naturali, laureandosi nel 1907. Nell’anno accademico 1911-12, con l’incarico di assistente di botanica, poté dedicarsi agli studi di fisiologia e patologia vegetale che nel 1915 le avrebbero permesso di conseguire, prima donna in Italia, la libera docenza in botanica a soli 29 anni.
Pur continuando gli studi scientifici, sebbene a ritmo ridotto, durante la Prima 
guerra mondiale Eva si dedicò alla cura dei soldati feriti e dei malati di tifo ricoverati all’ospedale Ghislieri, impegno che le valsero una medaglia d’argento della Croce Rossa e una di bronzo del Ministero dell’Interno. Nel 1919 ottenne il premio per le scienze naturali dell’Accademia nazionale dei Lincei.
La sua fama giunse fino a Cuba dove Mario Calvino, eminente agronomo sanremese, dirigeva una Stazione sperimentale agronomica. Tenutosi sempre in contatto con la Società botanica italiana, egli conosceva i lavori di Eva Mameli e, dovendo inserire nel gruppo di lavoro un botanico esperto di genetica per condurre le ricerche sulle piante tropicali, scelse proprio Eva.
I due si innamorarono, si sposarono e a Cuba iniziarono subito le nuove ricerche. Dopo tre anni la coppia ebbe il primo figlio, Italo Giovanni, che sarebbe diventato uno fra i maggiori scrittori italiani del XX secolo. Oltre alle iniziative scientifiche, sull’isola caraibica i coniugi avviarono anche iniziative sociali.

Incontro con Italo Calvino
Eva e Italo

Nel 1925 rientrarono in Italia, stabilendosi a Sanremo, e portarono per la prima volta nel nostro Paese alcuni tipi di piante tra le quali palme, pompelmi e kiwi.
L’anno successivo Eva Mameli vinse il concorso per la cattedra di botanica a Cagliari, che mantenne dal 1926 al 1928 insieme con la direzione dell’orto botanico: due posizioni accademiche di prestigio che nessuna donna aveva fino ad allora ottenuto. La nascita del secondogenito Floriano la costrinse però a lasciare gli incarichi accademici.
Da allora, a Sanremo, Eva si dedicò al laboratorio e alla Stazione sperimentale di floricoltura organizzata dal marito; diresse con lui due riviste tecniche, si impegnò nella redazione del periodico “Il Giardino fiorito”, da loro fondato nel 1931; collaborò con l’Enciclopedia Italiana e con l’Enciclopedia dell’agricoltura. A tali attività aggiunse anche un impegno protezionista.
Eva Mameli, la cui figura è stata spesso celata dalle ingombranti personalità del marito e del primogenito, svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo della floricoltura ligure, divenendo una personalità di rilievo nella ricerca scientifica botanica del Novecento. I suoi studi spaziarono tra numerosi filoni di ricerca di base e applicata: crittogamologia, fisiologia, genetica vegetale, fitopatologia e floricoltura, concretizzandosi in più di 200 pubblicazioni. Rilevante fu anche il suo impegno di divulgatrice.
Durante il periodo della Repubblica di Salò, la famiglia Calvino diede ospitalità ai più autorevoli antifascisti sanremesi nella propria casa, dove si preparò il piano per liberare alcuni prigionieri politici dei tedeschi.
I figli Italo e Floriano, renitenti alla leva dell’esercito di Salò, parteciparono alla Resistenza con i nomi di “Partigiano Santiago” e “Partigiano Floriano”. La reazione fu immediata e spietata: Mario ed Eva, arrestati perché fornissero informazioni sul nascondiglio dei figli, subirono entrambi false fucilazioni. Il marito, sconvolto dalla notizia della falsa fucilazione della moglie, ne restò segnato per il resto della vita.
Il 25 ottobre 1951 Calvino morì ed Eva prese il suo posto alla direzione della Stazione sperimentale, che lasciò solo nel 1959 per raggiunti limiti d’età. In ricordo del marito scrisse una biografia, Mario Calvino 1875-1951, in cui riportò le tappe operative e le scelte ideologiche del loro sodalizio umano e scientifico: la comune visione laica del mondo, le scelte morali e la visione sociale.
Dedicò gli ultimi anni di vita a registrare, ordinare e riscrivere tutto il materiale raccolto nei lunghi anni di intensa attività di studio e di sperimentazione in campo botanico, agronomico e floricolo.
Morì a Sanremo il 31 marzo 1978.
Il “Fondo Mario Calvino ed Eva Mameli Calvino”, costituito da circa 12.000 pubblicazioni tra cui libri, riviste, opuscoli, estratti, documenti e numerosissime fotografie, fu donato da Italo e Floriano, alla morte della madre, alla Biblioteca civica di Sanremo.
Il figlio Italo così scrisse della madre: “Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal suo giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganville, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari.  Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in dovere e ne viveva”.
In occasione dei 25 anni dalla morte dello scrittore Italo Calvino, nel 2010, è uscita la prima monografia italiana di Eva Mameli, da cui si evince come all’inizio del Novecento rarissime sono state le figure di donne italiane che si sono dedicate con tanta assiduità alla causa della ricerca e della divulgazione scientifica. Eva fu “tessitrice di competenze attraverso gli oceani e scienziata rigorosa quanto attenta agli aspetti sociali del proprio lavoro”».

È morta a Sanremo il 31 marzo 1978.

Iglesias, via Eva Mameli Calvino. Foto di Maria Pia Ercolini
Iglesias. Foto di Maria Pia Ercolini

A Eva Mameli risultano dedicate targhe, vie, aree verdi e un Istituto Tecnico di Cagliari porta il suo nome.

Targa commemorativa sulla casa di Eva Mameli, in via Turritana 76, Sassari
Targa commemorativa sulla casa di Eva Mameli, in via Turritana 76, Sassari 
CAGLIARI.Orto botanico.targa Mameli
Intitolazione proposta da Toponomastica femminile all’Orto botanico di Cagliari

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

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