Le opere di Natalia Goncharova a Palazzo Strozzi

Appena rientrata dopo la visita alla straordinaria mostra fiorentina, dedicata a una artista russa dai molteplici talenti e ai suoi rapporti con le avanguardie novecentesche, non posso che raccomandarla. Chi vive in Toscana o passerà per Firenze entro il 12 gennaio non può mancare questo appuntamento d’eccezione.
Cercherò di essere sintetica per non togliere attesa e sorprese, ma sono obbligata a fare una sintesi di ciò che si può capire, gustare, apprezzare nel percorso artistico di Natalia e dei suoi compagni di sperimentazioni e audaci imprese.
Nata in Russia nel 1881, nelle tenute di famiglia presso Tula, prende il nome di una bellissima e celebre antenata, colei che fece letteralmente impazzire di gelosia il marito Alexander Pushkin, morto in seguito a un duello. A Mosca incontra il compagno della vita, l’artista Mikhail Larionov, con cui formerà una coppia “aperta” e si legherà in matrimonio nel 1955, solo per motivi di reciproca eredità. La loro carriera corre parallela e il loro sodalizio artistico sarà solidissimo. Insieme sperimenteranno, viaggeranno, faranno scandalo, frequenteranno gli intellettuali più importanti dell’epoca e, grazie a due ricchissimi collezionisti russi, conosceranno le opere di Cezanne, Matisse, Gauguin, Picasso.

Mikhail Larionov, Ritratto di Natalia Goncharova, 1915
Mikhail Larionov, Ritratto di Natalia Goncharova, 1915

La mostra è articolata in varie sezioni: Guardando a Occidente presenta alcuni splendidi dipinti dei pittori europei appena citati e, in parallelo, opere di Natalia in qualche modo influenzate da tali modelli, ma pur sempre con un occhio attento alla propria matrice culturale, cui non rinunciò mai. La Russia di Natalia è una esplosione di vita e di colori in cui è evidente il richiamo all’artigianato e alle tradizioni popolari della sua terra: «L’arte del mio paese è incomparabilmente più profonda di tutto ciò che conosce l’Occidente». In questa sezione si ammira il famoso autoritratto con i gigli gialli, realizzato nel 1907-8, oggi conservato come gran parte dei suoi lavori a Mosca, alla galleria Tretyakov (in copertina, particolare).
1913: monografica al femminile contiene alcuni dipinti che all’epoca fecero scandalo, in particolare il nudo di una modella che persino oggi viene talvolta censurato. D’altra parte Natalia è stata la prima donna a esporre nudi femminili in Russia (come La dea della fertilità) e alcune sue opere già erano state sequestrate nel 1910.

Natalia Goncharova Modella (su sfondo blu), 1909-1910
Natalia Goncharova, Modella (su sfondo blu), 1909-1910, particolare

Mentre cominciava a farsi un nome anche all’estero, nel 1913 ci fu una sua retrospettiva di grandissimo successo in cui sembra fossero esposti oltre 800 lavori, a testimonianza del suo genio eclettico: dipinti, sculture, bozzetti, figurini di moda, ricami, tessuti, carta da parati e lubki, le stampe popolari. Il 14 settembre dello stesso anno, con Larionov e Ilia Zdanevich, aveva compiuto un evento di “body art”: si dipingono il viso e il corpo, e, passeggiando per le vie centrali di Mosca, declamano frasi che scandalizzano i passanti, una performance futurista sconvolgente. Alla fine del medesimo anno altro evento epocale: Natalia compare nel primo film dell’avanguardia artistica russa (Dramma nel Cabaret futurista n.13) in cui balla il tip-tap.
Nella sezione Religione emerge in tutta la sua profondità l’anima russa, influenzata dalle icone e dalla tradizione ortodossa, con i bellissimi Evangelisti (caratterizzati da diversi colori di sfondo) e l’Arcangelo (in bianco). Anche in questo àmbito è una contestatrice: mai le donne si erano accostate all’arte sacra, riservata esclusivamente agli uomini. «Donne dovete credere che tutti, donne comprese, hanno un intelletto a forma e immagine di Dio, che non ci siano limiti alla volontà e alla mente umana».

Evangelisti
Natalia Goncharova, Evangelisti

Un ambiente raccolto ospita le 14 litografie dedicate alla Grande guerra, a cui partecipò anche il suo compagno, rimanendo gravemente ferito. Sono immagini forti in cui la guerra non è trionfale né eroica, ma sangue, massacri, cadaveri; sull’esercito russo però vegliano gli angeli e i due santi patroni: Giorgio di Cappadocia e Alexander Nevsky. Qui – al richiamo all’arte tradizionale e alle iconostasi – si uniscono le suggestioni futuriste nell’eterna lotta fra male e bene.
La sala dedicata al Teatro è una vera meraviglia perché Natalia collaborò con il più grande genio del balletto russo, Diaghilev, realizzando i bozzetti per i costumi e le scene di diversi spettacoli, fra cui Il gallo d’oro; durante questo complesso lavoro, amava indossare abiti maschili da operaio, anche per contrastare gli stereotipi di genere. Delle immagini d’epoca scorrono su un grande schermo, dando l’idea del livello raggiunto dalla celebre compagnia dei Ballets Russes; due abiti originali molto elaborati sono montati su manichini. I bozzetti esposti sono realizzati con le tecniche più varie, fra cui il collage che riprende i mosaici a fondo d’oro di Ravenna. D’altra parte Natalia e Mikhail viaggiano e visitano l’Europa; dopo il 1915 lei non ritornerà mai più in patria e si stabilirà a Parigi, seguita ben presto dal compagno. Insieme andranno in Spagna, che avrà grande influenza sull’arte di Natalia, in Svizzera, a Roma, a Venezia, in Provenza. Il rapporto con il futurismo e con l’Italia si riscontra in due sezioni: Modernismo e Goncharova e l’Italia in cui si ammirano opere di Depero e Boccioni (il famoso Dinamismo di un ciclista); anche Natalia raffigura un ciclista, in un bellissimo dipinto oggi a San Pietroburgo, ma il suo è affannato sui pedali, su un selciato di sassi, con lo sfondo frammentato di insegne e vetrine di negozi, con alcune scritte incomplete. La volontà di stupire e scandalizzare è la medesima, ma qui si notano influenze cubiste e raggiste (una forma d’arte astratta tipicamente russa).

Natalia Goncharova, Ciclista,1913
Natalia Goncharova, Ciclista, 1913

L’ultima sezione, Dopo la Russia, dà conto soprattutto dell’influenza spagnola che si manifesta con figure femminili abbigliate con pettini, scialli, mantiglie, su sfondi ricchi di dettagli, ma sobri nei colori, dal bianco all’ocra. In questa sala uno splendido, grandissimo paravento, per la prima volta fuori da Chicago e restaurato appositamente; fu ultimato nel 1928 e descrive la primavera in cinque pannelli attraverso rami, foglie, germogli stilizzati che niente hanno delle immagini tradizionali, né nei colori né nei soggetti.

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Natalia Goncharova, Primavera, 1927-28

Una donna intanto è entrata nella vita della coppia, da cui non si separerà più, come amica, come amante, come angelo custode, come seconda moglie di Larionov, infine come erede: Alexandra Tomilina, oggi sepolta nella loro stessa tomba, a Ivry-sur- Seine.
Con il crollo della borsa e con l’avvento dello stalinismo, per questi russi non c’è più possibilità di rientrare in patria: le loro opere d’avanguardia sono al bando e vengono disperse, rischiando l’oblio e la distruzione. Saranno costretti a vendere con rammarico alcuni quadri, a collaborare con altri balletti, a illustrare libri; poi arriveranno i problemi di salute per entrambi, finché Natalia muore (17 ottobre 1962); nel ’63 Larionov sposa Alexandra e a sua volta muore l’anno seguente. Alexandra lascerà in eredità tutta la collezione allo Stato sovietico e, alla morte, sarà per sempre legata ai due amici carissimi.
La galleria Tretyakov, per la grandezza del lascito, ha dedicato un edificio apposito esclusivamente alle opere di Goncharova e Larionov.
Concludo con le parole di Serge Diaghilev riferite a Natalia: «Questa donna trascina tutta Mosca e tutta San Pietroburgo dietro di sé; non si imita solo la sua opera, ma anche la sua personalità». Visitando questa mostra – omaggio doveroso ad una artista eccelsa – conquistati dalla sua modernità e audacia, non si hanno dubbi in proposito e dispiace non aver avuto la fortuna di conoscerla.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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