Più che una scuola, un osservatorio antropologico

Recensione. La classe degli altri, di Michela Fregona.
Tanti anni fa ho insegnato nei corsi cosiddetti delle 150 Ore, quelli istituiti negli anni Settanta in favore di lavoratori e lavoratrici. L’orario era serale e molte persone prive del diploma di licenza media lo ottennero per questa via. All’inizio i corsi erano frequentati soprattutto da operai e operaie, poi arrivarono casalinghe e ragazzini di sedici anni sbattuti fuori dalla scuola “del mattino” senza la licenza media. Non ricordo la presenza di ragazzine con la stessa storia.
Per me furono otto anni bellissimi, tra i più significativi della mia vita professionale: ero già di ruolo nelle medie ma chiesi il trasferimento alla scuola degli adulti perché mi interessava fare proprio quest’esperienza.
Ora le 150 Ore non esistono più. Nel 1997 i corsi sono stati sostituiti dai Ctp, Centri territoriali permanenti, frequentati da una maggioranza di persone immigrate provenienti da mezzo mondo, ma anche da sedicenni espulsi/e dalla scuola media e comunque da chi, per particolari condizioni di disagio sociale e personale, non ha potuto ottenere a suo tempo il diploma della scuola dell’obbligo. Oltre a ciò i Ctp forniscono appoggio personalizzato a chi si iscrive a una classe di studi superiori con una conoscenza imperfetta dell’italiano e organizzano corsi di alfabetizzazione di base per stranieri/e. Ma non basta, perché le/i docenti sono tenuti all’insegnamento in carcere: anche quello fa capo ai Ctp.
Proprio la mia antica ma non dimenticata esperienza lavorativa nei Corsi per lavoratori mi ha ora indotta a leggere La classe degli altri, romanzo di esordio della bellunese Michela Fregona, e versione rinnovata di un manoscritto diversamente intitolato, segnalato nel 2016 dal premio letterario Italo Calvino. Ora il romanzo (il nuovo titolo mette l’accento sul fatto che la scuola di cui si parla è quella degli “altri“: dei meno fortunati, degli immigrati) esce per la casa editrice Apogeo di Adria nella nuova collana èstra insomnia che, come si legge nella presentazione editoriale, vuole «introdurre l’inquietudine tra elettori, aprire gli occhi e mantenere sveglia l’attenzione sulle cose e sul mondo», con una particolare attenzione per le scritture «sperimentali e d’avanguardia».

Non è per caso che ho voluto soffermarmi sulla scelta editoriale: mi sembra infatti che sia per l’argomento – il racconto di alcuni mesi di lavoro al Ctp di Belluno – sia per lo stile il romanzo-verità di Fregona corrisponda perfettamente alle caratteristiche della collana: scritto con un piglio sicuro, molto personale, tratta un argomento di forte interesse di cui si sa poco o niente: scuote, infrange stereotipi diffusi e consolidati, induce a pensare. L’autrice insegna nel Ctp – per scelta consapevole e non per ripiego – da quasi vent’anni e sa bene quindi di cosa parla.
Quello che emerge dalle pagine di
La classe degli altri è un campionario di umanità sofferente, di vite difficili e quasi eroiche nella volontà di “non mollare”. C’è la storia tragica di Niko; c’è quella della bella Aisha, giunta dal Marocco con i capelli profumati di argan e un progetto di emancipazione nel suo bagaglio, che si iscrive all’Istituto tecnico per conseguire un diploma di scuola superiore, ma nonostante il sostegno del Ctp perde l’anno per i pregiudizi di un’insegnante. C’è la storia di Gherghina, viso di madreperla da madonna medievale, che porta nel corso la sua esperienza di scuola antica, severa, normativa conosciuta in Moldavia. C’è la tormentata vicenda di Caterina, una ragazzona che sembra “un ippopotamo in salopette”: i genitori sono riusciti a farla venire da Portorico, ma lei deve faticare molto per affermare la sua volontà di frequentare il corso per adulti. Ci sono “i piccini”, sedicenni in fondo tenerissimi ma sovente difficili, da fronteggiare a muso duro, facendogli però capire che gli si vuole bene; allora accettano, orecchie basse, le reprimende, e per un po’ riescono pure a controllare le pulsioni ormonali. Ci sono anche quelli – pochi – che fanno paura: personaggi che hanno dentro una rabbia e una violenza insopprimibili. Tante le storie segnate dallo sfruttamento del lavoro nel suo aspetto più brutale e disumano, così com’era ancora cinquant’anni fa per gli italiani costretti a cercare lavoro in Svizzera in Belgio in Australia in Argentina.
Insegnare nei Ctp con la coscienza di queste realtà (e scarso appoggio da parte del Ministero, che dopo aver istituito i corsi sembra essersene lavato le mani, lasciando la soluzione dei problemi all’iniziativa e alla buona volontà del personale docente) diventa quindi un atto politico, oltre che un’esperienza umana di valore, perché molto c’è da imparare da adulti che giungono da tanti Paesi diversi, appartengono a tante diverse culture e hanno vite così intense.
Non a caso nel romanzo (ma purtroppo anche nella realtà cui si ispira) la presenza del Ctp, che condivide lo spazio con la scuola media regolare, disturba gli insegnanti più conservatori o il grigio preside burocrate che nulla ne sa e nulla ne vuol sapere: per lui i corsi per adulti sono solo “grane”. Come osserva un personaggio del libro – la presidente esterna agli esami di licenza, donna sensibile e intelligente – questi corsi sono qualcosa di più di una scuola, «sono un laboratorio antropologico, il posto migliore per capire come stiamo cambiando in Italia» e come il Paese in cui abitiamo accoglie le tante vite sradicate che vi giungono da mezzo mondo. Ed è nello stesso tempo un’occasione privilegiata per riflettere sulla realtà delle “radici”, nostre e degli altri, che «sono una cosa ben strana: da loro dipende la crescita, ma poi ci si rende conto che sono anche quello che trattiene». Le radici, però, nel mondo d’oggi, sono qualche cosa di diverso da quelle che assorbono il nutrimento solo dalla terra, perché «siamo alberi con radici volanti o che fluttuano nell’acqua come quelle delle piante orientali. Tante diramazioni, tante direzioni. E più ricco il tronco che ne esce».

Michela Fregona
La scuola degli altri
Apogeo, Adria, 2019
pp. 306
€ 15

 

 

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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