A Rio da Cecília

A Rio de Jainero mi aspetta un’autrice che in Europa conosciamo troppo poco e che, invece, avrebbe tanto da dirci su come convivere col dolore umano e trarne linfa vitale per andare avanti. Parlo di Cecília Meireles, poeta brasiliana che, nonostante una vita costellata di lutti, è riuscita a tramutare la solitudine in versi eterni.

“Signora Meireles, perché qualcuno inizia a scrivere?”
“Per me è stato come movimentare una situazione d’immobilità spiazzante, quando le acque erano calme e stagnanti sentivo la necessità di scrivere per scacciare quell’aria di morte, un’ombra che ha sempre caratterizzato la mia vita sin dall’infanzia”.

“Guardando al suo passato, come descriverebbe la Cecília ragazza?”
“Una povera rosa nel vento. Non sapevo ancora nulla forse, la vita era come stantia.”

“A cosa imputa quell’immobilità?”
“Malinconia. Mi piace immaginare la mia vita come una distesa di sabbia lucente con delle solitarie impronte, la mia voce come l’eco del mare in una conchiglia vuota”.

“Se posso chiedere…Come ha imparato a convivere con la malinconia?”
“Sono stata una bambina molto sola e silenziosa, anche se poi mi è tornato utile per scrivere! Nel silenzio della solitudine ho creato la mia area magica, dove tutto diventava caleidoscopico e meraviglioso.”

“So che ha anche perso molte persone care quando era piccola, mi dispiace…”
“Qualche strana sorte ha voluto che fossi l’unica a sopravvivere del mio nucleo familiare: l’unica viva tra quattro fratelli, ho perso il mio papà prima di nascere e la mia mamma quando ero ancora molto piccola. Giusto la nonna è rimasta con me: è lei che mi ha cresciuta, anche se tenendomi sempre molto isolata dagli altri bambini. Credo sia fondamentalmente per questo enorme buco nero che a 9 anni ho cominciato a sfogarmi sulla carta. Dopo di che ho perso anche il mio amore, Fernando Correia Dias, che invece non ce l’ha fatta a combattere col mostro della tristezza e si è tolto la vita nel ’35”.

“Quanta solitudine pensa di aver trasferito nelle sue meravigliose poesie?”
“Credo che ognuno di noi viva in una condizione di profonda solitudine, soprattutto se si rimane senza affetti. Credo che la poesia mi abbia permesso di prendere la mia nostalgia e trasformarla in raggio di sole, mare azzurro, cielo sereno. Le disgrazie che ho vissuto mi hanno messo nella condizione di raggiungere un’intimità tale con la morte da riconoscere placidamente la transitorietà di tutte le cose. La mia poesia non è che un grido, ma trasfigurato”.

“Come è riuscita a gestire la saudade verso il passato che non tornerà?”
“Semplice, l’ho reso eterno. L’ho trasformato in mito, leggenda, natura, Eterno. Solo così sono riuscita a fissarlo nella mia memoria per sempre, grazie alla poesia”.

“Modernismo, parnassianesimo, simbolismo… Tante etichette e nessuna completamente esatta. Lei in quale movimento si riconosce di più?”
“In un primo momento della mia vita, dopo la pubblicazione di Espectros, mi ero avvicinata al gruppo di intellettuali modernisti brasiliani che ruotava intorno alla rivista Festa. Poi con Baladas para El-Rei mi son sentita più vicina ai simbolisti. Sicuramente sono state parti fondamentali della mia formazione, ma credo di non averne mai seguito rigidamente le linee guida, ho sempre avuto un approccio molto… Come dire? Libero!”

“Lei si ritiene una persona libera?”
“La libertà…Che cosa stupefacente! Questa parola che il sogno umano alimenta, che non c’è nessuno che spieghi e nessuno che non comprenda…”.

-.-.-

CECíLIA MEIRELES: nata a Rio de Jainero nel 1901 fu una poeta, insegnante e giornalista brasiliana. Dopo un’infanzia costellata dalla perdita di tutti i familiari, a parte sua nonna, esordì con l’opera di poesie Espectros, nel 1919.
Sposò l’artista Fernando Correia Dias, da cui ebbe tre figlie, che tuttavia si tolse la vita nel 1935 dopo una lunga lotta con la depressione.
Nel 1938 vinse il Premio di Poesia dell’Accademia Brasiliana di Lettere per il suo libro Viagem.
Si spense a Rio de Jainero nel 1964.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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