La Guerra fredda, Prima fase. La crisi tedesca e il muro di Berlino

Capitolo13_indice01_VitamineLa Germania è il Paese che più di tutti paga la spartizione del mondo in sfere d’influenza. Nella Conferenza di Yalta (febbraio 1945) le future potenze vincitrici della guerra non ancora conclusa decidono la divisione della Germania in quattro aree, una per ognuno degli Stati occupanti. Nel 1948 a Londra una nuova Conferenza, stavolta senza i rappresentanti dell’URSS, stabilisce la creazione nella parte di Germania sotto il controllo capitalista di un governo federale autonomo ma fedele alle politiche della NATO. All’inizio del 1949 nascono formalmente due Stati: una Repubblica Federale Tedesca (FDR) liberale, con capitale Bonn e gestita dal governo locale sotto il controllo indiretto inglese francese e americano, e una Repubblica Democratica Tedesca (DDR), con capitale Berlino Est e affidata a governi-fantoccio che obbediscono alle direttive di Mosca. Berlino si trova nella DDR ma viene divisa anche questa tra una Berlino Ovest liberale e una Berlino Est socialista. Una frontiera con filo spinato e soldati armati impedisce agli abitanti dei Paesi socialisti di recarsi in quelli capitalisti. In un primo momento nessuno dei due blocchi riconosce il governo tedesco avverso; solo nel 1955 verranno riconosciuti entrambi gli Stati. La DDR diventa a tutti gli effetti uno Stato satellite dell’URSS, mentre il governo della FDR è formalmente autonomo tranne sulle questioni internazionali “delicate” come il riarmo; la DDR è un regime a partito unico, mentre la FDR permette libertà di scelta ma scioglie il partito comunista e dichiara incostituzionale la minoranza nazista ancora esistente.
Tra la Conferenza di Londra (estate 1948) e la nascita formale della Repubblica Federale Tedesca (primavera 1949), Stalin reagisce a quella che ormai è una coalizione antisovietica organizzando un pesante blocco di Berlino Ovest: chiude tutti gli accessi terrestri e sotterranei, impedendo alla città di ricevere comunicazioni e viveri, sperando di spingere le forze occidentali ad abbandonare tutta la zona. Invece gli alleati liberali aiutano la popolazione berlinese instaurando un ponte aereo che rifornisce la città di cibo e carburante, finché Mosca è costretta ad rinunciare al blocco. La crisi di Berlino è il primo grande sintomo di precarietà dell’ordine mondiale di finta pace uscito dalla II Guerra mondiale.
Risolta questa prima crisi, Berlino Ovest rimane comunque un’enclave liberale nella Germania Est socialista. Milioni di persone residenti nell’area sovietica si rifugiano all’Ovest. A migrare o fuggire sono non soltanto dissidenti politici quanto lavoratori specializzati che in un sistema capitalista avrebbero goduto di salari più alti e di una qualità della vita decisamente migliore. Per fermare quest’ondata migratoria il governo sovietico fa costruire una barriera di filo spinato intorno a Berlino Ovest per impedire agli abitanti dell’Est di emigrare. Ma questa soluzione non basta e le fughe continuano; anzi, sono anche soldati a scappare oltre il confine. Per far fronte ai continui espatri, nell’estate del 1961 il governo filosovietico della DDR inizia la costruzione di un muro in cemento armato intorno a tutta Berlino Ovest munito di torri di guardia con soldati armati e check-point per permettere alcuni straordinari passaggi a chi ha un apposito visto. La storia tedesca ricorderà alcune migliaia di persone, prevalentemente uomini adulti ma non solo, uccise nel tentativo di oltrepassare il famigerato muro di Berlino.

In copertina: Berlino, linea di divisione alla Porta di Brandeburgo, agosto 1961. Foto di Helmut J. Wolf

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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