Altre panchine, altri simboli

Un po’ di tempo fa, l’11 maggio scorso, fu pubblicato su Vitamine Vaganti un mio articolo intitolato Panchine per non dimenticare in cui raccontavo sinteticamente come è nata e si è diffusa un po’ ovunque l’idea di combattere la violenza di genere anche con il simbolico colore rosso (sangue) di panchine poste in giardini e parchi. Naturalmente l’iniziativa nel frattempo è andata oltre e moltissimi luoghi in Italia ne ospitano, come monito e speranza.
Ora vorrei parlare invece di altre panchine, al momento limitate alla Toscana, altrettanto importanti e simboliche, ma riferite a situazioni diverse.
Mi piace segnalare subito l’iniziativa della provincia di Prato che ha dedicato il 25 gennaio scorso sei panchine a Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto proprio quattro anni fa. Le panchine in suo ricordo sono state posizionate nel capoluogo (presso l’anfiteatro “Dorval Vannini”) e nei comuni vicini: Montemurlo, Vaiano, Vernio, Cantagallo e Carmignano. Alla cerimonia di inaugurazione si è accompagnata una fiaccolata perché le indagini proseguano con nuovo impulso e la memoria rimanga vigile.
Il 27 gennaio – celebrando il Giorno della memoria – della vere e proprie istallazioni sono state curate e promosse da Unicoop sia presso i propri supermercati sia in spazi esterni. Molto bella la panchina in piazza Gavinana, a Firenze, intitolata Stazione futuro: un orologio fermo per sempre, una valigia piena di foto e di ricordi, una pagina di giornale. Nell’occasione sono state promosse visite straordinarie gratuite al memoriale della Shoah, riportato da Auschwitz e finalmente allestito in Italia grazie al volere della regione Toscana (vedi articolo su Vitamine Vaganti n. 21). Non lontano si trova piazza Gino Bartali che, oltre ad essere il formidabile ciclista rimasto nel cuore della tifoseria anche a distanza di tempo, è stato una coraggiosa staffetta in aiuto di ebrei e partigiani; nella canna della sua bici nascondeva messaggi, foto e documenti in maniera insospettabile. Si calcola che abbia salvato almeno 800 persone dalla deportazione, per questo il 23 settembre 2013 è stato riconosciuto Giusto fra le nazioni dallo Yad Vashem israeliano.
Parliamo ora di panchine rosa: un colore che spesso si collega alle donne, qualche volta a sproposito, ma in questo caso è coerente con la finalità. Nella zona in cui vivo è nata e opera una associazione che si occupa della salute femminile; si chiama Annastaccatolisa onlus e principalmente promuove la prevenzione, la ricerca e la cura dei carcinomi mammari. Lo fa anche attraverso la sistemazione di panchine in luoghi centrali e strategici perché il messaggio non sfugga: un parcheggio, un giardino, il piazzale antistante una biblioteca; è molto attiva sui social, ha un sito e un blog davvero speciale. Tutto è nato da un grande dolore: una trentenne di Montecatini Terme, allegra e piena di vita, Anna Lisa (staccato, appunto!) Russo, scopre di essersi ammalata di cancro al seno, del tipo più feroce e praticamente ancora incurabile detto triplo negativo, che colpisce soprattutto le donne in giovane età.
Decide quindi di condividere in un blog ciò che le sta accadendo, giorno per giorno, momento per momento, fra speranze e delusioni; si iscrive anche alla rete Oltreilcancro.it e fa sì che la propria esperienza possa servire ad altre, grazie alla prevenzione precoce, specie con l’autopalpazione. Coinvolge il quotidiano “La Stampa” e il direttore di allora, Mario Calabresi, rimane talmente colpito dalla sua forza e dalla sua personalità da esortarla a scrivere online per il giornale. Così è nato il libro Toglietemi tutto, ma non il sorriso. Intanto Anna Lisa, dopo un primo provvisorio miglioramento, ha visto ripresentarsi la malattia con metastasi polmonare e linfonodi al torace. Non si è rassegnata ancora, anzi ha voluto con tutte le energie e tutto l’entusiasmo sposare Andrea, la persona che le era rimasta vicina con il suo amore: il 15 agosto 2011 nell’ospedale di Livorno si è celebrato con una grande festa il matrimonio, con fiori bianchi, lenzuola di seta, torta a sette piani come da tradizione. La famiglia, dopo pochi mesi dalla morte di Anna Lisa, ha fondato l’associazione che porta il suo nome per finanziare la ricerca, promuovere iniziative, sollecitare l’attenzione su questo specifico tipo di carcinoma, ancora più crudele degli altri. Le panchine rosa – su cui è bello sostare – sono il ricordo di una giovane coraggiosa e innamorata della vita, ma soprattutto un ammonimento su cui riflettere proprio quando si sta bene e qualsiasi idea di malattia è lontana. 

FOTO
“Giardino Anna Lisa Russo“ foto di Laura Candiani

 Anna Lisa Russo compare nella odonomastica della Valdinievole in due comuni: le sono stati dedicati infatti un giardino a Montecatini e un largo a Borgo a Buggiano.

FOTO 1
“Largo Annalisa Russo“ foto di Laura Candiani

 

In copertina “Ponte Buggianese panchina rosa“

 

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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