Dialogo ultraterreno sull’Isola del Tesoro

EUGENIO M.C. Esimio collega, le parlerei in inglese, se non fosse che preferisco il francese.

R. L. STEVENSON. Bando alle formalità. Non si preoccupi. Io sono scozzese e preferirei addirittura il gaelico. Ma qui, dove siamo ora, ci si capisce comunque. È bello che, al contrario della torre di Babele, questa nostra ultima dimora consenta di capirci senza barriere linguistiche.

EUGENIO M.C. Forse non lo sa, ma la mia compagnia marionettistica di Milano ha messo in scena l’Isola del Tesoro.

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R. L. STEVENSON. Lo so, lo so. Qui nulla sfugge e ho sbirciato giù varie volte. Complimenti! Devo ammettere che avete migliorato il mio libro con trovate sceniche eccezionali. E avete mantenuto una perfetta aderenza al testo.

EUGENIO M.C. Lieto che le piaccia. Noi per tradizione giochiamo a valorizzare le ambientazioni. Avrà notato i fondali…

R. L. STEVENSON. Magnifici. Quel Franco Citterio è un genio delle scenografie.

EUGENIO M.C. Sì, posso dire che fa miracoli. Teatralmente parlando, s’intende. La musica poi non era prevista nella sua storia. Un accompagnamento che il caro maestro Danilo Lorenzini ci dona sempre con generosa creatività. Le piace?

R. L. STEVENSON. Infinitamente. Noi scozzesi amiamo la musica, forse un po’ sul genere marziale. Ma, avendo viaggiato per mari e paesi lontani, ho ascoltato con la massima soddisfazione le vostre melodie caraibiche. E il pappagallo, divino! E le altre creaturine, che effetti celestiali! Ah ah ah, quel Ben Gunn che avevo lasciato un po’ informe, quasi emerso dagli Inferi barbarici, è diventato così umano e divertente. Ottima l’idea di alludere a un legame romantico fra lui e la Mora. Non ci avevo pensato. Ciò che mi blocca l’inventiva è sempre quel dottor Jekyll che si frappone fra me e le immagini gioiose. Ma è una croce che ormai mi porto addosso. Un vero purgatorio! Vi si sono sviluppate intorno tali e tante interpretazioni psicoanalitiche da gravare con il loro peso su tutta la mia scrittura.

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EUGENIO M.C. Suvvia, si rallegri. Le mie marionette trasformano il male in bene. Fanno un secondo miracolo dei pani e dei pesci, se mi è concessa la metafora in ambiente paradisiaco.

R. L. STEVENSON. Mi tolga una curiosità. Ai miei tempi portavamo le parrucche, ed erano fatte anche con crine di cavallo, di capra, di yak, molto più economiche che con i capelli. Quelle delle marionette sono state riprodotte alla perfezione, come i costumi del resto.

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EUGENIO M.C. Eh, questo è un altro vanto di cui andiamo fieri. Le nostre parrucche sono di capelli autentici — ha ragione, costano più care — e l’arte di comporle fu trasmessa da mia madre Carla a Maria Grazia Citterio. Se getta un occhio nei laboratori la vedrà accanto a Cecilia Di Marco, entrambe intente a scegliere tessuti preziosi, tagliarli, cucirli. E noterà l’andirivieni di Giovanni Schiavolin, che si occupa, tra l’altro, delle calzature, della scultura delle mani e dello sbalzo dei metalli. Pura opera di artigianato. Perché deve sapere che tutte e tutti fanno tutto. Perdoni il gioco di parole, ma il mio stile linguistico talvolta ha toni aulici, con un risvolto faceto che conto sia evidente. Non vorrei passare per pomposo.

R. L. STEVENSON. Non si scusi per le sue espressioni forbite. Mi arrivano echi dal mondo-in-cui-fummo da far accapponare la pelle.

EUGENIO M.C. In effetti ritengo che non sia anacronistico curare il bell’eloquio. Un poeta italiano scrisse: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Ci pregiamo di essere suoi seguaci.

R. L. STEVENSON. Conosco Dante. Uno che ha pagato di persona perché non aveva peli sulla lingua. Lo sento vicino. Anch’io sono stato espulso dalle isole Samoa per le mie idee. Ma sono realista e la prosa mi si adatta assai più della poesia. In particolare sotto forma di storie d’avventura.

EUGENIO M.C. Ecco, le storie di pirati per esempio. Sono considerati temi avvincenti per eccellenza. Peccato che lei non abbia valorizzato le figure di donne. Spero abbia apprezzato come le marionette diano vita a personaggi femminili che animano le scene.

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R. L. STEVENSON. Splendida innovazione. Sì, mi manca la dimensione muliebre. Per fortuna ci avete pensato voi. Dico voi perché  la compagnia — si chiama Carlo Colla & Figli, vero? — ha l’aria di attenersi sempre con scrupolo al suo insegnamento.

EUGENIO M.C. Certo! La compagnia è composta da persone che considero figlie e figli da me formati. Non le ho nominato Piero Corbella e Tiziano Marcolegio, due pilastri portanti dell’intera organizzazione. Per non parlare degli altri, un piccolo universo, praticamente una sorta di famiglia. Una delle cose che mi mancano maggiormente è la quotidianità con loro. Sa, facevamo tutto insieme, professionalmente e in vacanza.

R. L. STEVENSON. Ho i miei informatori e mi riferiscono che il suo nome è citato di continuo con reverenza e affetto.

EUGENIO M.C. Questa è una grande consolazione. Perché ero inflessibile sulla precisione filologica e sulla qualità, e magari talvolta mi uscivano richiami un po’ severi. Ma sono felice che mi vogliano bene come gliene voglio io.

R. L. STEVENSON. Beati loro che hanno un santo in paradiso e beato lei! Io non ho avuto figli. Solo un figliastro a cui sono affezionato anche per amore della madre Fanny. Ma numerosi miei personaggi sono ragazzi. E ho cercato di trasmettere la freschezza dell’infanzia e dell’adolescenza. Come le sembra il Jim dell’Isola del Tesoro?

EUGENIO M.C. Intelligente. Curioso. Intraprendente. Coraggioso. In fondo è lui che risolve i problemi, fa da tramite e da portavoce tra le varie parti, unisce l’ingegnosità a doti degne di un ambasciatore. Si dice che i giovani di oggi siano più svegli che in passato, ma non è così. Sono più disinvolti, ma viziati da una società fin troppo permissiva. I genitori temono di perdere l’affetto e non sanno negare nulla. Eppure saper distinguere fra ciò che è giusto e quel che è sbagliato tempra il carattere e insegna che bisogna valutare le conseguenze di ogni singola scelta. Davanti a eventi drammatici come quelli che Jim deve affrontare, temo che perderebbero la bussola.

R. L. STEVENSON. Ahi, ahi, la barca dell’educazione fa davvero acqua. Su questo versante solchiamo onde tumultuose. Grazie al cielo non è più un nostro problema. Come asserisce l’amico Jean Paul Sartre — attento che non ci veda, altrimenti viene subito qui a filosofeggiare sul nulla fino alla nausea — il ricordo è l’unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati.

EUGENIO M.C. Eh, sì, la vita finisce presto, ma il paradiso dura per sempre.

R. L. STEVENSON. Saggio aforisma. L’ha coniato lei?

EUGENIO M.C. No, Alice Walker. La vede laggiù? È una donna forte e volitiva, che non ha molto di angelico, a cominciare dal vestito di colore viola.

 

In copertina “Eugenio Monti Colla fra le marionette della storica compagnia Carlo Colla & Figli

 

 

 

Articolo di Nadia Boaretto

0_9e7goFNadia Boaretto, residente fra Milano e Nizza (Francia). Laureata in lingue e letterature straniere all’Università Bocconi. Ex insegnante di inglese, traduttrice, attiva partecipante a testi del teatro di figura, nella fattispecie di una importante compagnia marionettistica. Femminista, socia fondatrice della Casa delle Donne di Milano.

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