La minaccia dello stereotipo. Disagi e parcheggi

Qualsiasi donna che guida l’auto da un po’ di tempo ha vissuto una esperienza analoga a questa: mentre sta facendo un parcheggio in uno spazio ristretto vede un uomo, spesso anziano ma non necessariamente, che assiste alla manovra con sguardo scettico, sicuramente pensando che la manovra di parcheggio non riuscirà. È estremamente probabile che, anche se quella donna è perfettamente capace di parcheggiare, in quel momento possa fare una manovra peggiore di quella che farebbe se non fosse osservata perché sta subendo la minaccia dello stereotipo.
Ma cosa vuol dire minaccia dello stereotipo?
«Una persona, indipendentemente dalle proprie abilità cognitive individuali, ottiene prestazioni scarse in un compito se il gruppo sociale al quale appartiene è oggetto di uno stereotipo negativo rispetto alle abilità richieste dal compito stesso (Steele, Aronson, 1995 in Stereotype threat and the intellectual test performance of African Americans)».
Insomma «l’individuo sente di poter essere giudicato non sulla base delle proprie abilità individuali, ma solo in quanto membro di una certa categoria sociale oggetto di stereotipi negativi. Non è necessario che la persona condivida lo stereotipo perché questo produca i suoi effetti: è sufficiente sapere che lo stereotipo esiste, e immaginare che altri potrebbero giudicare la prestazione della persona alla luce dello stereotipo stesso, per subirne gli effetti» (Tomasetto, C., Matteucci, M. C., & Pansu, P. in Genere e matematica: si può ridurre la minaccia dello stereotipo in classe?).
Tale effetto è stato particolarmente studiato in relazione alle performance di ragazze e ragazzi nei test di matematica.
Christia Spears Brown, psicologa americana, nel suo libro Parenting Beyond Pink & Blue, racconta un esperimento svolto da Paul Davies, docente di psicologia all’università della Columbia Britannica: un gruppo di universitarie di livello A e B sono state sottoposte ad un test di matematica dicendo loro che era estremamente importante e valutativo. Sono state divise in due gruppi; una metà, prima del test, ha visto degli spot su prodotti per l’acne e su una donna che desiderava un elettrodomestico per fare dolci. L’altra metà ha visto spot sessualmente neutri su cellulari e farmaci. Le ragazze del primo gruppo hanno risolto meno quesiti e hanno dato anche meno risposte corrette di verbalizzazione.
Immaginiamo cosa possa fare una vita intera di questi stereotipi!
In fase di test si possono attuare delle strategie per ridurre o annullare la minaccia dello stereotipo, che ovviamente dipendono anche dall’età di chi partecipa al test e dal contesto in cui il test è collocato. Innanzitutto bisogna de-enfatizzare il genere, incoraggiare a pensare a sé stessi/e non in termini di maschio o femmina, dare un diverso nome al test; ove possibile, chiedere di inserire i dati personali al termine della prova; utilizzare strategie di autoaffermazione individuale, sollecitando le persone a descrivere caratteristiche, talenti e valori che le caratterizzano e che esse considerano importanti; fornire alle potenziali vittime della minaccia un ambiente più favorevole, ad esempio attraverso la presenza e l’intervento di modelli di ruolo positivi rispetto alla matematica. È stato mostrato che in laboratorio le donne ottenevano risultati significativamente migliori quando un test veniva somministrato da una ricercatrice piuttosto che da un uomo grazie alla percezione della sua competenza.
Ma se esistono strategie utili in fase di test, è naturalmente importante contrastare questa minaccia in ogni altro contesto e sin dalla prima infanzia. Indubbiamente il risultato massimo lo si otterrà eliminando l’esistenza stessa degli stereotipi di genere e del gender gap. Ne è la prova il fatto che il gender gap è assente in Paesi come l’Islanda, la Norvegia o la Svezia, nei quali anche gli indici di equità di genere sul piano politico ed economico sono più elevati, mentre è massima in Paesi quali la Turchia, la Corea e l’Italia, dove invece l’ineguaglianza di genere nella società è molto più evidente a tutti i livelli. Ebbene, se guardiamo i risultati dei test PISA sui 37 Paesi presi in considerazione dall’Ocse, i maschi in matematica registrano punteggi più elevati delle femmine in 36. Solo le liceali islandesi capiscono di matematica più dei loro coetanei. Pure in scienze i maschi sono in netto vantaggio, anche se un po’ meno. Fanno meglio delle donne in 24 Paesi, peggio in dieci e pareggiano in due. Nel test di lettura e comprensione invece non c’è partita. Vincono le donne in 37 Paesi su 37 e il loro vantaggio medio è abissale.
Certo, ad influire non è solo il modo in cui si svolgono i test ma la consapevolezza acquisita nel tempo e le competenze che a loro volta sono derivate dalla consapevolezza, infatti la minaccia dello stereotipo agisce sin dalla prima infanzia e sin dai primi approcci allo studio. Ovviamente agisce anche sui maschi, nelle materie letterarie.
Per capire come è potente la minaccia dello stereotipo notiamo che porta anche a ridurre le categorizzazioni positive. Ad esempio, i risultati in matematica delle studenti americane di famiglie di origine asiatica peggiorano se si sottolinea il loro genere, ma migliorano se si sottolinea la loro identità etnica, associata allo stereotipo positivo del talento matematico degli asiatici. Ciascuno di noi infatti si identifica in più gruppi, che danno rinforzi positivi o negativi.
Tornando a quando devo fare un parcheggio e ci sono uomini che mi osservano, mi sono abituata a pensare, mentre faccio manovra, che tanti uomini non sanno parcheggiare, che le statistiche riportano che sono gli uomini ad avere più incidenti stradali e che è una vita che sento dire “Donna al volante pericolo costante! Penso infine alla soddisfazione che proverò nell’eseguire un parcheggio perfetto, nonostante gli sguardi di sfiducia!

Per approfondire: Donatella Caione, Stereotipi e arzigogoli, Matilda Editrice, Foggia, 2017

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Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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