In Egitto Da Radwa

Incontro Radwa Ashour nell’università del Cairo, dove lavora come professoressa d’inglese, lingua che, ovviamente, padroneggia perfettamente dopo l’esperienza di dottorato in Letteratura Afroamericana in Massachusetts.

“Signora Ashour, chi l’ha ispirata a coltivare la letteratura?”
“Mia mamma aveva un’anima profondamente artistica: dipingeva, suonava il piano ed era un’appassionata di poesia araba…Per quanto ne so, si era cimentata lei stessa con qualche poesia. Tuttavia, un po’ come tutte le donne egiziane della sua generazione, non ha mai continuato gli studi quindi non ha mai avuto la reale opportunità di coltivare seriamente questi interessi. Io sono stata molto fortunata!”

“Ma per lei scrivere cosa significa?”
“Per me è un atto politico e sociale, ma anche una forma di autodifesa. Da donna egiziana penso di aver vissuto per tutta la vita in un profondo stato di straniamento sociale, con un grande senso di alienazione nel profondo dell’animo. Scrivere mi fa sentire meno alienata, mi sembra di dar voce a me stessa e a tutti gli altri con cui mi identifico, che mi somigliano”.

“Dicevamo appunto che la scrittura è un atto politico. La sua scelta di scrivere di politica deriva anche da questioni personali?”
“Non penso che gli scrittori scelgano cosa scrivere. Siamo soggetti storicamente collocati e raccontare certe cose diventa un’esigenza. Credo che se fossi nata da un’altra parte probabilmente sarei stata una scrittrice diversa e che essere araba mi abbia reso indispensabile parlare di cose di cui non avrei parlato se fossi nata in Inghilterra, ad esempio. È inevitabile che la mia scrittura sia relativa alla mia storia personale, a quella dei miei famigliari, a un determinato periodo storico, alla mia relazione con l’io collettivo, con la lingua, con la tradizione letteraria”.

“Ha nominato la lingua: come mai è così importante?”
“La lingua è un ponte che mi permette di arrivare ai lettori, di far passare un messaggio. Io amo sperimentare e provare ogni volta nuove tecniche, onorare la lingua ma allo stesso tempo innovarla…Tuttavia, ritengo necessario non perdere il focus dal lettore e non uscire mai dai binari della comprensione reciproca”.

“Qual è il giusto rapporto tra innovazione e tradizione a suo parere?”
“Questa è una domanda complessa…Io mi trovo in una posizione difficile, mi sento figlia di una tradizione linguistica e letteraria talmente enorme e complessa da non sapere davvero come rapportarmici. Parto dal presupposto che la lingua e la letteratura arabe siano entrambe improntate sul maschile: è per me molto complesso introdurmici come donna. Tuttavia, in questo caso, non penso sia il caso di cambiare la lingua, come invece sostengono alcune mie grandi colleghe: io mi pongo più il problema di trovare il modo di incastonare la mia esperienza femminile in questa tradizione, come un elemento nuovo, a lungo rimasto inesplorato, ma anche come continuazione di una tradizione”.

“Ritiene di essere stata vittima di pregiudizi legati al suo essere araba nel corso della sua vita?”
“Dico sempre che il mondo arabo oltre alle bombe si becca anche tutto il corredo di pregiudizi che tanto confortano l’essere umano. Ovviamente questo fenomeno ha caratterizzato anche la mia vita: mi basta leggere un giornale qualsiasi, europeo o americano che sia, per vedere un’immagine stereotipata che non corrisponde a chi sono io, a chi sono le persone che ho intorno”.

“Quanto di tutto ciò è secondo lei frutto del colonialismo del secolo scorso?”
“Molto, penso di averlo reso piuttosto chiaro anche nella trilogia Granada. Indubbiamente gran parte dello stereotipo rientra nell’essere stati colonizzati e raccontati nel mondo dei colonizzatori con delle tinte generalizzanti che non corrispondevano a realtà. Infatti, la lotta di liberazione dei paesi arabi non può non passare per la decostruzione del preconcetto”.

“Signora Ashour la ringrazio di cuore per l’intervista.”
“Di nulla, vado a preparare la valigia…Vado a trovare Mourid
in Ungheria”.
“Buon viaggio allora!”

-.-.-

RADWA ASHOUR: nata nel 1946 al Cairo e morta nel 2014 nella città natale, è stata una scrittrice, critica letteraria e professoressa universitaria egiziana. La sua produzione abbraccia opere letterarie, saggi politici, lavori di ricerca di teorie della letteratura. Tra le sue opere più note ricordiamo Granada, Apparitions e Blue Lorries, ultima opera dell’autrice. Ha curato inoltre l’Enciclopedia delle scrittrici arabe, edita nel 2008.

MOURID BARGHOUTI: poeta e scrittore palestinese nato nel 1944 e morto nel 2014, sposò Radwa Ashour nel 1970. Tuttavia, sotto il governo di Sadat, Barghouti fu esiliato dall’Egitto nel 1977, restando lontano dalla sua famiglia per quasi un ventennio.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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