What Would Buffy Do?

«In every generations there is a chosen one. She alone will stand against the vampires, the demons and the force of the darkness…she is the Slayer!».
Forte, agile, alla moda, sempre con la battuta pronta. Di giorno è una studente liceale come tante (non particolarmente brillante, tra l’altro), di notte si trasforma in una letale cacciatrice. La prima messa in onda italiana risale all’estate del 2000 e, dopo quasi vent’anni dalla prima apparizione, l’Ammazzavampiri è tornata sui nostri schermi.
La protagonista di questa serie è Buffy Summers, un’adolescente che si trasferisce con la madre a Sunnydale, California. Decisa a lasciarsi alle spalle tutto ciò che riguarda la sua precedente vita come cacciatrice di vampiri, la nostra eroina desidera condurre una normale esistenza da liceale, ma viene presto riportata alla realtà e ai suoi obblighi di paladina del bene: la cittadina nella quale si sono trasferite sorge sulla Hellmouth, una voragine che connette l’inferno (e i suoi abitanti) con la Terra. I sette anni successivi al suo trasferimento verranno raccontati nelle altrettante stagioni della serie e passeranno fra uccisioni di demoni, polverizzazioni di vampiri, incantesimi e maledizioni. Nonostante il suo destino la costringa ad affrontare tutto questo, Buffy non sarà mai sola: ad aiutarla ci sarà sempre la Scooby Gang, un gruppo molto eterogeneo di ragazzi e ragazze; insieme affronteranno qualsiasi avversità. La loro guida sarà Giles, alias il bibliotecario della scuola, alias l’Osservatore, dalla notte dei tempi una figura di riferimento per ogni Cacciatrice.
Questa serie televisiva era e rimane una delle mie preferite in assoluto. La sua ricchezza sta nel fatto che può essere letta su vari livelli. Lo scrittore era interessato a riportare i malesseri e le difficoltà che i giovani si trovano spesso ad affrontare durante la crescita. Da questo desiderio nasce l’idea di ambientare la serie in una scuola: il liceo diventa un setting horror dove gli/le adolescenti combattono le loro tragedie personali travestite da demoni e vampiri. Anche la gestione di emozioni e sentimenti è un tema ricorrente durante la serie. Questi spesso si materializzano sotto forma di fantasmi e spiriti più o meno maligni. Entità del genere non possono essere affrontate direttamente con la violenza, un paletto al cuore del problema non basta, vanno comprese e accettate, e il personaggio dal quale emanano finisce sempre col far pace con sé stesso/a. Alla fine di ogni episodio è sempre racchiusa una morale, un insegnamento che chiunque può ricondurre alla propria esperienza. Al centro di questo groviglio di vite c’è Buffy, sempre pronta ad aiutare con la sua forza e il suo spirito.
L’idea di una ragazza che frequenta il liceo e uccide demoni indossando abiti dai colori sgargianti mi ha sempre affascinato. Ci hanno abituati a pensare ai cacciatori di Vampiri come a uomini di mezza età, studiosi dell’esoterico che vanno in giro silenziosi, nascondendosi sotto un mantello scuro, isolati dal resto della società. Joss Whedon (ideatore e scrittore di Buffy, e regista di un paio di film degli Avengers) ribalta totalmente queste aspettative creando una leader giovane che si rende conto dell’importanza delle amicizie e della famiglia, di una rete sociale. Questo personaggio rifiuta la solitudine che le viene imposta dalla tradizione e, pur ribellandosi, mantiene il proprio potere, anzi lo accresce per ogni persona che incontra e con la quale crea un legame. È incredibile con quanto acume lo scrittore sia riuscito a regalare alle giovani generazioni un personaggio forte, determinato e che non ha dovuto rinunciare a nulla della sua femminilità per essere vincente. Buffy è una ragazza, e come tante è interessata al mondo della moda e a divertirsi con amici e amiche. Allo stesso tempo ha un’enorme responsabilità perché, essendo la Cacciatrice, è suo compito proteggere il mondo dal male e dalle sue creature. Che poi lo faccia con top glitterati e un make-up impeccabile non toglie nulla al personaggio o alla sua credibilità. Pur non essendo perfetta e necessitando dell’aiuto di chi le sta accanto, riesce sempre a compiere il suo dovere al meglio, senza dover rinunciare alle relazioni, all’amore o a un bel paio di tacchi.
Con questa eroina Joss Whedon desiderava ribaltare stereotipi che nel mondo del cinema e della televisione erano rimasti appiccicati ai personaggi femminili: quello della blondie incapace e un po’ scema, e quello della ragazza/vittima dei film horror, il cui unico senso nella trama è di impersonare la vittima. Il risultato è una supergirl che spacca lo schermo, sfidando (e vincendo) i preconcetti che non vedevano le donne occupare posizioni di ruolo in film dell’orrore. Tutto questo Joss Whedon lo fa in un periodo nel quale non esistevano personaggi altrettanto forti e così alla portata di tutti, o per meglio dire non c’erano personaggi che fossero penetrati così a fondo nell’immaginario comune: Katniss non esisteva, Daenerys era nascosta fra le pagine della saga di Martin, su Wonder Woman e Lara Croft non erano stati fatti film dagli incassi stellari. Inevitabilmente Buffy Summers è diventata una roccaforte dell’orgoglio femminista e della cultura pop, il modello vincente di una ragazza capace di farsi strada a calci fra i demoni e nella vita.

 

 

Articolo di Greta Dominici

foto GRETA  400x400.jpgSono nata a Roma, laureata in Lingue e Letterature Europee e Americane a Tor Vergata. Sto frequentando un master a Venezia in Studi di Genere e Gestione del Cambiamento Sociale. Adoro viaggiare e sono appassionata di letteratura, cinema, serie tv e cosmesi naturale.

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