Di che colore sono il trapano e il frullatore?

Se osserviamo questa fotografia immediatamente percepiamo che qualcosa stona. Ma basta rifletterci un po’ per comprendere che la nota stonata è il colore di questi due oggetti.
La fotografia ci rimanda ad un progetto realizzato da Karin Ehrnberger, una designer industriale svedese e ricercatrice nel campo del “Design come attore sociale”.
Ehrnberger ha invertito i colori di due oggetti che tutte/i noi abbiamo nelle nostre case per mostrarci come i manufatti che utilizziamo quotidianamente, e in questo caso il loro colore, creino dei codici che guidano e governano la nostra vita creando confini sia mentali che fisici alle nostre azioni e influenzano la formazione e il mantenimento di idee e convinzioni anche in relazione al genere.

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In questa altra fotografia invece i due oggetti sono simili a quelli che siamo abituati a usare quotidianamente e che ci viene più spontaneo associare ad un uso da parte degli uomini (del trapano) e da parte delle donne (del frullatore).
In realtà se esaminiamo bene i due oggetti, le loro forme e le loro caratteristiche, possiamo renderci conto del fatto che, oltre al colore, anche il design non è neutro. Trapano e frullatore sono due oggetti che possono essere pericolosi e che non lasceremmo mai in mano a bambine e bambini: se con un trapano possiamo fare un buco profondo in pochi secondi, con il frullatore in altrettanti pochi secondi possiamo ridurre delle verdure in un purè…ma anche delle dita! Però la forma del trapano gli conferisce una idea di pesantezza, di robustezza e di potenza, l’impugnatura ci ricorda quella di un’arma e per farlo funzionare si aziona il bottone rosso che ci ricorda un grilletto; il colore rafforza tutto ciò nel farci pensare al trapano come ad una specie di arma. Nel frullatore invece la potenza «è nascosta dalla forma esterna del prodotto, la lama rotante è splendidamente incorniciata in una specie di gonna. I pulsanti di ON e OFF sono integrati nella forma, e si ha la sensazione che la forza debba essere più simile a quella di un abbraccio. Il frullatore a mano suggerisce, a differenza del trapano, che è stato progettato per compiti più leggeri che non richiedono altrettanta fatica. I colori sono il bianco brillante e il pastello, che dà una sensazione di luce e di ariosità». E ancora, «Mentre la punta del trapano è esibita, come il sesso del corpo maschile, la lama del Minipimer è invece nascosta, come il sesso femminile. Sviluppando questo parallelo possiamo dire che se si è veri maschi solo quando si spara, il trapano restituisce questo brivido testosteronico anche a chi deve bucare un controsoffitto, e se si è più che mai donne quando ci si muove con misurata eleganza, allora il frullatore permette di tuffarsi nel potage garantendo a chi lo usa la leggiadria di una danzatrice». Ovviamente il tutto ci rimanda anche ai due luoghi dove i due oggetti vengono usati ovvero l’officina (o ripostiglio, nello scomparto degli attrezzi) e la cucina, luoghi consacrati l’uno agli uomini e l’altro alle donne.
Ma Ehrnberger non si è limitata a cambiare i colori dei due oggetti, anzi la parte più importante del progetto è consistita nel mostrarli a dei gruppi composti da uomini e donne per verificare il modo in cui venivano percepiti. Il trapano, nonostante fornito di punta, è stato scambiato per un asciugacapelli, qualcuno che lo ha riconosciuto come trapano ha detto che non potesse essere usato per trapanare, qualcun altro ha detto che fosse un trapano per donne, meno potente, più facile da usare e più “bello”. Invece alcune donne hanno apprezzato il frullatore del colore atipico considerandolo più durevole e con lame più affilate. La designer ha raggruppato i commenti in quattro categorie: nella prima l’identità del manufatto come trapano viene eliminata completamente a favore di un’identità come asciugacapelli. Nella seconda categoria, l’identità del trapano è accettata, ma è considerata ironica. Nella terza categoria, l’identità del trapano è accettata a condizione che l’utente designato sia una donna. Nella quarta categoria, l’identità del trapano è pienamente accettata, e il nuovo design può anche essere descritto come un miglioramento rispetto al tradizionale design. Invece nel caso del frullatore a mano le persone hanno accettato immediatamente la sua identità di prodotto, senza mettere in discussione la sua credibilità come frullatore.
In conclusione, l’identità del trapano sembrava scomparire ed essere messa in discussione quando si riceveva un’estetica associata alla tecnologia “femminile”, mentre il frullatore guadagnava principalmente dal nuovo linguaggio delle forme (maschile). Questo sostiene l’opinione che il maschile (estetico) è la norma e quindi include più facilmente altre categorie di prodotti, mentre il femminile (estetico) è l’eccezione e si addice solo ai prodotti “femminili”.
Beh, mi viene in mente un parallelo: una bambina che “fa il maschiaccio” è più socialmente accettata di un bambino che “si comporta da femminuccia”!
Karin Ehrnberger così conclude il suo articolo in cui descrive lo svolgimento del progetto: «Noi come designer dobbiamo diventare più consapevoli della nostra responsabilità e del nostro potere di cambiare. È quindi importante mettere in discussione e rivalutare il processo di progettazione».
Insomma, riflettiamo su quanto il modo in cui gli oggetti che usiamo quotidianamente influenzano i ruoli di genere e nutrono gli stereotipi, magari guardando, a proposito di trapani, questo breve e interessantissimo video: https://www.youtube.com/watch?v=nZitfN1RymQ

 

 

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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