Guerra Fredda. Seconda fase. La crisi di Suez

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L’Egitto ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna già nel 1922: è uno dei primi Paesi al mondo e il primo in Africa a uscire dal colonialismo. Nel 1952 una rivoluzione interna ha destituito la monarchia, corrotta e ancora filobritannica, e instaurato una repubblica araba. A capo della rivoluzione e della repubblica vi è Gamal Abdel Nasser, un uomo di aperte simpatie socialiste: le sue prime riforme economiche e sociali consistono nella redistribuzione delle terre e nella nazionalizzazione delle principali attività economiche. In politica estera Nasser riesce a porre l’Egitto come Paese guida nella lotta del mondo arabo contro Israele.
Per poter costruire industrie è necessario diffondere l’energia elettrica, e l’Egitto ha una risorsa non indifferente: il Nilo. Dunque il governo di Nasser inizia la costruzione di una diga presso Assuan, a Sud dell’Egitto, che fornisca energia idroelettrica al Paese; l’opera è permessa dai finanziamenti concessi dalla Banca Mondiale, controllata dagli stessi Paesi che sono a capo dell’Onu.
Pur non essendo uno Stato satellite di Mosca, l’Egitto riesce a ottenere aiuti economici e militari da parte dell’Unione Sovietica, che spera, collaborando con il terzo mondo, di avere un’influenza maggiore a quella del blocco occidentale. Questi aiuti, insieme alle politiche socialiste di Nasser, preoccupano gli Stati Uniti e i Paesi liberali europei i quali, nel 1956, riescono a bloccare i finanziamenti della Banca Mondiale che avrebbero permesso la costruzione della diga di Assuan. Con il pretesto di reagire all’affronto subito, Nasser realizza un altro dei sogni del nazionalismo socialista e panarabo: nazionalizza la Compagnia del Canale di Suez. Questo apre un conflitto internazionale enorme. Il Canale di Suez, costruito nel 1871 durante il dominio inglese, interessa molto più alla Francia e alla Gran Bretagna che agli Stati Uniti: mentre per i commerci tra America e Asia è sufficiente passare dall’Oceano Pacifico, la Francia (che ha perso l’Indocina ma occupa ancora il Madagascar) e l’Inghilterra (che detiene ancora il possesso di Gibilterra e forti scambi commerciali con Israele e con l’India) hanno un bisogno imprescindibile di quella piccola lingua d’acqua che collega il Mar Mediterraneo all’Oceano Indiano e in assenza della quale dovrebbero circumnavigare tutta l’Africa.

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Per impedire che i propri interessi siano danneggiati, le truppe inglesi e francesi occupano la zone del Canale e Israele, con il consenso francese e inglese, occupa tutta l’area egiziana della penisola del Sinai, fino a Suez.

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Dato che Israele fin dalla sua nascita si è dotato di un esercito molto forte e preparato alla guerra, riesce senza difficoltà a sconfiggere la resistenza egiziana. A questo punto sono le due superpotenze a impedire che il conflitto degeneri: l’Urss manda un ultimatum a Israele e alle potenze europee affinché si ritirino dall’Egitto e la Nato nega l’appoggio militare a Francia e Inghilterra, costringendole di fatto a ritirarsi da Suez.
Intanto però la crisi di Suez ha avuto delle conseguenze non scontate: la prima di queste è la crescita del prestigio personale e politico di Nasser agli occhi di tutto il mondo arabo come figura di spicco contro il sionismo. L’altra conseguenza è l’aver dimostrato che le ex potenze coloniali non sono più in grado di fare da sole il bello e il cattivo tempo indisturbate sul mondo intero: una piccola parte di territorio egiziano ha tenuto sotto scacco gli imperi commerciali europei.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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