Jessie White, una Giovanna d’Arco per la causa italiana

9.5.1832 – 5.3.1906

Affrontando il Risorgimento ci si imbatte inevitabilmente in straordinarie figure femminili che con le loro azioni e le loro idee – certo meno note ma non meno importanti dei vari Cavour, Mazzini, Garibaldi – hanno dato un concreto contributo all’unificazione italiana. Partendo da lontano si incontra la nobile figura di Eleonora Fonseca Pimentel, morta impiccata nel 1799 perché coinvolta nella breve gloriosa Repubblica Napoletana; fra i condannati fu l’unica straniera, una delle pochissime donne, la meno giovane e la più istruita. Si resta affascinati da Bianca Milesi, artista allieva di Hayez, che inventò una curiosa forma di linguaggio cifrato: la carta tagliata orizzontalmente come il ricamo “a giorno” che nascondeva – al di sotto – messaggi segreti. E poi Cristina Trivulzio di Belgioioso, Virginia Oldoini contessa di Castiglione (malignamente definita dalla signora Metternich “una statua di carne” per la sua abbagliante bellezza che incantò Napoleone III), Maria Clotilde di Savoia, altruista e coraggiosa, Rosa Montmasson che fu l’unica donna a partecipare ufficialmente alla spedizione dei Mille e in Sicilia, dove fu tanto amata e ricevette il nuovo nome di “Rosalia”. Infine, le Giardiniere, equivalente femminile della Carboneria, che erano solite nascondere un pugnale nella giarrettiera, attive soprattutto a partire dai moti del ’20-21. Fra tutte queste (e molte altre non citate) Jessie Jane Meriton White tuttavia appare particolarmente affascinante e “moderna”, ben diversa dal consueto ruolo di moglie e madre appartata e fedele, in ombra rispetto al più celebre compagno. Mazzini (di cui scrisse la biografia) la definì: “la Giovanna d’Arco della causa italiana”; altri la chiamarono (e forse così è più nota) Miss Uragano per la sua decisione, la sua tenacia, la sua fiducia incrollabile, la sua energia vulcanica. La sua vita è un romanzo d’avventura, amore, passione, patriottismo (che ancora non ha colpito qualche regista o biografo, ed è un vero peccato), cominciando dalle origini: Jessie è inglese, appartiene a una famiglia di ricchi armatori dello Hampshire; il padre di fede puritana muore quando lei ha solo due anni. La figlia (che è nata il 9 maggio 1832 e fa parte di una vera nidiata di 8 bambini) non sarà mai vicina ad alcuna religione, e già questo per l’epoca è un tratto distintivo della sua indipendenza di giudizio e di azione. Vorrebbe fare la medica, ma è impensabile, quindi studia filosofia a Parigi, dove si avvicina alle idee mazziniane. Qui conosce Emma Roberts, intima amica di Garibaldi, che la conduce proprio da lui a Nizza e in Sardegna. Jessie rimane folgorata e comprende di aver trovato la causa cui dedicare la propria vita: l’unificazione italiana. Comincia una vera missione: scrive articoli su articoli per la stampa anglosassone e raccoglie fondi viaggiando senza posa in Scozia e in Inghilterra. Dopo il fallimento della spedizione di Pisacane e il rientro in Italia, Mazzini fugge a Londra e Jessie viene imprigionata per 4 mesi, a Genova, insieme al fidanzato. Ha infatti conosciuto un bell’italiano alto e biondo: Alberto Mario (veneto di Lendinara) che condivide la sua passione (ma è un repubblicano federalista); il matrimonio viene celebrato nel 1857 in Inghilterra, ma Jessie non si ferma: continua le sue conferenze per diffondere fra gli Inglesi le idee di Mazzini e Garibaldi e raccogliere fondi. La coppia si sposta a New York e i quotidiani locali parlano di lei; a Jessie era stata fatta una raccomandazione: parla pure dell’Italia, ma non toccare i problemi americani. Naturalmente come “un uragano” non può seguire le convenzioni, anzi attacca duramente la società americana su due temi scabrosi: il razzismo e la schiavitù, ma non è tenera neppure con i Savoia, a suo dire poco attivi per la causa italiana. Qui si nota un altro aspetto straordinario di Jessie: ovunque vada, pur avendo un obiettivo e una missione, è attenta a ciò che la circonda e coglie ogni occasione per esprimersi senza timori. Nel ’59, appena saputa la notizia che Napoleone III avrebbe aiutato i Piemontesi contro l’Austria, i due sposi prendono la nave, ma arrivano troppo tardi: è stato firmato l’armistizio di Villafranca; vengono arrestati come spie liberali e quindi espulsi dall’Italia. Dalla Svizzera, dove si sono rifugiati, riescono a raggiungere le truppe garibaldine in Sicilia; finalmente Jessie può realizzare uno degli scopi della sua vita: occuparsi con dedizione dei feriti e degli ammalati, svolgendo con abnegazione mansioni di infermiera e organizzando un vero supporto per le truppe. Si rende conto delle pessime condizioni igieniche e sanitarie degli ospedali italiani ed ingaggia una vera battaglia per far sostituire il personale indegno e profittatore che riservava ai malati cibo avariato. L’unificazione non è ancora conclusa, quindi Jessie nel ’66 e nel ’67 è attivamente coinvolta nelle nuove campagne di Garibaldi; parte persino per la Francia e partecipa alla guerra Franco-Prussiana del 1870, svolgendo sempre con energia e ottimismo i suoi compiti di infermiera, ma anche inviando ai quotidiani corrispondenze dai campi di battaglia, come i moderni “reporter di guerra”.  Le opere del Verga e Capuana, di Matilde Serao, di Fucini ci ricordano che il popolo italiano è ancora diviso, soprattutto per le differenze economiche e sociali, per lo squilibrio fra Nord e Sud, per l’analfabetismo, per le drammatiche condizioni dei minatori, per la malaria che imperversa, per lo sfruttamento minorile; Jessie lo sa bene, quindi visita Napoli e il Sud per verificare personalmente, per studiare la realtà, per parlare con le persone, per  affrontare problemi che i Governi liberali stanno trascurando colpevolmente. Si occupa della pellagra, della carente alimentazione dei braccianti, delle malsane abitazioni (vere grotte da animali, come a Matera, o i “bassi” napoletani), dei piccoli sfruttati nelle solfatare siciliane, ma anche di problemi meno noti e visibili, come la prostituzione minorile, i figli illegittimi, le condizioni di vita nelle carceri, la questione femminile che da inglese giudica la più difficile da risolvere, per la mentalità italiana molto arretrata. «Il lungo viaggio verso la parità e il rispetto per le donne, in Italia sarà doppiamente faticoso e irto di difficoltà rispetto al resto dell’Europa» afferma. Da questa esperienza nasce il libro La miseria di Napoli (1877); nel frattempo scrive anche biografie di personaggi illustri, come Cattaneo, Mazzini, Garibaldi, apprezzate da critici come Croce, mentre Carducci ne loda pubblicamente le qualità umane e lo spirito autenticamente democratico. Proprio nei giorni in cui a Caprera muore” l’eroe dei due mondi”, esce a Milano il libro di Jessie che incontra un grande successo; un anno dopo, lo stesso giorno, 2 giugno 1883, muore il marito. La vita di Jessie, che aveva rinunciato alle ricchezze familiari per seguire con coerenza il suo ideale prosegue per oltre venti anni, fino al 5 marzo 1906, in grandi ristrettezze economiche; insegna inglese a Firenze e continua a scrivere: sta realizzando una storia dell’unificazione italiana che uscirà postuma (The birth of Modern Italy), con grandissimo successo. Si racconta che in casa amasse indossare la camicia rossa di Alberto adorna di medaglie al valore e ricevesse volentieri tanti cari amici. Il suo funerale rigorosamente laico attraversa le strade di Firenze e viene seguito da una lunga fila di persone; le sue ceneri verranno poi portate a Lendinara, dove riposa accanto ad Alberto. Recentemente (2012) è stata ripubblicata la sua biografia di Mazzini in cui si nota un aspetto originale della sua ricostruzione delle vite altrui: la capacità di renderle vive, utilizzando frasi, espressioni, atteggiamenti del personaggio stesso, evidentemente osservato da vicino con grande finezza e capacità introspettiva. Ancora una prova di quanto “miss Uragano” sapesse anticipare i tempi, con i suoi scritti, ma ancora di più con la sua intera esistenza. Lendinara (Rovigo) ha una strada a lei dedicata, mentre una piazza porta il nome del marito patriota, Alberto Mario (1825-1883). Un medaglione di bronzo (dello scultore Policronio Carletti) ricorda che il terreno su cui sorsero le prime case operaie fu donato alla Società Operaia di Mutuo Soccorso da Jessie. A Firenze, in via Romana, sulla facciata della casa dove visse, è visibile una lapide in suo ricordo.

 

 

 

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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