Fake news. Vaccini e autismo

L’indiscutibile potere del progresso scientifico, che ha fornito all’uomo, tra le altre, la capacità di superare epidemie, morbi e infezioni un tempo letali, ci permette di trattare il tema dei vaccini partendo non più dall’espressione “anti-vax” bensì dal termine hesitancy, parola che ingloba le infinite realtà: da coloro che rifiutano i vaccini a coloro che li accettano con scetticismo o paura. Quest’ultimo sentimento, lungi dall’essere biasimato, va al contrario rispettato e analizzato in quanto insito nell’uomo sotto forma di bias cognitivi, cioè di quei meccanismi mentali, distorsioni del giudizio, errori di valutazione, che tuttavia, in parte, hanno favorito l’adattamento e la sopravvivenza dell’uomo stesso. Durante i processi decisionali in cui compaiono rischio, incertezza, probabilità e previsioni a lungo termine, il cervello dell’homo sapiens non compie scelte razionali, avendo avuto una storia evolutiva che non lo ha selezionato per affrontare questi temi, emersi in un passato troppo recente. Tra questi il bias di negatività ha permesso all’uomo di sopravvalutare un pericolo fin dall’epoca dei nostri progenitori, in quanto sottovalutarlo era più svantaggioso per la sopravvivenza, ad oggi, nella diatriba sui vaccini, lo ritroviamo in chi tende più facilmente a credere a storie, seppur rare, di reazioni avverse ai vaccini; e ancora il bias di ottimismo, che al contrario ci fa sottostimare la probabilità futura di una malattia come il morbillo e delle sue gravi conseguenze a favore di una condizione presente maggiormente serena. Il bias di frequenza, lo stesso che ci inganna quando aspettiamo o desideriamo un figlio e ci sembra di essere circondati da donne in attesa, fa sì che si vedranno reazioni avverse da vaccino ovunque; e infine il bias del presente e quello di omissione, che nel primo caso ci farà scegliere per la tranquillità del presente esente da vaccinazioni, mentre il secondo ci porterà ad assumere una posizione passiva per non sbagliare e quindi a non vaccinare.
Perché è utile conoscere questi meccanismi? Non solo perché chiunque di noi, pur essendo favorevole ai vaccini, potrebbe credere a bufale e a fake news di altro tipo in campi in cui non si è competenti o sufficientemente informati, ma anche perché comprendere che questi meccanismi fanno parte dell’essere umano permette di evitare di adottare misure e strategie che rinforzino e radicalizzino maggiormente idee sbagliate.

 Vecchie e nuove bufale

«Si calcola che ogni minuto i vaccini salvino nel mondo cinque vite, che significa ben 7200 al giorno» e allora perché ancora se ne parla in modo negativo anche a fronte di innumerevoli studi a favore? Diverse sono le accuse ancora oggi rivolte alle vaccinazioni, tra le altre la presenza di mercurio, la sovrastimolazione del sistema immunitario, la correlazione con l’autismo. Affrontiamole insieme: è vero che i vaccini contengono sostanze, oltre agli antigeni, che li rendono più efficaci, una di queste è il thimerosal, oggi non più contenuto in alcun vaccino per l’infanzia in Italia. L’accusa tuttavia nasce da un problema di terminologia: si confonde infatti l’etilmercurio dei vaccini con il metilmercurio, solo quest’ultimo può infatti accumularsi nell’organismo in dosi tossiche, l’etilmercurio viene invece espulso dal nostro organismo in tempi brevi. L’idea della sovrastimolazione del sistema immunitario nasce per la calendarizzazione delle vaccinazioni, ravvicinate nel tempo e quindi “troppe” per un bambino. Non si tiene conto che il sistema immunitario di un bambino è perfettamente in grado di far fronte agli stimoli, minimi, della seduta vaccinale; i neonati affrontano una stimolazione di gran lunga maggiore quando, usciti dall’utero materno, vengono a contatto con un enorme numero di virus e batteri. Veniamo infine, ma non per importanza, alla correlazione tra vaccini e autismo: dobbiamo tornare indietro al 1998, quando l’allora gastroenterologo Andrew Wakefield pubblicò sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, la storia della correlazione tra l’insorgenza dell’autismo e il vaccino trivalente MPR (anti morbillo, parotite, rosolia). Non sono tuttavia bastati nel 2010 il ritiro del lavoro e le scuse da parte di The Lancet per il terribile errore commesso, la radiazione di Wakefield dall’Ordine dei medici britannici e neppure la scoperta della frode di Wakefield da più di 400.000 sterline per cancellare tale correlazione. L’affaire Wakefield ha offerto infatti a molti genitori la possibilità di trovare un colpevole a quel complesso ed estremamente variabile disordine neuropsichiatrico che è l’autismo.

Quando le parole fanno la differenza

Ad aggravare ulteriormente la situazione sono state le diverse sentenze periodicamente espresse in merito ai danni da vaccino. Qui l’equivoco nasce dalla confusione tra le parole “indennizzo” e “risarcimento”, la Corte Costituzionale spiega: “In un contesto di irrinunciabile solidarietà la misura indennitaria appare per se stessa destinata non tanto, come quella risarcitoria, a riparare un danno ingiusto, quanto piuttosto a compensare il sacrificio individuale ritenuto corrispondente a un vantaggio collettivo: sarebbe, infatti, irragionevole che la collettività possa, tramite gli organi competenti, imporre o anche solo sollecitare comportamenti diretti alla protezione della salute pubblica senza che essa poi non debba reciprocamente rispondere delle conseguenze pregiudizievoli per la salute di coloro che si sono uniformati” (Cort. Cost. n. 107/2012). L’indennizzo non è altro che una misura di solidarietà sociale, che non implica una responsabilità colposa o dolosa per cui spetterebbe invece un risarcimento, ma che va a tutelare in dubio pro misero l’individuo più fragile, che corrisponde in questi casi alla famiglia del bambino danneggiato. Altre e più importanti parole, che fanno la differenza in merito alle vaccinazioni, sono quelle dei medici e degli operatori sanitari. La Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) stigmatizza il comportamento antivaccinista dei clinici come infrazione deontologica tale da comportare anche la radiazione. In merito a ciò è importante chiarire che l’indossare il camice bianco non conferisce autorità assoluta e, sebbene ci siano clinici che potrebbero non essere aggiornati sul tema vaccini, ce ne sono altri che grazie alla bandiera dell’antivaccinismo hanno ricevuto notevoli introiti da fallaci e fantasiosi test pre-vaccinali e trattamenti dall’incredibile potere di purificare i bambini vaccinati.

Tra obbligo e radiazione

L’obbligatorietà dei vaccini, entrata in vigore con la legge Lorenzin 119/2017, e al centro della campagna elettorale alle politiche 2018 e le sanzioni, con la nuova ministra della Salute Giulia Grillo, sono state applicate in modo graduale. Fino al 10 marzo 2019 è stato infatti possibile presentare nelle scuole l’autocertificazione dell’avvenuta vaccinazione o della sua prenotazione. È fondamentale soffermarci sul concetto di “obbligo” e su ciò, che più o meno inconsciamente questa parola scatena, perché se da una parte questo ha sicuramente portato ad un’inversione di tendenza, dall’altra c’è anche chi lo ha interpretato come una presa di posizione per incapacità di spiegare l’utilità e quindi la sicurezza dei vaccini stessi e chi lo ha assunto come un’ingerenza nella possibilità di scegliere per i propri figli. E poi la “radiazione”, radiare un medico dall’Ordine potrebbe, in quel senso di appartenenza estremo, innalzare lo stesso a martire perseguitato per le sue opinioni. Opinioni appunto, ma la scienza non può permettersele come anche il codice di deontologia medica impone:

Art. 13 Prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione
[…]
La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza.
Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico.
[…]
Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici.
[…]
Il medico può prescrivere farmaci non ancora registrati o non autorizzati al commercio oppure per indicazioni o a dosaggi non previsti dalla scheda tecnica, se la loro tollerabilità ed efficacia è scientificamente fondata e i rischi sono proporzionati ai benefici attesi; in tali casi motiva l’attività, acquisisce il consenso informato scritto del paziente e valuta nel tempo gli effetti.
Il medico può prescrivere, sotto la sua diretta responsabilità e per singoli casi, farmaci che abbiano superato esclusivamente le fasi di sperimentazione relative alla sicurezza e alla tollerabilità, nel rigoroso rispetto dell’ordinamento.
Il medico non acconsente alla richiesta di una prescrizione da parte dell’assistito al solo scopo di compiacerlo.
Il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’Autorità competente.
Il medico non deve adottare né diffondere terapie segrete.

Questo spiega come la corretta informazione sia spesso la via migliore, l’obbligo delle vaccinazioni da solo non avrebbe favorito una così rapida inversione di tendenza: fondamentali sono stati il continuo sentir parlare di vaccini, che ha spinto anche molti medici ad aggiornarsi e la buona divulgazione. Perché se è vero che l’accesso a internet e alle informazioni sia privo di intermediari, è altresì vero che oggi sui diversi social non si trovano più solo i fautori della pseudoscienza o di coloro che auspicano ad un fantomatico “ritorno alla Natura” – come se l’intervento dell’uomo non fosse l’artefice delle migliori condizioni di oggi rispetto al passato –, ma anche divulgatori che parlano e scrivono sulla base di dati scientifici, con toni non sensazionalistici, ma tenendo conto della percezione anche emotiva di chi è dall’altra parte dello schermo.

Bibliografia

 

 

 

 

Articolo di Alessia Bulla

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Laureata magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica, ha una seconda laurea in Logopedia. È particolarmente interessata allo studio sincronico e diacronico della lingua italiana, alla pragmatica cognitiva e alla linguistica, che insegna in aerea sanitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata.

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