Scuola e bullismo. Prevenire e contrastare

Traduzione letterale di “bullying”, termine usato nella letteratura internazionale per caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari all’interno di un gruppo, il bullismo è un fenomeno dinamico, multidimensionale e relazionale, all’interno del quale, in forme e modalità diverse, interagiscono sia le vittime sia chi agisce le azioni prevaricatrici. Altra cosa è il cyberbullismo, con cui si intende la degenerazione del bullismo sulla scia dei mutamenti radicali del sistema sociale sempre più spesso veicolato da Internet e dal web, esercitata attraverso un uso improprio dei social network, veicoli di gravi forme di aggressioni e molestie, spesso accompagnate dall’anonimato e dal fatto che la distanza del persecutore rispetto alla vittima rende più difficile la percezione della sua sofferenza. All’interno della scuola, purtroppo, entrambi i fenomeni hanno assunto una rilevanza pregnante, tanto da indurre il legislatore ad emanare una serie di provvedimenti, che regolano e sanciscono precise azioni giuridico – psicologiche su come prevenirli, gestirli e sanzionarli: dalle Direttive MIUR n.16, n.30, n.104 del 2007, al D.P.R. 249/98 e 235/2007 recante lo “Statuto delle studentesse e degli studenti”, alle Linee di orientamento MIUR per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyber bullismo del 2015 – un documento inviato a tutte le scuole italiane, per invitarle ad individuare le forme necessarie ad educare gli studenti a un uso corretto e consapevole della rete e di tutti quegli ambienti di comunità virtuali, come i social network, in cui sono più diffusi episodi e atti di cyberbullismo – alla Legge del 13 luglio 2015, n. 107 “La Buona Scuola”, che individua tra gli obiettivi prioritari della scuola il contrasto a tali fenomeni, alla Dichiarazione dei diritti in internet del 14 luglio dello stesso anno , fino alla Legge 71/2017 che reca “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Recentemente la Camera ha approvato una proposta di legge (A.C. 1524-A) volta a prevenire e contrastare il bullismo, attraverso misure di natura penale. La ratio della proposta è l’integrazione della legge n. 71 del 2017, che privilegia gli interventi di carattere socioeducativo, accostando a questi interventi l’impiego di strumenti di repressione penale e una riforma delle misure coercitive di natura non penale applicabili dal tribunale per i minorenni ai minori che tengano condotte irregolari o aggressive. La proposta, fra le altre cose, prevede anche un adeguamento dello Statuto delle studentesse e degli studenti, l’attivazione di una Piattaforme di formazione e monitoraggio per le scuole, l’istituzione di un numero di telefono pubblico e gratuito, attivo 24 ore su 24, e di un’applicazione informatica da installare sui cellulari, dotata di una funzione di geolocalizzazione e di un servizio di messaggistica istantanea, con la finalità di fornire alle vittime o ai loro congiunti assistenza psicologica e giuridica. La scuola, pertanto, è oggi più che mai luogo strategico deputato a dare risposte alle problematiche sul bullismo e cyberbullismo, fenomeni che si configurano anche come il risultato della scarsa tolleranza e della non accettazione verso chi è diverso e sulle cui vittime, spesso adolescenti coetanei, gravano stereotipi che scaturiscono da pregiudizi discriminatori. Assieme alla scuola si pone anche la famiglia: entrambi sono determinanti nella diffusione di un atteggiamento mentale e culturale che consideri la diversità come ricchezza e che educhi all’accettazione dell’altro. La scuola deve mettere in atto misure preventive e di contrasto verso ogni forma di violenza e prevaricazione, la famiglia deve collaborare vigilando il più possibile sui comportamenti dei propri figli. Nello specifico, gli insegnanti hanno il dovere di vigilare sugli allievi, il Dirigente scolastico ha il dovere di organizzare e di controllare le attività di vigilanza, i genitori hanno il dovere di educare il ragazzo o la ragazza. Si parla tecnicamente, dal punto di vista giuridico, di culpa in educando, culpa in vigilando e culpa in organizzando. I genitori, quindi, nell’affidare i propri figli alla scuola, non sono sollevati dalla culpa in educando, anche se, al di là delle specifiche sfere di competenza, la responsabilità formativa ed educativa nei confronti delle nuove generazioni è istituzionalmente in capo alla scuola che, nell’esercizio della propria autonomia educativa e didattica è tenuta a realizzare un progetto formativo complessivo che tenga conto di tale responsabilità. Docenti e personale scolastico hanno il delicato compito di comprendere e prevenire un fenomeno che drammaticamente si sta diffondendo, di formare i/le giovani allievi/e alla socializzazione, contro il pregiudizio, l’intolleranza e la discriminazione, di saper ascoltare i giovani, di saper riconoscere il silenzio delle vittime e le asimmetrie di potere con i bulli, di leggere l’arroganza dei prepotenti e di  parlare a tutti e tutte, trovando i giusti canali di comunicazione, attraverso la funzione di mesosistema del docente referente, figura obbligatoria in ogni istituzione scolastica a partire dal 2017,  e di organizzazione e gestione del Dirigente scolastico. Sempre a partire dal 2017, con la L. n. 71,  il docente referente, sentito il Collegio dei docenti, si fa carico di apportare modifiche ai Regolamenti interni di Istituto e ai Patti di corresponsabilità, di attivare registri di segnalazione e denuncia di casi di bullismo o cyberbullismo, di redigere il Piano di istituto per la prevenzione e contrasto di bullismo e cyberbullismo e  la  E-Safety Policy (Azione per la sicurezza online), un documento atto a far conoscere all’utenza scolastica l’insieme delle norme comportamentali, le procedure per l’utilizzo delle tecnologie digitali ed ogni misura utile per la prevenzione, la rilevazione e la gestione delle  problematiche connesse ad un loro uso consapevole. Ogni scuola impegnata e sensibile alla problematica ha già da qualche anno messo in atto strategie di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, attraverso un processo di “politica scolastica integrata” che coinvolge tutte le dimensioni della vita scolastica, da quella culturale e pedagogica, a quella normativa e organizzativa, poiché, sebbene gli atti di violenza o aggressività possano essere perpetrati anche fuori dalla scuola, gli ambienti scolastici sono tra i contesti in cui gli episodi avvengono con maggiore frequenza. I soprusi e le violenze avvengono in classe, ma anche nei corridoi, negli spazi esterni, nei bagni, negli spogliatoi della palestra o nei laboratori. Tale approccio, pertanto, comporta la necessità di elaborare un piano di azioni che favorisca l’integrazione di esigenze e competenze presenti nella comunità scolastica. Nella scuola dove opero come docente, di particolare efficacia sono risultate alcune attività di formazione sull’uso corretto dei social condotte dal docente animatore digitale, utile strumento informativo è stata l’attivazione del Link SOS bullismo pubblicato sul portale della scuola, che, oltre al Piano di Istituto, la E-Safety Policy e i numeri utili per la comunicazione, illustra la procedura prevista dal Protocollo d’Istituto nei casi di bullismo o cyberbullismo. Infine, molto utile si rivela la somministrazione annuale di questionari studiati per la rilevazione e la diagnosi della problematica eventualmente presente a scuola. Prevenzione e contrasto si realizzano anche attraverso interventi formativi svolti in collaborazione con le agenzie educative pubbliche, gli Enti locali, i servizi territoriali, gli organi di polizia, i formatori del privato sociale presenti sul territorio. Dire NO al bullismo è ormai parte del bagaglio formativo della scuola, insegnare a “scollegarsi” dal bullismo e dalle sue forme degenerate è diventato un dovere per ogni docente di qualsiasi disciplina, perché i rischi sono tanti, pericolosi e spesso anche tragici. È appena il caso di ricordare che sexting, flaming, trickery, cyberstalking, doxing, denigrazione, sono solo alcune delle forme più tristemente diffuse di cyberbullismo, le cui conseguenze sono seriamente drammatiche. Bulli non si nasce, si diventa, se la famiglia non educa i figli alla gentilezza, alla generosità e al piacere di dare gioia agli altri, e se la scuola non si attiva per imparare a riconoscere le fragilità dei suoi allievi e delle sue allieve.

 

 

 

Articolo di Giuseppina Incorvaia

Senza titoloHa conseguito la laurea in Storia e Filosofia a Palermo ed insegna Lingua Letteratura italiana e Storia presso l’Istituto tecnologico superiore “I. Giganti Curella”. È docente referente contro il bullismo e da anni si occupa della gestione del Piano dell’offerta formativa della scuola.

 

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