Narrazioni. Ale-X

Narrazioni

I racconti della Sezione C – Narrazioni, del Concorso nazionale Sulle vie della parità

 Premessa

 Il VII Concorso nazionale per le scuole bandito da Toponomastica femminile ha offerto quest’anno una nuova possibilità, in collaborazione con il Premio Italo Calvino di Torino: la Sezione C, Narrazioni, riservata a studenti del triennio superiore o iscritte/i a un corso universitario. A ogni concorrente si è richiesta una prova di scrittura creativa: produrre un racconto breve (massimo 10.000 battute) sul tema “Le vie della parità” a partire da uno dei quattro incipit forniti, appositamente scritti da due scrittrici e due scrittori legati al Premio Calvino: Simona Baldelli, Adil Bellafqih, Antonio G. Bortoluzzi e Loreta Minutilli. I racconti migliori tra quelli provenienti dal Nord Ovest avrebbero dovuto essere premiati a Torino il 9 marzo, ma l’evento è stato sospeso: per i motivi che conosciamo, tutte le gite e le uscite scolastiche sono state vietate almeno fino al 15 marzo. Tuttavia, alle scuole (gli istituti superiori/licei Vittorio Alfieri di Asti, Maffeo Vegio e Agostino Bassi di Lodi, Vincenzo Benini di Melegnano, Giovanni Francesco Porporato di Pinerolo, Albe Steiner di Torino) e alle docenti di riferimento sono stati inviati gli attestati di vincitrici e vincitori e i racconti vengono ora pubblicati in questo spazio su Vitamine per leggere. I due racconti che pubblichiamo in questo numero vengono uno dalla Lombardia, l’altro dal Piemonte

Ale-X

Il primo racconto scelto, tratto dalla sezione C del Concorso nazionale Sulle vie della parità, sviluppa l’incipit di Adil Bellafqih. Si deve alla penna di Roberta Rosca, studente della V E del liceo Maffeo Vegio di Lodi, e ha ottenuto il “Premio per le classi quinte”; l’insegnante di riferimento è la prof.ssa Danila Baldo. Il premio è stato conferito perché “la storia, del tutto plausibile, ben studiata e raccontata con semplicità e chiarezza, rivela doti di equilibrio, razionalità e maturità non comuni”.

 Nei miei occhi il tuo sguardo. La donna che mi insegnò il coraggio

Il secondo racconto che pubblichiamo in questo numero di Vitamine per leggere, si snoda a partire dall’incipit di Antonio G. Bortoluzzi e ha conseguito il Premio per le classi quarte (ex aequo). È opera di Gabriele Fuschino, studente della IV C del liceo G. F. Porporato di Pinerolo e la sua insegnante è la prof.ssa Cristina Vannini. Il racconto è stato giudicato “personale e originale […]  in particolare, si apprezza la capacità di utilizzare il dialetto come elemento fortemente caratterizzante della figura di Silvia, descritta come persona di grande umanità”.

ALE-X

Alex scelse il mercoledì perché entrambi i genitori avevano il turno del mattino. I vicini probabilmente avrebbero sparlato in giro, poteva scommetterci, ma il dopo era il dopo. Quel che contava era l’adesso e adesso non voleva che i suoi lo vedessero vestito così. Come minimo sarebbero sbiancati, senza contare che avrebbero cercato di fermarlo. E se avessero cercato di fermarlo, probabilmente Alex avrebbe ceduto. Ci sarebbero state lunghe, interminabili discussioni in cui avrebbero pianto a turno e poi… E poi. I pianti sarebbero venuti in ogni caso e magari anche i rimorsi, chissà, perché quella che stava per fare era una bella cazzata, ma andava fatta. Lo doveva a sé stesso. Alex guardò l’orologio, prese il coraggio a due mani e uscì conciato in quel modo. Era da più di un anno che sognava di uscire vestito così, dopo aver passato quasi tutti i lunedì pomeriggio a provare e creare outfit nuovi. Infatti, il lunedì né i genitori né la sorella maggiore erano in casa, ed era il giorno in cui Alex faceva i conti con sé stesso, il vero sé stesso. Proprio durante uno di questi pomeriggi Alex aveva deciso di farsi chiamare Alex e non Alessio. All’anagrafe lui era Alessio Verni. Nella vita però era Alex Verni. L’elaborazione di questo nome era stato frutto di un lungo ragionamento in cui Alex aveva sentito il bisogno di essere Ale-x, ‘x’ come un’incognita. A volte i lunedì erano strazianti, passati in compagnia di pensieri soffocanti. Alex si guardava allo specchio e cercava di convincersi di essere un ragazzo: dopotutto aveva il pene e i peli in viso come tutti gli altri. Ma più si guardava, più si sentiva a disagio e distoglieva lo sguardo da quell’incognita x riflessa nello specchio. C’erano però dei lunedì che Alex amava: quando si sbizzarriva davanti allo specchio con i vecchi vestiti di sua mamma e di sua sorella, creando outfit per tutte le occasioni, rigorosamente completi di accessori. Per poi concludere il tutto con acconciatura e trucco. All’inizio si accontentava di sfilare per casa e fotografarsi allo specchio, ma piano piano si era insinuata in lui un’idea folle: uscire conciato così. Sapeva che era un’assurdità anche solo pensarlo e soprattutto sapeva che i suoi genitori non avrebbero per nulla approvato. Loro facevano finta di niente, pur vedendo i trucchi e i vestiti nella camera di Alex; si rifiutavano di riconoscere un Ale con l’incognita ‘x’. Lui aveva pensato di rivelarsi ai genitori, ma in realtà era accaduto che un giorno i due erano rientrati prima dal lavoro e lo avevano trovato in abiti femminili. Era stato terribile. Non erano arrabbiati o infuriati, peggio. Erano sconvolti. Come se avessero appena visto un alieno materializzarsi davanti ai loro occhi. Invece era il loro figlio. Che in quel momento sembrava più una figlia. Alex aveva provato a spiegare loro una realtà che non era facile da spiegare: lui si sentiva una lei, lui amava vestirsi da donna. I suoi genitori erano senza parole, si guardavano cercando appoggio l’uno negli occhi dell’altra fino a quando sua madre interruppe il silenzio dicendo: “Ho bisogno di un bicchiere d’acqua”. Mentre beveva, si faceva aria sul viso e guardava dappertutto tranne che suo figlio. Solo dopo Alex avrebbe provato rabbia per la loro reazione; in quel momento si sentiva terribilmente in colpa per aver fatto sentire così male i suoi genitori. Nessuno ebbe mai il coraggio di pronunciare la parola transgender nella sua famiglia. Era una parolaccia. Nemmeno Alex all’inizio si definiva così. Dopo il quasi svenimento dei genitori aveva deciso che avrebbe smesso (ancora non sapeva che era impossibile “smettere”), e si era dedicato a fare ricerche online sui transgender. Qui aveva scoperto un mondo: il suo. Leggendo Alex si era reso conto che dopo aver fatto coming out, una domanda intelligente da parte dei suoi genitori sarebbe potuta essere: vuoi che ci rivolgiamo a te con il femminile o il maschile? Probabilmente non avrebbe saputo cosa rispondere: era una situazione troppo irreale quella di avere la possibilità di scegliere. Eppure, Alex era, come tutte le persone, una persona libera. Perché allora si sentiva costretto, intrappolato, obbligato ad adeguarsi a una presunta normalità di fronte alla società? Internet gli aveva offerto la possibilità di entrare a contatto virtualmente con una realtà che nella vita doveva tenere nascosta. Ma fu sua sorella Ila a dare una svolta decisiva alla sua esistenza e a convincerlo che poteva uscire di casa vestito di rosa e paillettes argento, quel mercoledì mattina. Strano, i due non avevano mai avuto un legame molto stretto, soprattutto da quando lei si era trasferita in un’altra città per studiare. Mentre cazzeggiava su Instagram, Ila aveva aperto un account che appariva tra i suggeriti: x world. Scorrendo velocemente le immagini, d’un tratto si era accorta che riconosceva quello specchio, quelle pareti e quei vestiti. Il volto di Alex non appariva mai, erano solo foto di outfit; ma quella era casa sua. Ila aveva capito e aveva voluto parlare con il fratello. Da quella discussione era nato un rapporto particolare che custodiva un segreto prezioso. Con l’appoggio di Ila, Alex aveva deciso di mettere la faccia sul suo account segreto. Lo seguivano quasi 5.000 persone e oltre ai suoi outfit preferiti, condivideva di tutto: pensieri, video divertenti, belle foto… Perché non condividere anche sé stesso? Molti lo facevano e anche lui avrebbe avuto bisogno di rivelarsi e parlare. Così aveva fatto. Aveva montato accuratamente dei video in cui per la prima volta raccontava la sua vita, anzi, la sua duplice vita. Alessio Verni e Alex. Voleva essere Ale-x. I video non ci avevano messo molto a girare, erano stati ripostati e il numero di visualizzazioni era aumentato in poco tempo. Quello che però Alex non si sarebbe mai aspettato, era l’incoraggiamento e il sostegno. Aveva ricevuto centinaia di messaggi ed e-mail in cui gli dicevano di vivere da Alex e di non costringersi a essere un’altra persona. Alex per la prima volta si sentiva vivo. Le persone lo vedevano per quello che era e non lo insultavano. Lo appoggiavano. Così Alex era arrivato a quel mercoledì. Carico di adrenalina e di ansia, aveva una gran paura del parere dei suoi genitori. Ma aveva delle persone dalla sua parte, Ila per prima. Arrivò a un passo dalla porta e appoggiò la mano sulla maniglia. Sentiva lo stomaco contorcersi, sotto l’attacco di tante emozioni contrastanti; il tremolio alle ginocchia rendeva i suoi movimenti goffi e maldestri. In quel momento si rese conto della macchia di sudore che gli si era formata sotto le ascelle. Oggi va così, pensò mentre tentava di ricomporsi, la prossima volta andrà meglio. Deglutì e girò la maniglia. Finalmente era fuori; il bruco da crisalide stava per diventare farfalla.

Racconto di Roberta Rosca.                                                                                                            Classe V E, Liceo Maffeo Vegio, Lodi

 

 

 

 

A cura di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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