Ada Prospero Gobetti: una vita, tante vite

Ada Prospero è stata una di quelle figure femminili del XX secolo che hanno fatto davvero la “Storia”, quella con la s maiuscola, eppure per lei -più che per altre- va affrontata anche la “storia”, quella umana e personale, unica e irripetibile. Di solito la si conosce con il cognome da sposata: infatti il marito Piero Gobetti fu uno degli intellettuali più lucidi della sua generazione, destinato a morire a soli venticinque anni, lasciando Ada vedova con un figlio piccolissimo. La loro storia d’amore e di intesa ideale è ben delineata nello scambio di lettere, avvenuto fra il 1918 e il 1926, consultabile nella raccolta Nella tua breve esistenza (Einaudi, 1997). Lui editore, studioso, polemista, accusatore intransigente di Mussolini, lei pianista mancata, custode della memoria del marito, protagonista nella Resistenza, pioniera alla scoperta della letteratura americana, e molto altro ancora. Un’unione la loro a due velocità, secondo la studiosa Ersilia Perona, perché Ada era allegra, espansiva, vivace, mentre Piero aveva avuto un’educazione piuttosto tradizionale e piccolo borghese: era riservato e non amava, ad esempio, che la compagna cantasse o suonasse il pianoforte, anche se era bravissima. Le impose in un certo senso gli studi filosofici, e lei ne soffriva, ma poi ne trasse una formazione più ampia e profonda, così che le parti si invertirono: lui allievo, lei maestra. Si erano conosciuti a Torino a scuola e poi per le scale del condominio di via XX Settembre; lui le chiede di collaborare alla sua rivista, lei accetta. Inizia così un sodalizio che si sviluppa per pochi anni, ma estremamente densi di avvenimenti.
Ada era nata il 23 luglio 1902 a Torino e vi morì il 14 marzo 1968. Studiò al liceo classico “Gioberti” venendo in contatto con quella futura classe dirigente e di intellettuali che darà vita a riviste importanti e alla casa editrice Einaudi e che sarà la fucina dell’antifascismo. Sposa Piero giovanissima, nel ’23; due anni dopo si laurea e nasce il figlio Paolo. Gobetti deve espatriare a Parigi, dopo che la sua rivista “La rivoluzione liberale” è stata fatta chiudere dal regime. La morte arriva ai primi del ’26, per i postumi delle percosse ricevute per strada nella sua città. Ada si ritrova sola e con un bambino da mantenere; svolge quindi per parecchi anni la professione di insegnante di inglese e si occupa di traduzioni; nel 1937 si risposa e nel 1942 è fra le fondatrici del Partito d’Azione: la sua abitazione diventa un punto di riferimento per l’antifascismo torinese. Ma ormai l’Italia è in guerra e, dopo l’8 settembre, raggiunge il figlio nelle brigate partigiane fra Val di Susa e Val Germanasca dove fa la staffetta e via via assume incarichi sempre più importanti, arrivando al grado di “maggiore”. Fra le sue immagini più note proprio quella con il berretto sui capelli mossi, un vago sorriso sul bel volto, il fucile in mano, insieme ai commilitoni. Nel 1943 è fra le fondatrici dei Gruppi di difesa della donna insieme ad altre politiche di vari schieramenti. Alla conclusione della guerra ottiene la medaglia d’argento al valor militare.
Nell’Italia repubblicana avrà ruoli di primo piano: presidente dell’Udi torinese, membro dell’Anpi, sarà la prima vicesindaca di Torino e farà parte della prima delegazione femminile in visita nella Cina maoista. Intanto è attiva come giornalista su varie testate fra cui “l’Unità” e “Paese Sera”, mentre si avvicina progressivamente al Pci, a cui si iscrive nel 1956. Nello stesso anno pubblica il primo libro: Diario partigiano, a cui farà seguito Non lasciamoli soli, dedicato (come molti altri successivi) all’educazione dei/lle giovani. Nel frattempo infatti si dedica sempre più agli studi pedagogici, fa conoscere in Italia le teorie di Benjamin Spock e fonda la rivista “Il Giornale dei genitori” che ha fra i collaboratori Gianni Rodari.
Con il contributo del figlio, della nuora e di Norberto Bobbio crea presso la propria abitazione in via Fabro il Centro Studi Piero Gobetti che raccoglie documenti, libri, testimonianze e dove si svolgono convegni.
Di lei si sono occupate numerose pubblicazioni, fra cui A Life of Resistance, una biografia americana, Pam, croak, ugh! Ada Gobetti giornalista (di Emmanuela Banfo), Non siete soli (raccolta dei suoi scritti per “Il Giornale dei genitori”), un saggio di Elisiana Fratocchi nel volume Il pane e le rose. Scritture femminili della Resistenza; lo scorso maggio a Torino le è stata dedicata una giornata di studi in cui è stato presentato il docu-film Piacere, Ada Gobetti. Come ebbe a dire Bobbio che la stimava e apprezzava: «Fu per me una delle non poche ragioni di ammirazione per Ada il fatto che non si fosse lasciata schiacciare dal suo passato» e, aggiungiamo, che si sia dedicata con passione e competenza a campi diversificati. Non ultimo la narrativa per l’infanzia. Sì, anche di questo si è occupata e ha scritto un libro delizioso, ripubblicato nel 2019. Si tratta di Storia del gallo Sebastiano (edizioni di Storia e Letteratura) la cui prima uscita risale al 1940 (con lo pseudonimo Margutte), apprezzato allora da Benedetto Croce con cui Ada mantenne sempre un bel rapporto di reciproca stima. Naturalmente si tratta di una storia con una morale, come accade nelle favole: Sebastiano è un gallo nato dal tredicesimo uovo di una covata, un uovo in più, fra l’altro irregolare e strano. Anche lui è un po’ strano: pasticcione, scoordinato, goffo, ma dal temperamento indipendente e libero nelle azioni. Quello che fanno gli altri, lui non lo fa o lo fa al contrario. Si ritrova solo: non lo vogliono i Conigli, i Vitelli e i Caproni lo maltrattano, i Porcelli lo inseguono; tuttavia non vuol perdere la sua identità. Girando per il mondo si imbatte nel conformismo, nella cieca obbedienza, nella paura (la storia è scritta nel ’39…), finché il saggio Calisto gli spiega che nella vita si può essere o bolle di sapone, belle, leggere ma vuote, oppure palline d’argento: piccole ma solide, forti. La realtà ci porta a convivere con le une e le altre: bisogna allora mescolarsi e fare «sempre esattamente il contrario di quel che gli altri si aspettano» da noi, con coerenza e libertà. Questa è la morale rivolta a piccoli lettori e lettrici, ma certo sempre attuale, anche per i loro genitori, ieri -quando i tempi erano davvero difficili e la Seconda guerra mondiale incombeva- come oggi- quando la globalizzazione e l’uso dissennato di certi media rischiano di cancellare il libero pensiero e la ragione.
Diverse scuole di vario ordine e grado risultano a lei intitolate a Torino, Sesto Fiorentino, Ferrara, Collegno, None (TO); anche alcune vie la ricordano a Torino, Caselle Torinese, Prato.

3.GOBETTI (Roma)

 

 

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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