Filemone e Bauci ai tempi del coronavirus

Gli dei a volte s’incazzano. Certo, sarebbe più elegante dire che s’indignano furiosamente, ma il termine usato dal volgo, e ormai comunemente accettato, rende meglio l’idea di quella furia divina che ci raccontano sia l’Antico Testamento, sia l’antica letteratura greca e latina.
L’Antico Testamento ci narra di quando Dio, arrabbiatissimo con gli umani, decise di sterminarli salvando solo il retto Noè e la sua famiglia. Poi fece scendere sulla terra il diluvio universale.
Il grande Ovidio, invece, nelle Metamorfosi ci racconta di quando Zeus, arrabbiatissimo con gli umani dopo averne verificato l’egoismo e la perdita del sacro valore dell’accoglienza, fece sommergere dalle acque tutta la regione delle persone indegne salvandone solo due: Filemone e Bauci, la coppia di vecchi sposi che, unici in tutta la Frigia, aveva ospitato lui ed Ermes travestiti da poveri viandanti.
Filemone e Bauci erano molto poveri, ma la miseria e le difficoltà della vita non avevano scalfito il loro amore e ancora si tenevano teneramente per mano come quando, giovani e belli, si erano conosciuti e innamorati.
I due vecchi sposi si tenevano per mano anche quando Zeus li portò in cima al colle per premiarli, forse proprio come i due vecchietti che alcuni giorni fa, credendo di poter fare una passeggiata insieme sotto casa perché il decreto non lo vietava, camminavano lentamente in una stradina deserta, quando sono stati fermati, brutalmente rimproverati e umiliati da due ometti che, dentro il potere attribuito loro dalla divisa, forse si sentivano uomini veri, o forse addirittura super-uomini autorizzati a mortificare quelle due anziane persone che potevano essere i loro vecchi nonni, chissà!
Un video di pochi secondi, girato con il cellulare da una ragazza che, a dovuta distanza, era là col suo cane, ha testimoniato la brutalità contro due persone che all’età di oltre 80 anni si tenevano ancora per mano e cercavano di spiegare alle due divise, rese sorde dal loro ruolo castigatore, che nella loro piccola casa stavano vicini per necessità oltre che per amore, dividendo il letto, il bagno, la cucina e il divano di fronte alla Tv da cui il Presidente del Consiglio aveva detto che potevano uscire per una passeggiata. Che senso aveva uscire separati se in casa vivevano normalmente l’uno a fianco dell’altra? Ma le due divise, tronfie per il compito loro affidato di salvare la patria dai pericolosi untori, li avevano zittiti in malo modo e costretti a tenersi a “distanza regolamentare” gridando loro che li avrebbero puniti “come meritavano” se li avessero incontrati ancora mano nella mano.
Poi il video è stato interrotto perché le due divise si sono dirette verso la proprietaria del cane per portare avanti il loro lavoro di salvatrici dell’umanità.
Nel mito raccontato da Ovidio, Zeus aveva scommesso con Ares che gli esseri umani non potevano aver perso la virtù dell’ospitalità, che è una manifestazione della gentilezza d’animo, e per questo era sceso sulla terra per verificare se davvero avevano violato la sacralità dell’accoglienza.
Aveva ragione Ermes, era proprio così, e solo Filemone e Bauci avevano conservato intatto quel valore. Forse perché dopo tanti anni ancora conoscevano l’amore e la tenerezza? Forse per una magica alchimia che li aveva preservati dall’abbrutimento? Ovidio non ce lo dice, ma ci racconta che il re dell’Olimpo volle ricompensare la vecchia coppia trasformando la loro casupola in un meraviglioso tempio e chiedendo loro cosa desiderassero perché avrebbe esaudito ogni loro richiesta.
Filemone e Bauci allora si guardarono. Ma non come si sono guardati i due vecchietti brutalizzati dalle divise. Lo sguardo della coppia mitologica era pieno di speranza, lo sguardo della coppia umiliata dalle divise era invece pieno di tristezza. Filemone e Bauci chiesero a Zeus di poter restare sempre insieme e di morire anche insieme, mano nella mano, come erano vissuti fino ad allora.
Ma Zeus fece di più.
Zeus era il re degli dei, non aveva bisogno di mostrare il suo potere agitando un divieto insensato. Il giorno in cui la morte arrivò – perché i mortali non si chiamano mortali per caso, anche se a volte ce lo dimentichiamo e arriva un coronavirus a ricordarcelo – Filemone abbracciò Bauci e le loro gambe si intrecciarono, e sentirono che i loro piedi affondavano nella terra; i loro corpi si fecero legno e le loro braccia chiome: la metamorfosi si stava compiendo.
Zeus trasformò i loro corpi di umani mortali in una quercia e un tiglio dai tronchi uniti e le radici intrecciate e lì, racconta il mito, di fronte al maestoso tempio, ancora per secoli si potevano vedere quei due grandi alberi uniti tra loro. Una quercia, simbolo della forza e albero sacro a Zeus, e un tiglio, simbolo della femminilità e albero sacro ad Afrodite.  Era la metamorfosi di Filemone e Bauci uniti per sempre.
Ai tempi del coronavirus non c’è spazio per Filemone e Bauci. Sono bastate due rozze divise a portare tristezza negli occhi di due vecchi che affidavano all’intreccio delle loro mani la serenità di una passeggiata ancora insieme, senza sapere chi di loro due accompagnerà l’altro verso quella conclusione che spetta a tutti i mortali. 

Zeus non lo avrebbe permesso, forse avrebbe chiamato il dio Eolo che così, senza neanche sporcarsi le mani, col suo potente soffio avrebbe portato lontano le due divise facendole magari atterrare dove la loro smania di piccolo potere, nascosta dietro la rigida interpretazione della legge, avrebbe trovato utile applicazione.   

Ma i tempi degli dei sono finiti, ora siamo ai tempi del coronavirus.

 

 

Articolo di Patrizia Cecconi

io-inverno-2018-e1560873676453.jpgNata a Roma. Laureata prima in sociologia, poi in erboristeria. Si accorge che i meccanismi di inclusione ed esclusione applicati al mondo umano, il mondo umano li applica anche alla natura, così scrive qualche libro in cui tratta sia di piante che di diritti umani. Dopo 25 anni di appassionato lavoro all’interno delle scuole, lascia l’insegnamento si dedica alla scrittura e alla causa che ormai sente sua: la Palestina.

Un commento

  1. Chiedo scusa ad eventuali lettrici e lettori per un refuso, forse dovuto a quell’infame T9 che decide autonomamente di cambiarmi i termini facendo diventare, per esempio, “hotel” un semplice “ho” verbo. Forse invece è stato un mio lapsus di cui mi sono accorta solo ora. Insomma, a metà racconto Ermes per un attimo è diventato Ares! No, no scusatemi, parlavo di Mercurio (Ermes) e non di Marte (Ares)!

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