Cyberbullismo, combatterlo a scuola

Dopo la Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo, celebrata il 7 febbraio, è seguito “il Mese della Sicurezza in Rete” necessario per far riflettere studenti e studentesse, ma anche tutta la comunità educante, sull’uso consapevole degli strumenti tecnologici e sul ruolo attivo e costruttivo che possono avere nell’apprendimento e nella didattica. In una delle mie classi di Secondaria di Primo grado abbiamo aperto un confronto sull’uso non violento della lingua: perché una “Giornata contro il bullismo” e non una “Giornata per vincere il bullismo?” “Vincere” dà l’idea della lotta per cambiare un comportamento, mentre “contro” ha tutta la forza dell’annientamento di un nemico, o no? Si può ottenere un risultato positivo contrastando con l’aggressività la prepotenza? Di seguito ci siamo posti/e la domanda sul perché sia proprio un nodo blu il simbolo della lotta e delle azioni di prevenzione del bullismo e del cyberbullismo: “È il legame di amicizia che dobbiamo avere tra di noi… È il nodo alla gola che sente la vittima di bullismo…  È il nodo per ricordare che il nostro impegno non deve essere vivo soltanto durante una Giornata e che abbiamo promesso di continuare a rifletterci migliorando il nostro comportamento.” Sono state alcune delle brillanti ipotesi. Dopo questa Giornata, attraverso l’iniziativa del Ministero dell’Istruzione e il Safer Internet Centre Italiano che si è svolta dall’undici febbraio all’undici marzo si è approfondito il quadro europeo per le competenze digitali dei cittadini e delle cittadine, con particolare attenzione alla quarta area dedicata alla sicurezza, così articolata:

4.1 Proteggere i dispositivi;

4.2 Proteggere i dati personali e la privacy;

  • Proteggere la salute e il benessere.

Nelle scuole si sono svolti Incontri con l’Arma dei Carabinieri o la Polizia postale, visione di film educativi come “Cyberbulli, pettegolezzi online”, forum e conversazioni guidate, test e quiz online, tutte attività che le scuole hanno potuto svolgere anche con il valido aiuto della piattaforma Generazioni Connesse, che offre corsi di formazione anche ai genitori, o con Parole Ostili, che presenta schede di lavoro per riflettere sull’uso delle parole; importante, poi, l’esperienza del MABASTA, Movimento AntiBullismo animato da Studenti Autonomi, nato a Lecce nel 2016. Nella scuola, nella quale insegno, durante questo mese dedicato al cyberbullismo, con quadrati di tessuto di vario tipo e di recupero portati da ogni classe è stata cucita una bandiera blu, che è il colore prevalente della rete. Il blu è anche il colore della bandiera conferita alle spiagge e ai mari di qualità. Qual è la metafora più usata sulla Rete se non il “navigare”? C’è da dire che l’emergenza Covid-19 ha di fatto bloccato molte attività e lo stesso svolgimento delle lezioni, pertanto proprio quella Rete, nella quale si può rimanere imbrigliati/e se non usata con le dovute attenzioni, sta diventando sempre più necessaria per continuare il normale svolgimento delle lezioni scolastiche attraverso le piattaforme di e-learning, le classi virtuali, le videolezioni e le chat di classe, queste sì permesse dalla Legge al contrario dei gruppi whatsapp, vietati ai minori di 14 anni in Italia (ai minori di 16 anni in Europa), luogo sempre più spesso di violenza verbale, ricatti, diffamazione e denigrazione, dunque vietati dal maggio 2017 con la Legge n.71. “Insieme per un’Internet migliore!” è stato lo slogan di questo mese che ci ha fatto scoprire che Internet è femmina e, dunque, si tratta di meravigliose acque blu: sta a noi imparare a nuotare senza annegare, o far annegare, e conoscendo per innovare!

 

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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