Verità o Fake, il buonsenso ai tempi del Coronavirus

Lo sappiamo: la verità si raggiunge sempre dopo una lunga e affannosa ricerca, spesso fatta di confronto dei dati, analisi degli stessi, riformulazione di una teoria, e finalmente diffusione di una notizia certa. O meglio, così dovrebbe essere. In tempi di grande emergenza e spesso di ansia legata ad una questione fino a poco tempo fa sconosciuta come il Coronavirus, le cose non vanno proprio così. Questi sono i giorni dell’attesa, della ricerca costante di verità, che rimbalza nelle nostre case attraverso la tv, articoli di giornale sul web, informazioni che arrivano attraverso Whatsapp, che fanno un giro lunghissimo per giungere ai nostri occhi di lettori spesso impreparati. E la domanda che tutti noi ci facciamo è… sarà vero?

Cos’è l’Infodemia. Con questa parola si indica il caos di informazioni in cui i fatti acclarati e verificati si mescolano alle voci prive di fondamento o ai dati provvisori, generando un marasma all’interno del quale è più difficile orientarsi, proprio perché non è chiaro a quale delle tante informazioni credere. La pandemia di COVID-19 è stata accompagnata dalla diffusione di bufale e fake news. I media tradizionali come stampa, radio e TV, ma soprattutto quelli più recenti, ovvero siti web e social sono ormai il regno della disinformazione o peggio, della diffusione di notizie per nulla veritiere. Ma si sa, è più semplice leggere soltanto il titolo di un articolo o ascoltare distrattamente una frase detta al telegiornale piuttosto che rimboccarsi le maniche e fare una ricerca approfondita per sapere qual è la verità.

Alcune bufale legate al COVID -19

IL CORONAVIRUS È STATO CREATO IN LABORATORIO. Altri accusano invece il National Biosafety Laboratory di Wuhan – la città in cui l’attuale pandemia si è manifestata per prima – di aver incautamente diffuso il virus. Non esiste alcuna prova di questa affermazione e, stando alle ricerche scientifiche in corso, si ritiene invece probabile che il virus abbia avuto origine dal commercio di animali selvatici.

L’AGLIO CONTRO IL CORONAVIRUS. Secondo alcune notizie circolate sul web e diffuse anche attraverso Whatsapp, mangiare aglio aiuta a prevenire l’infezione da Coronavirus grazie alle sue proprietà antimicrobiche. Il Ministero della Salute ha precisato che non esiste alcuna evidenza scientifica di ciò.

LA DISTANZA DI SICUREZZA È STATA AUMENTATA A 4,5M. Le raccomandazioni per evitare i contagi, nelle circostanze in cui la necessità imponga di uscire, prescrivono di mantenersi a una distanza di almeno un metro dalle altre persone e di evitare assembramenti, per non essere raggiunti dalle goccioline emesse parlando, tossendo o starnutendo, che sono veicolo del virus. Di recente si è però diffusa la notizia di una ricerca che avrebbe dimostrato la possibilità del contagio anche a più di 4 metri di distanza. La fonte era, però, uno studio condotto su un solo caso e pubblicato su una rivista priva di autorevolezza, peraltro in seguito anche ritirato, quindi decisamente inaffidabile.

BERE ACQUA “PULISCE” DAL VIRUS. Circola la notizia secondo la quale bere tanta acqua contribuirebbe e lavare le vie aree spingendo il virus nello stomaco dove sarebbe distrutto dagli acidi. Il Ministero della Salute ha smentito qualsiasi evidenza scientifica. Lo stesso vale con la versione “bere bevande calde uccide il virus”; il virus si può replicare e resistere anche alla temperatura di 37° che è quella corporea.

I BAMBINI NON RISCHIANO DI ESSERE CONTAGIATI DAL NUOVO CORONAVIRUS. I bambini non sono immuni all’infezione da nuovo Coronavirus. Anche loro possono essere infettati e sviluppare la malattia Covid-19, anche se ci sono stati relativamente pochi casi segnalati tra i bambini.

GLI ANIMALI DOMESTICI POSSONO TRASMETTERE IL VIRUS. Non esiste alcuna evidenza scientifica che gli animali domestici, quali cani e gatti, possano contrarre il nuovo Coronavirus e trasmetterlo all’uomo. Come regola generale di igiene si consiglia però di lavarsi bene le mani con il sapone dopo il contatto con gli animali, comune prassi per proteggersi da altri microrganismi che possono invece essere trasmessi dagli animali domestici all’uomo.

LA SUOLA DELLE SCARPE PORTA IL VIRUS IN CASA E TRASMETTE L’INFEZIONE. Attualmente non è noto il tempo di sopravvivenza del virus in luoghi aperti. In via teorica se si cammina con le scarpe su una superficie in cui una persona infetta ha espulso secrezioni respiratorie come catarro, ecc. è possibile che il virus sia presente sulla suola delle scarpe e possa essere portato in casa. Però normalmente il pavimento non è una delle superfici che tocchiamo, quindi il rischio è trascurabile.

Posto che non è semplicissimo orientarsi quando si viene bombardati ogni giorno da una marea di notizie sullo stesso argomento, spesso contraddittorie, possiamo seguire alcune regole:

  • Il fact checking o verifica dei fatti, attraverso i canali di informazione ufficiali come il sito dell’OMS (https://www.who.int/home) , del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale (http://www.protezionecivile.gov.it/) o quello del Ministero della salute (http://www.salute.gov.it/portale/home.html) . La verifica dei fatti ha il preciso scopo di portare allo scoperto errori, imprecisioni e menzogne ed è qualcosa che con un po’ di impegno si può fare, soprattutto nell’era di internet in cui viviamo.
  • Evitare il click baiting, primo campanello d’allarme quando incontriamo una notizia sul web. Acchiappaclick, è un termine che indica un contenuto web dal titolo poco chiaro, immagini fuorvianti, fonte non ben definita, la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile di utenti facendo sì che clicchino sul link, generando così rendite pubblicitarie online.
  • Costruirsi una propria mappa di fonti autorevoli e serie, semplicemente registrando e/o ricordando quale di queste è risultata per più volte inaffidabile, escludendola. Se ci arriva un audio su Whatsapp, domandiamoci da dove arriva? Perché chi ce lo ha inoltrato lo possiede? E aspettiamo di avere in merito notizie più certe senza cedere all’angoscia e all’allarmismo.

L’oratore greco Demostene diceva: «l’uomo è lo zimbello più facile di sé stesso, perché quello che vuole che sia vero generalmente lo ritiene vero». Il giornalista italiano Ferruccio De Bortoli sottolinea che il professionista dell’informazione, deve avere sempre e comunque una religione del dubbio. E allora cerchiamo di essere sempre religiosamente dubbiosi, per non diventare zimbello di noi stessi e per arrivare alla verità.

 

Articolo di Elisa Mariella

Foto Vitamine per leggere

Giornalista professionista dal luglio 2016, appassionata e cultrice della lettura e della letteratura in ogni sua sfumatura. Moderatrice presso l’Aurelia Books.

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